venerdì 13 marzo 2026

Vicini e lontani

 

                                 La missione  è  liberazione  da ogni fardello che impedisce di camminare insieme

Jean Guitton, in Dialoghi con Paolo VI, ha riportato il brano di un discorso del card. Montini allora arcivescovo di Milano, in occasione di una missione cittadina:

" Quale solitudine talvolta nella casa di Dio! ...  Se una voce si potesse far pervenire a voi,     figli lontani, la prima sarebbe quella di chiedervi amabilmente perdono. Si, noi a voi, prima che noi a Dio. Quando si avvicina un lontano non si può non sentire un certo rimorso. Perchè questo fratello è lontano? Perchè non è stato abbastanza amato! Non è stato abbastanza curato, istruito, introdotto nella gioia della fede. Perchè ha giudicato la fede dalle nostre persone; e dai nostri difetti ha imparato forse ad aver noia, a disprezzare, a odiare la religione.  Perchè ha ascoltato più rimproveri che ammonimenti e inviti.   (...)  Ebbene, se così è, fratelli lontani,  perdonateci. Se non vi abbiamo compreso, se vi abbiamo troppo facilmente respinti, se non ci siamo curati di voi,  se non siamo stati bravi maestri di spirito e medici delle anime;    se vi abbiamo trattato con l'ironia, con il dileggio, con la polemica, oggi vi chiediamo perdono  ...". (p.  79-80)


                                  La testimonianza di vita deve sempre accompagnare l'annunzio della Parola

L'annunzio del Vangelo non può mai essere separato dal vissuto, perchè proprio nel modo di viverlo si trova la prova della vita autentica.  Non ci si può mai accontentare di una vicinanza esteriore, se questa non esprime l'amore autentico per l'altra persona. Così non è consentito  di lasciare che l'amore resti chiuso nell'interiorità. Raggiungere vicini e lontani con l'intenzione e con l'azione : l'intenzione dev'essere sincera, senza interesse egoistico; l'azione deve donare ciò che serve al bene materiale e spirituale dell'altro.


                                  Il Vangelo rende prossimi i vicini e i lontani

Gesù, nella sua predicazione e nella sua azione, ha sempre reso più prossimi i giusti e i peccatori, i dottori della legge e gli eretici, gli eletti e gli scartati; ha donato a tutti, facendo sentire ad ognuno l'amore di Dio.

                                     don Carmelo Guarini


                                 

martedì 10 marzo 2026

Corpo mistico

 

                   Il corpo mistico evidenziato dall'esperienza mistica

Seguendo il dibattito sulla mistica, agli inizi del Novecento, tra Bergson e Peguy, ci si rende subito conto della diversità nel loro percorso  : quella di Bergson è una mistica dell'individuo, quella di Peguy una mistica sociale. Bergson ha ragione nel prospettare la percezione mistica da parte del corpo biologico come un'estensione della memoria nella materia, o ad un ritorno della materia alla memoria primordiale, ma l'evoluzione guarda all'individuo non alla specie umana.  Peguy ha ragione quando dice che la scomparsa della mistica primordiale è stata il frutto della dimenticanza del legame tra una generazione e l'altra:  la generazione che ha posto le domande e quella successiva che ha tentato le risposte.


                 La mancanza di una strategia del corpo mistico nell'evangelizzazione e nella catechesi dipende dalla frammentazione del pensare, dell'agire, dell'amare.

  L'incapacità di creare obiettivi comuni aumenta la competizione tra individui e diminuisce la cooperazione che dovrebbe portare ognuno a vivere più intensamente la comunità. Il primo passo che la catechesi dovrebbe compiere sarebbe quello di passare dalla massa alla persona. La Francia, che da oltre un secolo si percepisce come "paese di missione" cristiana, ha visto questo passaggio alla formazione  personale  come un segno del tempo; perciò vede in questi anni giovani e adulti che chiedono di far parte della comunità non per la fede della nonna ma per la propria ricerca personale.


                   Rientrare in sè e uscire da sè sono due movimenti di conversione : fanno dell'io un essere in relazione

Nel rientrare in sè la coscienza sperimenta la relazione tra il corpo biologico-psichico e lo spirito :  il corpo spirituale percepisce se stesso come vincitore della morte rispetto al corpo biologico  mortale.  Nell'uscire da sè la coscienza incontra il mondo della natura e il mondo della cultura: la resistenza che la natura e la storia oppongono alla trasformazione pongono la persona di fronte alla necessità dell'esperienza spirituale.  Il rientrare in sè e l'uscire da sè non sono contrapposti, non devono formare un dualismo; devono trovare una via di unificazione del soggetto. Qual'è questa via di unificazione ? Proprio l'incontro con l'altro, la relazione. I due processi sono complementari : più mi unifico in me stesso quanto più approfondisco la relazione di comunione tra persone; più cresce la relazione di comunione tra persone, più approfondisco in me lo scambio tra interno ed esterno. Il dono di sè, non il calcolo, è il primo interesse da coltivare!

