domenica 3 maggio 2026

La politica e l'assurdo

 

                   Aristotele diceva skolé il tempo libero. Dunque la scuola non è tempo obbligato; è tempo libero nel quale si cerca e si crea.

I discepoli di Sartre vanno a scuola da Camus : vogliono capire come si può fondare la politica sull'assurdo. Sartre, infatti, crede sia nell'assurdo sia nella politica.

I discepoli di Sartre domandano a Camus : Sartre crede nella politica perchè vuole sfuggire o rivoltarsi all'assurdo ? Domandano ancora : possono i proletari rinunciare a diventare borghesi?

In termini attuali : un miliardo di cinesi potranno ancora credere nel comunismo dopo che hanno visto meno di un milione di cinesi divenire oligarchi e ricchi, mentre il miliardo è rimasto ancora nella miseria?

                 Assurdo, in filosofia, è ciò che non ha senso. L'intelligenza aiuta a conoscere ciò che ha significato. 

La modernità occidentale ha sbagliato quando ha esaltato l'argomentazione e ha denigrato la narrazione. Si pensava che l'argomentazione fosse il motore della scienza e dello sviluppo, mentre la narrazione veniva considerata come un retaggio del passato arcaico. Tuttavia, quella di Marx, Freud e Nietzsche non è stata una narrazione dell'economia, della psiche, del relativismo e del nichilismo? Certo, il romanzo è stato il racconto moderno, ma quel racconto è individualizzato (ognuno  lo legge chiuso nella sua camera, come fosse in un bunker), non c'è legame col resto, salvo quando, come fa Musil, denuncia L'uomo senza qualità.

                  La narrazione ha una funzione fondamentale anche in politica

Il buddismo appare indifferente alla politica, almeno se lo si  paragona all'ebraismo e all'Islam, a meno che, per compassione, i monaci buddisti non si lascino bruciare vivi da quegli oppressori del popolo che non voglion riconoscere libertà e dignità. 

Cristianesimo e  cattolicesimo hanno approfondito nel corso dei secoli il problema della guerra e della pace. Oggi non tutti i cristiani e i cattolici sono sempre per la pace e contro la guerra, ma la coscienza si è affinata, c'è più confronto. Si vede che dietro la produzione di armi c'è interesse economico di alcuni. Si vede meglio che la dipendenza economica rende possibile la dipendenza politica. Si vede che la difesa della sovranità si regge spesso sulla disinformazione.

In sintesi : quando la politica abbandona il diritto e l'intelligenza, cade vittima dell'oppressione e dell'assurdo. Occorre riportarla alla ragione, al confronto e all'incontro !

                                   don Carmelo Guarini

venerdì 1 maggio 2026

Storia e fede

 

                                 La fede è un atto più concreto della storia e del mito

La modernità ha difeso la scientificità della storia e ha denigrato il mito come se fosse un'ideologia dell'umano.  Due domande oggi possiamo porci. La prima : è possibile storicizzare il mito ? La seconda : è possibile demitizzare la storia? Sintetizzando le due domande in una sola : si possono staccare il mito e la storia e addirittura contrapporli? Non sono  forse la storia e il mito creazione umana di eventi nei quali interagiscono il pensiero e l'azione, ma anche elementi imponderabili e imprevedibili?

La fede è un atto esistenziale : dice la relazione tra due soggetti.  Fintanto che la fiducia (o la fede) permane, persiste la relazione. Quando la fede viene meno, anche la relazione scompare. La fede vissuta da una piccola comunità può fare storia :  può allargare la sua influenza sino a coinvolgere un numero crescente di persone.      Il motto della fede è : mi sta a cuore il noi.      Mentre il motto dell'indifferenza suona : me ne frego del noi.

                                    

                                 La fede non è mai staccata dal vissuto

Gioacchino da Fiore, parlando degli stadi o periodi attraversati dal genere umano, affermava  : "Il primo stadio del mondo è stato di schiavi. Il secondo,  di liberi.  Il terzo sarà comunità di amici.".  Legava questi stadi della storia umana all'azione del Dio Uno e Trino : il Padre avrebbe agito soprattutto nel primo stadio, il Figlio nel secondo stadio, lo Spirito Santo nel terzo. Il Padre ha insegnato a obbedire; il Figlio, ad essere liberi. Lo Spirito Santo insegna l'amicizia o l'amore reciproco.

