venerdì 12 giugno 2026

Il modello relazionale

 

                  Il modello relazionale è collaborativo, si pone come alternativo al modello coercitivo di potere

La fiducia più che il controllo - L'ascolto più che la distanza -  Lo sviluppo della persona più che l' utilizzo operativo -  La chiarezza invece dell'ambiguità  -  La reciprocità invece dell'amore di sè.

Il modello coercitivo di potere impone ma senza che riesca ad esercitare influenza  su coloro che dovrebbe guidare : ignora la coscienza storica ed il vissuto del Vangelo.

Il modello relazionale è alternativo (come lo è il Vangelo rispetto al mondo) : introduce un lavoro verso l'altro che richiede al contempo un lavoro verso se stessi. Spesso chi dice di voler perseguire il modello relazionale non si rende conto che ferire coloro che seguono lo stesso ideale disgrega la comunità, o almeno ne ritarda la coesione. Questa ambiguità nasce, il più delle volte, da una inconsapevolezza di ciò che il percorso relazionale richiede.

                La transilienza è trasferire le competenze da una sfera all'altra : per esempio, dalla sfera familiare alla sfera comunitaria

La coscienza tra fede e storia : la grande ambizione della coscienza è di liberare l'intelletto e il desiderio psichico dai legami deformanti  e dall'amore di sè.  Questo lavoro, che è all'origine di ogni legame, chiede un discernere tra il legame che libera ed il legame che schiavizza. 

Scriveva Massimo il Confessore : " Seguendo la filosofia di Cristo, facciamo esercizio di morte. ". La parola di Cristo è considerata filosofia di vita, secondo quanto scrive Giovanni : "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, non porta frutto. ". 

La coscienza del credente deve riuscire a conciliare sempre la fede con la storia, non al modo di un allineamento al modo di pensare e di agire del mondo, ma proprio nella direzione inversa : deve riuscire a trasformare il mondo nella città di Dio. Questa sfida chiede due scelte. La prima : il rispetto della libertà di ognuno nella relazione. La seconda : per giungere alla reciprocità nella relazione ognuno deve ricordare il proprio errore. Ognuno deve ricordare di essere stato perdonato; questo porta a dimenticare e perdonare l'errore dell'altro. 

                                   don Carmelo Guarini     

martedì 9 giugno 2026

Distacco e dono

 

               Il fallimento del dono di fronte al calcolo è ineluttabile ?

Colui che è andato incontro al fallimento del dono una prima ed una seconda volta, la terza volta capisce che non è sbagliato il donare ma ciò che  manca è la  reciprocità nel dono. Il distacco è ciò che consente di ricominciare a donare indipendentemente dal risultato ottenuto. Il distacco rende capace il donatore di comprendere ciò di cui ha bisogno il donatario : il dono varia a seconda che il bisogno sia materiale o spirituale, psicologico oppure operativo, di solitudine o di relazione. 

              La diminuzione della speranza nel ricominciare può essere compensata dal dono che si fa distacco

Il dono del donatore può divenire un peso ulteriore per il donatario, quando il donatore non ha centrato il bisogno del donatario. Il passaggio dal dono al calcolo può costituire in qual frangente una grave tentazione: per il donatore che non riesce a vedere il ritorno del dono, per il donatario che rimane ancorato al calcolo. Lo stesso donatore allora è tentato di passare al calcolo piuttosto che continuare nel difficle percorso del dono.

              Senza la reciprocità tra donatore e donatario il percorso del dono si esaurisce

Lo stesso meccanismo che consente lo sviluppo del calcolo ( ossia quanto più cresce la competitività, tanto più grande diviene il profitto) lo troviamo nello sviluppo del dono ( in questo caso il meccanismo avviene nel senso inverso : quanto più  generoso è il dono, tanto più il donatore  dev'essere distaccato da esso). Il donatario giunge alla convinzione della reciprocità in base alla testimonianza simultanea  di distacco e di generosità da parte del donatore. Questi vien privato della soddisfazione narcisista che il fatto del donare comporta; in tal modo egli finisce con il guardare soltanto all'approfondimento della relazione.

