Lamentela sì - accusa no : tra psicoanalisi e spiritualità
L'interpretazione psicoanalitica del Libro di Giobbe può essere condivisa soltanto in parte, non del tutto. La lamentela ( Klage ) , secondo la psicoanalisi, è molto vicina all'accusa ( Anklage ). Tuttavia, una lettura attenta di Giobbe mostra che la fede in Dio non diviene mai maledizione ( Rakà ), afferma sempre la benedizione ( Berakà ). Gb. 1,21 : " Nudo son venuto al mondo - e nudo ne uscirò. Il Signore dà - il Signore toglie. Il Signore sia benedetto.". Ancora nel cap. 2, 1 : " Abbiamo accettato da Dio le cose buone. Perchè ora non dovremmo accettare le cose dolorose? ". La lamentela nel cap. 3 non è un'accusa a Dio, è un grido per le disgrazie incontrate, ma è anche una domanda per conoscere il senso del dolore, specialmente del dolore immeritato.
LA DISGRAZIA è una maledizione da parte di Dio ?
Giobbe compie una duplice difesa. Difende l'infinita sapienza di Dio, che distribuisce bene e male non in maniera arbitraria, ma con un senso nascosto che l'umanità deve cercare di conoscere ( alla fine del libro, Giobbe afferma : " Ti conoscevo per sentito dire. Ora i miei occhi ti vedono. " ). Difende anche, più che la propria innocenza, la propria creaturalità ( il limite, l'essere nelle mani di un Altro più potente di lui ); Giobbe arriva a maledire se stesso e la propria vita, ma chiede a Dio se può attendere ancora da Lui la giustizia.
La prova alla quale Dio sottopone non è la tentazione di Satana
Dio mette alla prova perchè l'uomo la superi. Satana tenta l'uomo per farlo cadere. Satana non è l'amico di Giobbe, come non era stato l'amico di Abramo. Satana è l'avversario : cerca di far cadere l'uomo perchè vuole che divenga suo schiavo. Giobbe, come Abramo, viene dichiarato : amico di Dio. Dio gli fa giustizia . Giobbe riceve di nuovo per grazia ciò che una serie di disgrazie gli avevano tolto. La prova ha accresciuto la consapevolezza della dignità della persona umana, che vale molto più di tutti i beni materiali e affettivi. Quando questi vengono perduti, insieme si perdono anche gli amici e i parenti : questo è il segno che la persona veniva amata non per se stessa ma per i beni che possedeva e per il potere che esercitava su altri. La prova alla quale Dio sottopone Giobbe distrugge questa credenza diffusa, mentre afferma l'amore di Dio verso la persona.
Giobbe prefigura Gesù, il Dio compassionevole
C'è nel libro di Giobbe una prefigurazione del Dio pietoso e misericordioso che trova in Gesù il compimento. Il senso dell'onnipotenza è ribaltato. Onnipotenza non è più potere che umilia l'impotente. L'onnipotenza dell'amore soccorre chi è impotente!
don Carmelo Guarini