La meditazione della Sacra Scrittura aiuta a comprendere la storia e i segni dei tempi. Gioacchino da Fiore affermava che questa meditazione era in grado di formare uomini spirituali, ossia gli uomini dei tempi ultimi. La fede tanto più diviene certa quanto più vive la povertà come scelta. La povertà è cosa diversa dalla miseria, che rimane una sorta di schiavitù imposta dalla storia. Gli uomini spirituali non sono il prodotto di se stessi, sono il frutto dello Spirito Santo. 

La fede può trasformare la storia e il mito : può dare un senso all'azione, può spiegare razionalmente il mito, può creare legami aldilà delle guerre e della competizione. La fede può fare molto di più della ragione umana: risolvere problemi comuni con la collaborazione di tutti.

                                   don Carmelo Guarini

giovedì 30 aprile 2026

Lo spreco della persona

 

                             Qual'è lo spreco più grave ?

Quello più grave non è lo spreco di denaro. Dietro di esso si nasconde lo spreco della persona. Anche dietro lo spreco di droghe si nasconde lo spreco della persona. In Europa, negli ultimi venti anni, la domanda di droghe è raddoppiata. La repressione, benchè necessaria,  non risolve il problema. Perchè c'è domanda di droghe? Perchè si affida la soluzione di un disagio ad una sostanza artificiale?

Non ha la persona la capacità di risolvere ogni problema? E se in molte circostanze non può risolverlo da sola, non può trovare nella relazione l'aiuto necessario ?

                             La dignità della persona

Lo spreco più grave è buttar via la persona, considerarla un oggetto di consumo. Tuttavia non abbiamo abbandonato del tutto l'idea che "le società del futuro saranno fondate più sulla circolazione del sapere che sulla produzione di beni." .  Questa convinzione avanza inesorabilmente, sia per il negativo prodotto dalle guerre, dagli armamenti, dalla fame e miseria in tante zone del mondo, sia per il  positivo realizzato dalla condivisione di risorse e di beni.


                             Il salto di qualità nell'evoluzione

La persona si afferma come libertà, pensiero, linguaggio, relazione. Il suo tendere verso il futuro più che il suo legame al passato è ciò che la distanzia dal mondo vegetale e animale. Ciò non vuol dire abbandonare il passato, la tradizione; vuol dire non ripetere, ma ripensare creativamente. Questo tempo ha il privilegio di lasciare alle macchine il calcolo, mentre l'essere umano può riservarsi le decisioni ultime. quelle che decidono sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, sulla pace e sulle guerre. Una decisione sul fine e sui mezzi per raggiungerlo non sarà mai di una macchina, di un'intelligenza artificiale. La decisione umana sarà sempre il risultato di un pensiero, di una relazione tra persone, di un bene comune ricercato e perseguito.

La cosa strana e irrazionale non solo riguardo alla persona ma anche alla mancata soluzione della crisi e  della pace : Gandji e Rabin uccisi dai rispettivi fondamentalisti indù ed ebrei. La difficoltà di mettere pensiero, linguaggio e azione al servizio della comunità e della persona!

                              don Carmelo Guarini

martedì 28 aprile 2026

Donare e ricevere

 

                    Lo stile di vita individualista

L'interesse del singolo è l'unico interesse che si persegue, ma si scontra con l'interesse dell'altro e della comunità.    Quali le conseguenze di uno stile di vita individualista?

                                  -  In nome della propria libertà si pretende di ottenere ciò che si desidera

                                  -  In nome dell'uguaglianza si guarda soltanto a ciò che si ottiene


                   Uno stile di vita non può essere imposto

Uno stile di vita imposto, muove o verso il conformismo o verso la ribellione anarchica. Lo stile di vita che tenga insieme l'interesse del singolo e quello della comunità e dell'altro su che cosa può fondarsi?                   

                                  -  Si deve superare l'ostacolo di : lavorare e non vivere

                                  -  Si deve superare la solitudine che deriva dal ricevere sempre e non                                                      imparare  mai a donare

                      La reciprocità risponde alla svolta antropologica

Nè conformismo nè anarchia. Se si pretende soltanto, è perchè si è ricevuto troppo; è mancata l'esperienza del dono. Qunado manca questa esperienza, si finisce per non avere il senso della relazione.  La relazione autentica non va mai in una sola direzione : o si riceve o si dona. La relazione autentica comporta un viaggio di andata e di ritorno : si dona e si riceve.  L'altro non vuole un dono qualsiasi, ma soltanto ciò che gli manca per riempire la propria vita. S'impara a ricevere quando si dice grazie; e in quel momento si comprende che si deve donare ciò che manca a colui che ha donato. 