                          don Carmelo Guarini      

sabato 7 marzo 2026

La Storia e la Parola

 

Scriveva Merleau-Ponty nella prefazione a Segni : " A coloro che hanno perduto tutto  la Storia toglie ancora qualcosa, mentre continua a darlo a coloro che hanno preso tutto.". 

                                  

                                 La Storia non pratica la giustizia

Karl Marx aveva detto che " la filosofia non deve interpretare la storia, ma trasformarla ".  E tuttavia ha fatto del comunismo un interprete sbagliato della storia. Affermazione rivoluzionaria quella di Marx, e tuttavia deve constatare che la storia non obbedisce alla parola.


                                  Il fondamento teorico e pratico della filosofia e della teologia : la relazione tra soggetti

Autonomia o eteronomia ? Si chiedeva Kant nella Critica della ragione pratica. Ma lo stesso interrogativo potrebbe valere per La critica della ragion pura : il principio primo è la relazione reciproca tra soggetti oppure il totalitarismo del soggetto? 

Non esiste l'alternativa tra autonomia ed eteronomia della persona, la quale non esiste se non in relazione all'altra persona.           La relazione reciproca sta all'inizio della storia : questa è l'affermazione del Logos. Se nella Storia si afferma il totalitarismo del soggetto, è perchè questi non ha obbedito alla Parola.


                                   La Parola trasforma la Storia : la testimonianza di Thomas Becket (1162-1170: otto anni per vincere col martirio una persecuzione della Storia)

La Parola sfida la Storia proprio sul terreno che la Storia predilige : la ricchezza, il potere, le guerre, il diritto. Negli anni 1162-1170 la Storia mette in scena alcuni attori che devono scegliere tra la fede nella relazione ed il totalitarismo del soggetto che intende dominare da solo. Attori sono: il papa Alessandro III, il re d'Inghilterra Enrico II, il re di Francia Luigi VII, l'arcivescovo di Canterbury Thomas Becket. T. Eliot ha raccontato in Assassinio nella cattedrale il dramma di T. Becket, che non si era voluto arrendere alle pretese autocratiche del Plantageneto : in primo luogo aveva rinunciato ad essere cancelliere del regno quando era stato eletto arcivescovo di Canterbury (il conflitto d'interessi gli avrebbe impedito di compiere nella giustizia l'uno e l'altro compito), in secondo luogo aveva rivendicato l'autonomia della Chiesa rispetto al Regno (il diritto canonico aveva compiuto l'ingente sforzo di superare la discordanza dei canoni). Dopo il ritorno dall'esilio in Francia, quattro cavalieri del regno d'Inghilterra lo uccisero nella cattedrale di Canterbury. La Storia non s'arrende alla Parola se non di fronte alla testimonianza estrema del donare la vita sino alla morte. La fedeltà di Thomas Becket alla Parola ha impresso una svolta alla Storia non solo nel regno d'Inghilterra, ma anche in Francia, nello stato pontificio e nel sacro romano impero, per qualche secolo.

                             don Carmelo Guarini

                                

mercoledì 4 marzo 2026

Ardimento o prudenza ?

 

                                    Le persone libere sono poche

La maggior parte della gente preferisce le sicurezze del sistema : la comodità e il cinismo creano dei vantaggi e allontanano i guai. Dietro la presunta umiltà e lo sfoggio di prudenza si nasconde un certo opportunismo inconfessato "Speriamo che me la cavo!".


                                    Le persone libere sono poche

Una persona libera non s'accontenta di una risposta scontata, pone sempre un'altra domanda. Non s'accontenta neppure di una facile concordanza tra ciò che accade all'esterno e ciò che muove l'interno. Non lascia che vada perduto ciò che nel passato le persone libere hanno evidenziato: la distanza tra l'ideale e ciò che si riesce a vivere.


                                    Perchè preferire l'ardimento alla prudenza ?

L'ardimento non è di chi scatena una guerra, piuttosto è di chi oppone resistenza.

L'ardimento non è di chi si arrichisce depredando e  accumulando, semmai di chi sa trasformare la miseria in una scelta di povertà.

L'ardimento non è di chi usa il potere per dominare, ma piuttosto di colui che sopporta il dominio con dignità e lo trasforma in strumento di liberazione, impedendo al dominatore di averla vinta.

Testimonianze ne possiamo trovare tra artisti e santi, che senza creare opposizione tra buoni  cattivi sono riusciti, senza condannare la prudenza, a far vivere l'ardimento.

Filippo Brunelleschi riuscì a tenere insieme l'ingegnere e l'artista : la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze è una prova concreta che il calcolo e la bellezza possono convivere.

