giovedì 1 ottobre 2026

Amicizia

 

                        L'amico diviene nemico ( o avversario ) quando trascura la libertà e la relazione di fiducia

L'amicizia lega la libertà propria e quella dell'altro alla relazione di fiducia. L'amico non guarda l'altro come avversario, ossia non utilizza la libertà per un proprio vantaggio ma per la crescita della fiducia reciproca. Perchè l'amico rimanga amico, e non divenga avversario, occorre lasciargli la libertà  e non ritirare la fiducia.                                                                            .

L'amicizia ha questo di grande : la felicità non viene trattenuta per sè, ma viene donata. Solo nel donarsi la felicità rimane, anzi si moltiplica ossia diviene reciproca.

                        L'amicizia coltiva anzitutto il pensiero, perchè l'azione non sia ambigua

L'amico non è colui che cerca di imporsi; è piuttosto colui che dona e lascia libero l'altro di esprimere se stesso. E' nella libertà che si esprime meglio il dono della vita. E' proprio questo che Gesù dice ai discepoli : " Non vi chiamo più servi ma amici. "    E' la fine del rapporto servo - padrone. Dio come amico, non come padrone. Ogni uomo come amico, non come padrone. E' finito il tempo della  schiavitù. Gesù fa entrare la storia nel tempo dell'amicizia.

                      L'amicizia moltiplica gli effetti dell'azione, perchè si è in due ad agire, non si è più soli

L'amicizia con Gesù ha reso efficace l'azione di Paolo e la contemplazione di Giovanni. Due storie di vita diverse; due caratteri diversi. Due modi diversi di vivere il Vangelo.  Ciò che li rende amici è l'incontro con Gesù.  La pratica del suo messaggio li avvicina, ma non li rende uniformi, lascia ad ognuno il proprio.  L'umano viene trasformato e valorizzato in ciò che ha di meglio. La comunità viene vissuta non come sistema di leggi, ma come amcizia, come vita che s'ispira alla relazione trinitaria.

L'amicizia  di Paolo e Giovanni  con Gesù ha due punti forza : la fiducia nella "LIETA NOTIZIA" (che è fiducia nella persona di Gesù) e la libertà dell'amore (che è un di più rispetto alla Legge). Rimane la domanda  : per conquistare il mondo è necessario soltanto fargli la guerra oppure si potrà cambiarlo donando la propria vita? La risposta  è in  Gesù, Via - Verità - Vita.

                                    don Carmelo Guarini

mercoledì 30 settembre 2026

Il gioco

 

                    Il gioco tra filosofia e teologia

L'interesse mette in moto il gioco, ma il momento decisivo del gioco è proprio il dono. Così Klaus Hemmerle, nel suo scritto Preludio alla teologia.

Possono la filosofia e la teologia, invece di rimanere per molti una cosa pesante e inaccessibile, divenire un gioco che suscita interesse ?

                  Esistenza e linguaggio, che riproducono il sistema, non divengono condizione di cambiamento

                                        Il dono disprezzato

                                         L'interesse depresso

                                         Il gioco sporco

 

                                        L'esistenza brucia il cambiamento

                                        Il linguaggio astratto e spaesato

                                        Il buon senso non basta - la tristezza domina

                 La poesia è un gioco : a volte è trasparente, altre volte nasconde, ma dice sempre l'esistenza e l'oltre

Una strofa di Victor Hugo, poeta :

                                        Siate come l'uccello posato per un attimo

                                        su rami troppo fragili,

                                        che sente la fronda piegarsi e canta tuttavia

                                         sapendo di avere le ali.

La vita, o meglio l'esistenza come un gioco, che neppure il dolore o il male possono piegare; l'interesse per la riuscita sa di avere le ali del dono, quello ricevuto e quello da restituire.

                  Una riflessione storica : come il tema del gioco si è sviluppato da Pascal a Teresa di Lisieux

Pascal ha fatto passare il gioco dal divertissement al ressentissement (dal divertimento alla convinzione profonda), superando il ressentement (il risentimento) per la perdita. Ma la convinzione profonda in Pascal è ancora un lavoro che si avvale dello sforzo della conquista. In Teresa il gioco le fa vivere il  dono come uno sforzo senza sforzo. Vivere il Vangelo è divenuto per lei un fatto naturale. Teresa quasi non sente più il dolore e la sofferenza, neppure la perdita della fede la inquieta : le ali del dono senza misura hanno fatto dell'esistenza un gioco, e nessuna perdita  le  toglierà la gioia. 