Il maggio del '68 aveva destabilizzato le relazioni che si fondavano sul conformismo:  il maestro dettava, il padre comandava, lo stato obbligava alla legge, la chiesa non ammetteva l'obiezione di coscienza. Da quel momento il movimento femminista e il movimento giovanile rivendicano la svolta antropologica. Il difficile diviene tenere insieme le esigenze del singolo e quelle della comunità. La reciprocità diviene l'esperienza fondamentale della relazione nuova.

                                            don Carmelo Guarini

venerdì 24 aprile 2026

La scelta dell'Infinito

 

                            La scelta tra perdita infinita e guadagno infinito

Ciò che si perde nella solitudine, lo si guadagna nella comunione. Nella solitudine si perde l'io illusorio, quello che Agostino nelle Confessioni dice l'amore di sè. Nella comunione si guadagna l'io autentico, quello che Agostino chiama l'amore dell'Altro. In questo Altro si trova sia Dio sia il prossimo. 

                           La violenza prende il posto della ragione

La dinamica che scatena la violenza non è la paura dell'altro, ma la volontà di renderlo schiavo. Si ritorna alla logica servo- padrone : non si vuole uccidere l'altro, ma paralizzarne l'azione. Si considera il Pensiero inferiore all'Azione; si sceglie l'Azione senza Pensiero. Ma il cambiamento d'epoca ha ribaltato i rapporti di forza tra gli Imperi e le piccole nazioni : la scelta dell'Infinito consente al piccolo di resistere al grande.  L'impero che minaccia o scatena una guerra non ha pensato alla resistenza che può opporre chi considera la libertà nell'ordine dell'infinito. Chi sceglie l'inevitabile alternativa alla guerra, instaura un dialogo interminabile (che sembra non finire mai).

                           Azione e inazione

Che cos'è l'inazione? Non è la semplice rinunzia ad agire; è qualcosa di più alto e di più profondo. Ciò che è in gioco nell'inazione è il pensiero che diviene fatto, e si oppone al fatto senza pensiero. La differenza la si può vedere tra Dio che mette alla prova e il Diavolo (l'Avversario) che tenta. La prova alla quale Dio sottopone è un atto di fiducia e d'amore : intende rafforzare lo spirito di chi è provato. L'Avversario (il Diavolo) tenta per far cadere. Dio appare come inattivo, il Diavolo come ossessivamente attivo. Un'Azione senza Pensiero è diabolica!

 Colui o colei che medita   fa esperienza dell'afficacia del Pensiero che precede l'Azione.

                          La comunione supera la passione

La passione è considerata come il motore di un interesse (e di un desiderio) che giunge al parossismo, diviene ossessivo. Ma la passione senza meditazione genera un fatto istintivo.  La mancanza di meditazione nella solitudine dell'io allontana dalla comunione. L'incontro con la persona chiede che si abbandoni ogni altra passione. Nella solitudine l'io incontra la propria persona quando accetta di perdere tutto, che è donare tutto, come diceva Pascal. Incontra anche la persona altrui : non è la passione, ma la compassione a favorire la comunione!

Ogni incontro autentico è scelta dell'Infinito!

                                          don Carmelo Guarini                             

                              

martedì 21 aprile 2026

Il rischio nel conflitto

 

                            L'iniziativa e il rischio

L'iniziativa comporta sempre un rischio : invece di rimanere in difesa, si passa all'attacco. Se si è sicuri di vincere, si elimina soltanto la paura del rischio, ma non si può trascurare la probabilità di perdere. 

La base di una giusta decisione  si trova  nell'esattezza del giudizio. Perciò bisogna sempre distinguere il contingente che si perde nel finito dall'essenziale che guadagna l'infinito.

                           L'essenziale e il contingente

Quale azione è ancora possibile? Questa domanda se la pone ogni persona di fronte alla decisione da prendere. La decisione, siccome non riguarda soltanto i mezzi ma si estende al fine, deve guardare la qualità più che la quantità. Un conflitto può guadagnare la pace soltanto se non fa ritorno alla situazione di partenza, , soltanto se perde qualcosa di ciò che rimane nell'ambito del finito e se guadagna nell'ambito di ciò riguarda l'infinito.

                          La decisione che punta a vincere cosa pone in secondo piano ?