              Il distacco è la chiave del dono reciproco

L'avventura della vita non può svilupparsi se viene a mancare l'interesse.  Come potranno conciliare distacco e interesse sia il donatore sia il donatario? Ognuno dovrà portare il proprio interesse al calcolo incommensurabile, che coincide col dono; l'interesse non potrà rimanere a metà strada.  Con il distacco, l'interesse non viene annullato ma potenziato al massimo sino a che non diviene interesse incalcolabile. Nel dono reciproco la pratica del distacco finisce per condurre sia il donatore sia il donatario al  guadagno reciproco più che alla perdita.

                              don Carmelo Guarini

lunedì 8 giugno 2026

Confronto e incontro

 

             Il confronto non deve necessariamente divenire scontro

Lo scontro di idee e di interessi appare inevitabile quando non si è abbastanza aperti alla ricerca e al confronto. Se ognuno presume di avere la verità e vuole imporla ad altri, il confronto non sarà aperto; non si comprenderà il nuovo e si liquiderà con faciloneria l'antico.

 Siamo entrati in un'epoca nella quale non basta più il razionalismo e l'individualismo della modernità.

              Il pensiero complesso mette in gioco non solo la ragione ma anche il desiderio e la relazione

Edgar Morin, già da diversi decenni aveva annunciato il cambiamento : l'aveva denominato pensiero complesso, ossia un pensiero che è guidato non solo dalla ragione ma anche dalla psiche, dal desiderio, dalle emozioni, dalle relazioni. Il confronto che diviene scontro non ha preso sul serio la relazione : il soggetto pretende d'imporre ad un altro soggetto il proprio punto di vista.

             La relazione autentica è quella nella quale il confronto diviene incontro

Che il confronto porti all'incontro : questo richiede una ricerca sincera di ciò che manca all'uno e all'altro.  Nessuno  può arroccarsi  sulle sicurezze del passato e  sulle aspettative del futuro. Se vivere il proprio tempo comporta un logoramento per la maggior parte delle persone ( ossia tutte quelle che sono state scartate), il confronto con le poche persone fortunate (quelle favorite dalle circostanze) può divenire ancora più deprimente se ognuno non riesce a sentire di avere una chiamata alla quale rispondere.

 La chiamata è quella di rispondere al dono con il dono. E se questo manca, si finisce nel nulla?

Quella piccola di due anni, maltrattata e uccisa dal padre e dalla madre , diviene un puro dono alla mancanza d'amore; la sua breve esistenza, segnata dalla crudeltà, dal dolore e dalla solitudine non ha forse un compimento di vita più grande e non offre un incontro umano più intenso ?  La soppressione dell'altra persona è forse un'affermazione della propria persone? O non si sopprime se stessi mentre si sopprime l'altra persona ?    La testimonianza della mancanza d'incontro dice quanto l'incontro sia necessario alla vita quotidiana e allo svolgersi della storia.

L'incontro è favorito più dal silenzio che dal rumore, più dalla meditazione che dallo scontro di idee.  Silenzio e meditazione vanno coltivati, perchè l'incontro sia dono e non rubi nulla alla vita dell'altro!

                                     don Carmelo Guarini

venerdì 5 giugno 2026

Esperienza e immaginazione

 

                 L'esperienza è un vissuto. La finzione appartiene all'immaginazione.

C'è una sorta di colonizzazione operata dalla teoria dell'immaginazione, ma l'esperienza è in grado di smascherare il carattere seduttivo e ingannatore dell'immaginazione.

L'esperienza che accade è diversa dall'esperienza immaginaria o di finzione : la prima lascia una traccia nell'esistenza e nella storia, mentre la seconda rimane un sogno irrealizzato. 

Agostino quando parla del tempo nelle Confessioni prospetta una sorta di       metafisica della presenza. Affinchè non rimanga confinata nell'interiorità, la presenza deve estendersi all'azione.

                 La verità dell'esperienza chiede  un coinvolgimento nell'azione da parte dell'intelletto.

Cosa implica il fare esperienza se non la possibilità di una trasformazione in azione di un desiderio, di un'intuizione interiore?  Il sogno, se non trova compimento, rimane fantasia dell'immaginazione. Il sogno, per divenire realtà, deve recuperare ciò che si è opposto al  suo compimento.  E' nella relazione che il proprio sogno non distrugge il sogno dell'altro. Il compimento del sogno guarda all'azione della fiducia e della relazione autentica.      Se distruggo il sogno dell'altro, non vedrò realizzato neppure il mio sogno. 

