Un'economia non mercantile, ma della sovrabbondanza
Gesù, con le parabole, presenta una logica diversa da quella dell'avere, del potere, del sapere. Come ha scritto Paul Ricoeur : " la logica di sovrabbondanza spezza la logica di equivalenza di dono e controdono, tipica dell'economia di mercato ... ".
Avere è possesso e dominio sulle cose.
Potere è dominio sulle istituzioni.
Sapere è possesso e dominio dela scienza sulla conoscenza.
Colui che dona, non manca di nulla, anzi riceve più di ciò che ha bisogno. Il desiderio la vince sul bisogno.
Quale guadagno ricava colui che perde l'avere, il potere, il sapere ?
Il povero non insegue più la ricchezza, ma è in pace con se stesso e con la vita che non è di questo mondo.
Il perseguitato per la giustizia (in questo tempo la persecuzione è sottile e subdola : si è oggetto di scherno psicologico) mostra al mondo il guadagno della mitezza : il persecutore diviene rabbioso con se stesso perchè non riesce a piegare il perseguitato. Ma la forza del perseguitato sta oltre la giustizia retributiva e distributiva; egli vede un mondo altro.
La pretesa di dominio da parte della scienza e della conoscenza è posta di fronte alla cattiva coscienza : come ha detto Carlo Rovelli, i fisici non hanno donato all'umanità soltanto scoperte utili al bene comune, ma a volte anche armi distruttive.
La pars destruens, sia nel pensiero sia nel vissuto, non può prevalere sulla pars construens
La società del tramonto è facilmente riconoscibile rispetto alla società dell'aurora : la prima è capace soltanto di distruggere, la seconda riesce a costruire. La società del tramonto continua ad investire su avere, potere, sapere, considerando tecnologia, burocrazia più importanti della persona e della comunità umana; è dominata dal passato, paralizzata dalle tante guerre perdute, ma incapace di perseguire la pace. Una società dell'aurora costruisce il nuovo facendo tesoro anche della tradizione e del passato : nel silenzio fattivo si costruisce meglio che nella propaganda chiacchierona. Il vero critico non è invidioso di colui che crede, ma dalla fede di lui impara che la fiducia ottiene più del sospetto!
La crisi non è mai soltanto economica, è anzitutto crisi culturale e spirituale, è crisi di fiducia nell'altro e in se stessi. Per uscirne, basta donare la propria vita, ossia perderla per guadagnarla.
don Carmelo Guarini