In primo piano la decisione pone la persona, quella propria e quella altrui. In secondo piano pone le cose, i progetti, le idee acquisite. La decisione vuole un'apertura di giudizio. Quando Gesù è posto da Marta di fronte all'alternativa: contemplazione o azione, non dice a Marta di scegliere la contemplazione fuori dell'azione,  le dice che può vivere l'azione come contemplazione. Non è la quantità delle iniziative o delle azioni a decidere di una svolta, ma la qualità o l'essenziale che vi si mette dentro. 

                            Il dono vince sul calcolo

Pascal aveva fatto fare al gioco una svolta : da gioco d'azzardo che guadagna beni materiali o anche soltanto la soddisfazione dell'io a gioco dello spirito che passa dal misurabile all'incommensurabile. Il dono vince sul calcolo perchè porta il calcolo al suo estremo, l'incommesurabile. Il dono non elimina il calcolo, ma lo trasporta dall'ambito del finito alla sfera dell'infinito. Ciò che il calcolo da solo non può guadagnare è l'infinito. E' il dono che dona al calcolo la possibilità di guadagnare finito e infinito; proprio come l'ordine che dona al disordine di guadagnare non solo un nuovo ordine attraverso il disordine, ma un ordine infinito che vince sull'ordine finito.

Nella storia universale futura forse il conflitto e il rischio non saranno mai  eliminati. Bisognerà uscire dalla storia e dal tempo, entrare nell'infinito, per vedere la fine del conflitto e del rischio. Ma questo non dovrà significare  la rinuncia a decidere e a credere nella vittoria. Se l'essenziale è donare, se il contingente è calcolare, colui che punta sempre sull'essenziale non sarà sconfitto !

                                          don Carmelo Guarini

                                   

lunedì 20 aprile 2026

Un percorso virtuoso

 

                             Il percorso virtuoso tra parola e azione

E' il pensiero (e la preghiera in quanto super-pensiero, non sotto-pensiero) che crea il percorso virtuoso tra parola e azione : ciò che dico di buono e di vero mi ritorna. Che cos'è infatti il pensare o l'interrogare, questo atto filosofico, se non la scoperta che occorre scegliere tra il calcolo e il dono ? Diceva un filosofo del Novecento : " Denken ist Danken" ( pensare o interrogare è ringraziare). Accusato di simpatizzare per il nazismo, forse non aveva avuto il coraggio di criticarlo apertamente, considerava comunque il donare più del calcolare, e il ringraziare più del pretendere. Atteggiamento critico nei confronti del pensiero moderno caratterizzato dal calcolo matematico. Rivalutazione dell'interrogazione che scopre nel  ringraziare la fiducia nella relazione piuttosto che attardarsi su un pensiero di sorvolo, come avrebbe detto Merleau-Ponty.

                            Il percorso vizioso tra azione e parola

E' stato Marx, nella Tesi su Feuerbach, ad affermare : " I filosofi non hanno fatto altro che interpretare il mondo, ora si tratta di trasformarlo.".  In questa affermazione si dice che l'azione precede sia la parola sia il pensiero: Ma l'impazienza di ottenere subito un risultato, può condurre paradossalmente a rendere inefficace l'azione. Se un uomo o una donna chiedesse oggi ad uno psicologo : "Secondo lei conviene?", e questo non rispondesse "che cosa?", ma dicesse "Vada al supermercato", non avrebbe forse fatto cattivo uso del pensiero e della parola? Ancora un esempio : l'utilizzo odierno di droni e robot (che prendono il posto delle persone) risolve il problema della guerra? O piuttosto non scambia il fine della pace con i mezzi della guerra?

                           Una propaganda di menzogne crea incomprensione e ulteriore conflitto

La cooperazione crea più gioco di squadra  della competizione. Non ci si può fermare alla negazione dell'altro, occorre pervenire alla negazione della negazione. Si scopre così che il mio interesse può rimanere vivo se riconosco l'interesse dell'altro, e che ciò che decide nel gioco degli interessi diversi non è tanto il calcolo egoistico  ma il dono. Uno dona ciò che manca all'altro. Le menzogne sono negazione della relazione, che si approfondisce in cooperazione quando i diversi interessi sono riconciliati.

Nello scontro tra ebrei e musulmani, i cristiani rimangono schiacciati per la loro scelta di pace e dialogo? No. Possono favorire l'incontro tra parola e azione  proprio perchè fanno leva sul pensiero e sulla preghiera (super-pensiero) e non sulla guerra e sul conflitto; considerano la condivisione dei beni e il servizio più dell'avidità di ricchezza e del desiderio di dominio!

                                dn Carmelo Guarini