               Che tempo è quello in cui si nota il trionfo dell'oligarchia e della burocrazia ?

Il totalitarismo burocratico si unisce al totalitarismo oligarchico per distruggere la democrazia. La deriva oligarchica e burocratica è un pericolo per la democrazia : il popolo viene tenuto sempre più lontano dalla partecipazione al giudizio e alla decisione. La comunicazione diviene sempre più una propaganda dell'immaginazione, della finzione. La proiezione nel futuro è una fuga dall'esperienza del presente. Un presunto immaginario sopprime la dignità della persona e della comunità.

Il conflitto prende il sopravvento sul negoziato quando il sogno proprio e il sogno dell'altro non si riconoscono reciprocamente. Interessi diversi  devono riconoscersi reciprocamente.

La ricostruzione dell'esistenza e della storia si muove, come prospettato da Koselleck, tra lo spazio d'esperienza e l'orizzonte d'attesa. Se si vuole il superamento del conflitto, l'iniziativa dell'azione non può essere l'annientamento dell'avversario, ma trovare iniseme una nuova coesistenza. Il perdono è la cura della memoria ferita : ai morti del passato si evita la damnatio memoriae non con la dimenticanza del genocidio, ma con l'azione volta ad evitarne un altro.

                              don Carmelo Guarini

                  


martedì 2 giugno 2026

Il lavoro dello spirito

 

                    Il lavoro dello spirito è nascosto, ma non manca di donare una vita piena

L'assurdo è un desiderio che non trova compimento. 

Il mistero è un desiderio che trova la pienezza della vita. 

La ragione non ha compimento se non raggiunge la verità. Ciò che Voltaire (pseudonimo di François Marie Arouet) non ha riconosciuto con chiarezza : la tolleranza verso la menzogna e l'ingiustizia può divenire intolleranza nei riguardi della verità e della giustizia. Se Voltaire continuava a tenere in casa degli schiavi perchè gli faceva comodo, avrebbe dovuto ammettere che l'interesse può perseguire qualcosa che va contro la ragione.    Nel caso della schiavitù giustificava tolleranza e intolleranza allo stesso tempo.

                   Il lavoro dell'intelletto non può fare a meno del lavoro della coscienza

A proposito della guerra: o la si giustifica (quando si parla di guerra giusta) o la si condanna senza reticenze , come ha fatto Gesù Signore. Ma non può esistere la guerra giusta. Può esistere la legittima difesa; il diritto la considera tale.  Ma Gesù invita a considerare la propria vita allo stesso modo  della vita dell'altro. Il martire ha più spirito dell'eroe : questi considera l'avversario un nemico; il martire deve riuscire nell'impresa di amare il nemico. 

La coscienza non è la voce dell'io o della ragione, come ha pensato la modernità. La coscienza è la voce dell'altro : riesce ad ascoltarla soltanto colui che compie un lavoro dello spirito.  C'è un lavoro dell'intelletto  dietro l'episodio dell'antica Roma divenuto mitico : le oche, che svegliano le sentinelle del Campidoglio,  consentono ai romani di difendersi  da  un attacco del nemico. Nell'antica Roma, repubblicana e imperiale, si ha considerazione dell'eroe ma non del martire.  Il sacrificio di quest'ultimo è ritenuto una debolezza, non un atto di fortezza. Questa opinione è stata condivisa successivamente da Nietzsche, che ha visto  nella Croce la più grande debolezza del cristianesimo. 

Trasformare la tristezza in gioia, il dolore in amore, la perdita in guadagno è un atto dello spirito : questo lavoro non lo si può compiere senza la fortezza della Croce. E' un lavoro che lo spirito e la coscienza compiono sulla ragione. Certo, il lavoro dell'essere umano è segnato dal limite, ma lo spirito gli viene donato come  una grazia.  Il martire ha scoperto una via ed una  vita che l'eroe non conosce : l'invisibile che trasforma il visibile!  L'essenziale  si nutre di marturia , non di propaganda. 

                                  don Carmelo Guarini

domenica 31 maggio 2026

Abuso di potere

 

                     L'abuso di potere istituzionalizzato

Nell'Ebraismo e nell'Islam il potere istituzionalizzato ha preso il posto di Dio: il potere religioso e il potere politico hanno finito per sovrapporsi; in questo modo, Dio ha finito per perdere il primato. Non così è avvenuto  in Abramo : il padre della fede non ha mai preso il posto di Dio; ciò gli è stato computato a giustizia.