                                          don Carmelo Guarini


lunedì 28 settembre 2026

Poesia e teologia

 

              La poesia esprime meglio della prosa l'incontro della teologia cristiana 

con la  modernità

Questo è il giudizio che Von Balthasar dava della teologia di san Giovanni della Croce.

Con questa strofa tra l'anima e lo Sposo, san Giovanni della Croce  ammicca al Cantico dei Cantici, il testo più teologico della Bibbia ebraica, come la Prima Lettera di Giovanni è il testo più teologico della Bibbia cristiana.

                                     Buscando mis amores

                                     iré por esos montes y riberas,

                                     ni cogeré las flores,

                                     ni temeré las fieras,

                                     y pasaré los fuertes y fronteras.

La ricerca della relazione d'amore è più potente della sola razionalità. La relazione tra Colui che attrae e colui che è attratto dice qualcosa in più dell'aver fiducia. La relazione d'amore implica l'aver fiducia, ma si spinge ancora più in là sino a farsi dono.

                  La ricerca, in san Giovanni della Croce, diviene fiamma d'amor viva e i sensi lampade di fuoco

Queste due strofe comunicano un'esperienza di relazione, cantano la profondità dell'incontro

                                     Oh llama de amor viva,

                                      que tiernamente hieres

                                      de mi alma en el màs profundo centro !

                                      Pues ya no eres esquiva,

                                      acaba ya, si quieres;

                                      rompe la tela de este dulce encuentro.

Il mancato incontro può dipendere dal fatto che i sensi non siano diventati spirituali, preferendo la tenebra alla luce, e il calore del sole al calore dell'Amato ( Querido ).

                                      Oh lamparas de fuego,

                                      en cuyos resplandores

                                      las profundas cavernas del sentido,

                                       que estaba oscuro y ciego,

                                     con estranos primores

                                      calor y luz dan junto a su Querido.

La ragione umana  manca il bersaglio se non è illuminata da Colui che dona l'amore. Eros non basta ;  il desiderio  trova nell'Agàpe la reciprocità del dono. C'è un creatore del dono, e c'è una creatura che risponde al dono d'amore. La poesia dice gratitudine e lode : il canto è una preghiera al quadrato!

                                don Carmelo Guarini


                                     

giovedì 24 settembre 2026

Una pratica

 

               Il nemico contemporaneo del cattolicesimo è una pratica, non un'ideologia

Il pensiero può fornire un fondamento alla coscienza storica contemporanea : la cultura dominante è caratterizzata dalla prassi, non dalla teoria.  Parole e argomentazione, pro e contro, servono poco in una cultura dominante caratterizzata dal pragmatismo, o meglio servono soltanto nella difesa della propria prassi.

              L'ateismo libertino è una pratica, non un'ideologia

Un pensatore latino-americano, Methol Ferré, lo ha espresso con chiarezza : " L'ateismo libertino non è un'ideologia, è una pratica. Ad una pratica occorre opporre un'altra pratica. ".  Vuol dire che non si cerca un fondamento teoretico o intellettuale al proprio agire, ma si da per scontato che la felicità coincida col "mi piace". In questo modo si esclude il sacrificio, che è il "non mi piace", ossia ciò che è necessario per ogni conquista. Non c'è unificazione interiore senza sacrificio. Non c'è amicizia e relazione autentica senza sacrificio.

              Il sacrificio valorizza il dono, ossia il calcolo incommensurabile

Julia Kisteva, in una conferenza sulla sofferenza, nella cattedrale di Notre-Dame il 19 marzo 2006, ha evidenziato che "la sofferenza di Gesù genera la compassione". Imparare a soffrire e a condividere la sofferenza è l'antidoto alla nuove malattie dell'anima. Tossicomania, ludopatia, vandalismo e violenza, isolamento e abbandono : queste e altre malattie dell'anima possono essere condotte a guarigione da una duplice pratica. Anzitutto da una pratica interiore : unificare la propria vita intorno ad un asse generatore, superando i condizionamenti delle mode e dei comportamenti dominanti. In secondo luogo, la relazione autentica di amicizia va cercata e realizzata nell'incontro dal vivo; l'incontro virtuale sui social è troppo stereotipato per essere vero. Nella pratica dell'incontro si fa una scoperta : si dona all'altro ciò di cui l'altro ha veramente bisogno, non ciò che mi suggerisce l'immaginazione.

