Il modello relazionale è collaborativo, si pone come alternativo al modello coercitivo di potere
La fiducia più che il controllo - L'ascolto più che la distanza - Lo sviluppo della persona più che l' utilizzo operativo - La chiarezza invece dell'ambiguità - La reciprocità invece dell'amore di sè.
Il modello coercitivo di potere impone ma senza che riesca ad esercitare influenza su coloro che dovrebbe guidare : ignora la coscienza storica ed il vissuto del Vangelo.
Il modello relazionale è alternativo (come lo è il Vangelo rispetto al mondo) : introduce un lavoro verso l'altro che richiede al contempo un lavoro verso se stessi. Spesso chi dice di voler perseguire il modello relazionale non si rende conto che ferire coloro che seguono lo stesso ideale disgrega la comunità, o almeno ne ritarda la coesione. Questa ambiguità nasce, il più delle volte, da una inconsapevolezza di ciò che il percorso relazionale richiede.
La transilienza è trasferire le competenze da una sfera all'altra : per esempio, dalla sfera familiare alla sfera comunitaria
La coscienza tra fede e storia : la grande ambizione della coscienza è di liberare l'intelletto e il desiderio psichico dai legami deformanti e dall'amore di sè. Questo lavoro, che è all'origine di ogni legame, chiede un discernere tra il legame che libera ed il legame che schiavizza.
Scriveva Massimo il Confessore : " Seguendo la filosofia di Cristo, facciamo esercizio di morte. ". La parola di Cristo è considerata filosofia di vita, secondo quanto scrive Giovanni : "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, non porta frutto. ".
La coscienza del credente deve riuscire a conciliare sempre la fede con la storia, non al modo di un allineamento al modo di pensare e di agire del mondo, ma proprio nella direzione inversa : deve riuscire a trasformare il mondo nella città di Dio. Questa sfida chiede due scelte. La prima : il rispetto della libertà di ognuno nella relazione. La seconda : per giungere alla reciprocità nella relazione ognuno deve ricordare il proprio errore. Ognuno deve ricordare di essere stato perdonato; questo porta a dimenticare e perdonare l'errore dell'altro.
don Carmelo Guarini