Anche nel Cristianesimo c'è stato un abuso di potere in qualche momento storico, ma è stato un chiaro tradimento di ciò che ha detto e fatto il suo fondatore, Gesù Signore. Egli ha sempre distinto "ciò che si deve a Cesare da ciò che si deve a Dio". Gesù non ha mai permesso che si creasse commistione tra la fede e la politica. Questa rimane una pratica laica.

                      Il messaggio evangelico tiene distinto  l'essenziale dal contingente

Il desiderio è  più del sogno. Agostino identificava il desiderio con la preghiera. Diceva:  Se desideri incessantemente la patria dell'amore, continua sarà la tua preghiera.".    La preghiera non è flatus vocis; è desiderio di verità e d'amore che si compie nella vita.

Oggi la scelta tra l'essenziale e il contingente riguarda la sfida tra la macchina e lo spirito. Chi ha la capacità di trasformare in meglio l'umanità? La macchina o lo spirito?  Dal momento che l'AI  non è neutrale, si potrebbe paragonarla ad una droga.    Coloro che fanno uso di droga vogliono raggiungere la felicità o l'estasi attraverso una sostanza artificiale.  Potrebbero ottenere un risultato migliore se facessero ricorso allo spirito : l'effetto della droga dura soltanto un'ora, poco più o poco meno.

                      Interrogare l'AI : il suo non  è un abuso di potere ?

Primo interrogativo : la AI crea più comunità o favorisce l'individualismo ?

Secondo interrogativo : la Ai accresce o diminuisce  ( delega) il giudizio e la decisione della persona umana?

Terzo interrogativo : l'uso dei mezzi tecnologici accresce la violenza verso la persona umana e verso  il popolo più debole?

                        Combattere l'abuso di potere

In poche parole:     1. Testimonianza di servizio, non propaganda di potenza.  2. Si alla pace, non alle armi di guerra.  3. No alla violenza, sì al dono e all'aiuto reciproco.   Questo è il messaggio cristiano!

                                        don Carmelo Guarini

giovedì 28 maggio 2026

Una ricerca aperta

 

                      Una società aperta pratica una ricerca aperta

In primo luogo non esclude nessuna opposizione, anzi prova a fare dell'avversario un amico. 

In secondo luogo la ricerca punta sul gioco di squadra piuttosto che sulla competizione tra individui.

In terzo luogo il metodo non deve mettere in secondo piano la persona umana. Il metodo, per Cartesio, è un universale che finisce per ignorare la persona concreta. Pascal considerava il vissuto non meno rilevante della conoscenza scientifica.

La ricerca deve recuperare lo stretto legame tra ciò che l'intelletto elabora e ciò che la persona vive nell'esperienza relazionale.

                     "La conoscenza si sviluppa attraverso l'esperienza, la comprensione, il giudizio, la decisione." (B. Lonergan)

La ricerca deve puntare all'incontro autentico e completo, come quello che Ettore Maiorana ebbe a Lipsia con Heisenberg : non solo un confronto sulla conoscenza scientifica, ma anche sulle convinzioni filosofiche.

Leone X fu troppo frettoloso a definire Enrico VIII (Regno unito) "defensor fidei"; infatti sarebbe stato il re che avrebbe sposato il protestantesimo contro il papato..  La politica è il mondo della contingenza :  potere  e prestigio dominano le decisioni; la sapienza soccorre la scienza quando questa perde il senso del limite.

                   Il pensiero diviene entropico se la pars destruens prevale sulla pars costruens

Chesterton, nell'Autobiografia affermava che " sembra più facile morire in guerra che dire la verità in politica. ". 

Scegliere tra la Spada e la Croce vuol dire : nella guerra ci  sono vincitori e vinti, ma i vinti di oggi potrebbero diventare i vincitori domani; nella scelta della Croce tutti divengono liberi nei confronti della Spada. La guerra è soltanto pars destruens. La Croce è pars costruens : valorizza la relazione tra le persone e tra i popoli, con la fede; non si ferma al negativo, va al fondo del cambiamento.

                                     don Carmelo Guarini