              La pratica risolve la situazione conflittuale

Una stranezza nella prassi contemporanea è quella della contrapposizione argomentativa, quella nella quale ognuno difende la propria posizione all'infinito, non volendo giungere alla condivisione. L'ateismo libertino come potrebbe guadagnare la fede in Dio, e più ancora la fede in Gesù, Dio-Uomo?  Con una pratica che unifichi il corpo, la psiche, lo spirito. Se si è presi solo dal benessere del corpo, è perchè la psiche è condizionata dalla propaganda consumistica (sui media e sui social la propaganda occupa tutto lo spazio).  Lo spirito mostra il suo carattere trasformativo quando pratica la meditazione, l'incontro, quando vince l'io egocentrico.

                               don Carmelo Guarini

lunedì 21 settembre 2026

Integrazione

 

                    Dalla globalizzazione all'integrazione europea

Le nazioni europee non hanno capito che l'azione più urgente da compiere  era l'integrazione dell'Europa. Dopo la seconda guerra mondiale  gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica se l'erano spartita. A partire dagli  anni Novanta, la priorità doveva essere di liberarsi dal dominio statunitense  e della federazione russa. Un'Europa autonoma e indipendente bisognava costruire!  

                   Il delirio imperialista e l'egoismo nazionale hanno compromesso l'impresa

Il colonialismo imperialista delle nazioni europee ( Regno Unito - Francia - Germania - Italia - Olanda - Belgio - ecc. ) alla fine del Novecento era praticamente finito; era rimasto però l'egoismo nazionale che impediva l'integrazione economica e una  difesa militare  comune. Come ha fatto notare Varoufakis, la Banca Centrale Europea non basta, è necessario un Tesoro Europeo ( un fisco comune ). Ciò che l'egoismo nazionale non ha voluto. Anche la NATO non serve più, gli Stati Uniti non la vogliono. Bisogna realizzare una difesa europea, non un riarmo dei paesi-nazione.

                   Il retroterra culturale : il cattolicesimo, non il protestantesimo, può aiutare l'Europa a integrarsi

Il protestantesimo continua a dividere.  Non a caso Max Weber  vedeva  legato il destino del capitalismo al protestantesimo. Il cattolicesimo può unire, mettendo insieme l'impresa privata con il bisogno di socialismo, ossia di ridistribusione della ricchezza.  Tassare i ricchi è un tabù o può essere un ideale da perseguire ? Se i  ricchi ridistribuiscono la ricchezza ( e la loro scelta è essenziale e necessaria; se fosse un'imposizione non condivisa, diverrebbe motivo di conflitto ), potrebbero ritrovarsi una società più coesa, con meno contrapposizioni. Più si è uniti, più cresce la ricchezza comune.

                  La Chiesa, con la Caritas, fa opera di assistenzialismo, ma questo non è ancora un progetto politico

Come far entrare nuovamente la giustizia e la solidarietà sociale in una realtà segnata dalle nuove malattie dell'anima          ( tossicomania, ludopatia, vandalismo e violenza, isolamento più che solitudine ) ?     Su questo si gioca la sfida educativa. La catechesi dei Neocatecumenali ha un progetto politico?  E altri movimenti ecclesiali, come Comunione e Liberazione e  il Movimento dei Focolari  hanno sviluppato un progetto politico comune? La loro testimonianza sulla condivisione dei beni  spirituali e materiali è senz'altro esemplare, ma il loro servizio alla causa comune della Chiesa richiede qualcosa di più. Intanto un approfondimento teologico sulla condivisione dei beni spirituali e materiali; in secondo luogo, un progetto politico comune che aiuti l'integrazione dell'Europa.

Il diritto canonico è più vicino alle costituzioni statali europee che alla sharia dell'Islam. I musulmani in Europa devono integrarsi al diritto romano e civile dell'Europa; se vogliono la sharia, dovranno scegliersi uno stato islamico integrista. 

L'integrazione la si favorisce quando si parla chiaro e si agisce in coerenza con ciò che si professa!

                                             don Carmelo Guarini

sabato 19 settembre 2026

Missione

 

                   La missione rimane fragile, senza coscienza storica

La coscienza storica sa cogliere il mutato contesto culturale : così individua il nemico che combatte l'evangelizzazione, e anche l'amico con cui allearsi .  Il nemico non è sempre lo stesso. In un periodo storico il nemico della Chiesa è stato il nazismo, poi il comunismo, infine il capitalismo consumista. Ora,  il nemico di oggi è   un pragmatismo libertino, che si nasconde dietro la facciata con il messaggio "sii felice" e "goditi la vita". La felicità dell'io ad ogni costo, anche con la violenza!                           Condiviso da adulti e ragazzi, questo stile di vita oppone resistenza alla missione e all'evangelizzazione. 

                  La paralisi nella missione è dovuta ad una mancata acculturazione

In Francia la Chiesa è impegnata in un'opera di sperimentazione della missione  da oltre un secolo : in quest'azione si sono coinvolti non solo preti e laici, ma anche vescovi e ordini religiosi.  Un ascolto attento dello Spirito Santo ha consentito alla Chiesa francese (questa volta si può dire pneumatica, non gallicana) di non fare guerra alla modernità, ma di superarla con un'aderenza più grande al Vangelo. Le parrocchie conoscono uno sviluppo diverso : il coinvolgimento dei non credenti (agnostici o atei che siano) è stato reale.

L'Italia ha puntato su un'altra strategia : resistere e conservare.  Così le parrocchie hanno continuato a celebrare sacramenti, ma senza un rinnovamento della catechesi; in buona parte hanno ignorato i cambiamenti culturali in atto. La liturgia, evento centrale della vita della Chiesa, rimane estranea all'economia, alla politica, ai comportamenti diffusi.    Come ha fatto notare papa Francesco :  don Milani, don Mazzolari, don Puglisi rimangono profezie da comprendere; chiedono una sinergia tra i preti, i laici e i vescovi. 

                  La relazione umana ed evangelica dev'essere più aperta e più acculturata

Famiglia, scuola e chiesa hanno difficoltà a rispondere alla sfida educativa di ragazzi e giovani. L'ascolto dei disagio è ancora insufficiente; la ricerca di un rapporto educativo rilevante è quasi inesistente, o almeno manca di convergenza. Dai media vemgono messi in evidenza sia il disagio sia l'emergenza, non ancora una sinergia tra le agenzie educative.

C'è bisogno di un'acculturazione perchè l'inculturazione del Vangelo porti frutto : nella parabola del seme Gesù sottolineava la cura del terreno (togliere le erbacce, le pietre ... ), indicava anche un modo per far crescere insieme grano e zizzania (il grano può resistere ad un'infestazione della zizzania) confidando di più nell'azione della grazia. La relazione quanto più diviene umana tanto più può favorire la pratica del Vangelo.

                                             don Carmelo Guarini 


venerdì 18 settembre 2026

Rischio

 

                     Il rischio apre il futuro e va oltre le sicurezze nelle quali si rifugia il sistema

" Il rischio è bello", diceva Platone nel Fedro. Narrare il bello è investire nel futuro, superando la depressione derivante da un sistema immobilista che non promuove rinnovamento per la paura di perdere le sicurezze del potere.

                    Per l'AI la teoria non serve più, bastano i big data

Il paradigma del calcolo è portato all'estremo : il sistema rafforza il suo potere di dominio. Narrare la teoria serve per scoprire la necessità del rischio nella ricerca. 

Husserl, quando scriveva intorno all'anno 1900 " La filosofia come scienza rigorosa", ammetteva un senso di inferiorità che la filosofia sentiva nei confronti delle altre scienze. Nel 1935, quando scriveva  " La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale " mostrava che la filosofia aveva ritrovato il suo specifico, cioè l'essere istanza critica rispetto alle altre scienze.

                   Il rischio della scelta e del progetto : il divenire della macchina e dello spirito

   Forse la prospettiva più interessante riguardo al pensiero filosofico la troviamo in " La gaia scienza "  di Nietzsche, dove la visione  atea è presentata non nella forma del "senza Dio", ma nella forma del "Dio è morto".  C'è una perdita, che non significa necessariamente un guadagno. Il futuro, in prospettiva, richiede di ripensare le origini.  L'Incarnazione e la Passione di Dio in Gesù racchiude l'evento fondante del cristianesimo : se ora Dio è interamente nell'Uomo, la perdita che Dio fa di sè nel suo offrirsi all'umanità, diviene non solo un guadagno per l'uomo ma anche per Dio. Questo Nietzsche non lo dice; la sua posizione nei confronti del cristianesimo rimane ambigua, non ultima l'idea di concepire la pietà cristiana come un atto di debolezza.

L'idea più interessante nel pensiero filosofico di Nietzsche rimane il suo aver preso posizione per lo spirito piuttosto che per la tecnica. Il rischio vale la partita : lo spirito è ciò che può rendere l'uomo più umano, addirittura superumano, mentre la tecnica lo ridurrebbe a oggetto. In definitiva, la filosofia farebbe  sì che l'uomo divenga sempre più soggetto di pensiero e di azione. Raccontare il rischio è uscita dalla crisi, dalla situazione critica : ciò che si progetta non è il rischio, ma l'investire nello spirito; è ciò che porta la guarigione!

                                    don Carmelo Guarini