Francesco d'Assisi fece della povertà un ideale : usò nei confronti di istituzioni della ricchezza una lotta non violenta, credendo però sine glossa all PAROLA del vangelo "il regno dei cieli è dei violenti".

Gioacchino da Fiore ardì parlare di un'epoca dello Spirito Santo, ma non volendo togliere nulla alla divinità del Padre e del Figlio; anzi fece della povertà del Padre e del Figlio una scelta di vita, non un discorso retorico.

                                L'ardimento lascia alla prudenza la libertà di riflettere e di verificare : il tempo dirà ciò che è rimasto (e ciò che non è riuscito a rimanere) e il giudizio di Dio sarà diverso dal giudizio degli uomini.

                                         don Carmelo Gurini

lunedì 2 marzo 2026

L'io autentico

  

                                      Dove troviamo l'io autentico ?

Facciamo esperienza di un io corporeo, ossia di una vita biologica; sperimentiamo anche un io psichico ossia una vita della psiche. Ma sia l'una che l'altra le vediamo soggette al cambiamento, ad una decrescita che conduce inevitabilmente alla morte.  E' possibile allora immaginare un percorso che sperimenti una crescita effettiva dell'io?


                                       L'io autentico e la pratica spirituale

Nel vocabolo Unheimliche  Freud aveva lasciata aperta la possibilità di un duplice significato :  inquietante estraneità  -  inquietante familiarità. La narrazione dell'io biologico e dell'io psichico si presta all'interscambiabilità dell'inquietudine. In fondo la pretesa familiarità dell'io biologico e dell'io psichico è spesso sperimentata come estraneità; c'è quindi un'ambiguità di fondo che pone l'interrogativo sulla crescita o sulla decrescita dell'io.


                                       La vita dello spirito è una pratica

L'io falso presume di essere non finito. Sartre si diceva meravigliato dal fatto che Merleau-Ponty non accettasse di considerare l'uomo un assoluto, una volta che non si riconosce più Dio come assoluto. Tuttavia Merleau-Ponty conservava una coerenza logica : non poteva considerare l'essere finito un infinito (principio aristotelico di non contraddizione, ma anche sperimentazione concreta della mortalità umana).

L'io spirituale cresce con la pratica della preghiera : ha bisogno di un Altro che lo liberi dai suoi limiti e dalla presunzione di onnipotenza. 

L'io spirituale cresce col digiuno e la condivisione : il corpo e la psiche vengono relativizzati dal fatto che l'io spirituale sposta la sua attenzione sull'altro invece che tenerla sul proprio io narcisistico.

L'io interiore diviene simile ad uno specchio : non si considera Dio, ma trova Dio dentro di sè. L'io interiore diviene spirituale per una presenza di Dio sperimentata in maniera sempre più costante non solo dentro di sè ma anche all'interno degli altri. Colui che vive di fede vede sempre anche nell'ateo, nel peccatore, nel nemico, nell'estraneo la presenza di Dio; se non riscontra la somiglianza, può credere però che è rimasta l'immagine divina. La pratica è essenziale per scorgere l'io falso e vivere l'io autentico.

                           don Carmelo Guarini

sabato 28 febbraio 2026

Illusione e delusione

 

                                  Una teoria della narrazione è indissociabile da una teoria delle pratiche

L'individualismo è la figura storica della modernità occidentale. Si può dire qualcosa di più : il cogito o l'io penso ha oscurato il significato originario della relazione, dando origine al nichilismo.  L'io illusorio prende il posto dell'io autentico, la cui sostanza è la relazione.  Una pratica spirituale è in grado di far vedere l'invisibile anche in un'opera d'arte, per esempio nell'icona orientale. Una pratica nichilista fa vedere soltanto il visibile :  una parte significativa  dell'arte moderna mostra soltanto ciò che appare.


                                    La delusione nasconde l'illusione : le aspettative dell'io hanno annullato il desiderio

Tra le aspettative dell'io  e l'ordine sociale non c'è più collegamento. Il progetto di un progresso indefinito si è sbriciolato : il sistema non corrisponde più nè al progresso economico che si è squilibrato, nè all'aspettativa culturale che ha visto la frantumazione della comunità. L'anti-sistema ha messo in campo la solitudine dell'io, di tanti io che non comunicano più, anzi che hanno l'illusione di comunicare, ma si tratta soltanto di chiacchiera.


                                     Una pratica spirituale unifica lavoro, economia. cultura, ossia rende possibile la comunità

L'io autentico non cerca l'autoesaltazione e l'autogiustificazione; non s'illude nel seguire un sistema che è già collassato. L'io autentico unifica pensiero, passione e azione, non si costruisce sulla ricchezza, sul dominio e sul sapere (che sono in definitiva tre forme di potere che annullano la relazione). L'unificazione dell'io nella solitudine è la condizione della relazione.


                                     Nessuna illusione e nessuna delusione per coloro che fondano la loro esistenza sulla relazione trinitaria e kenotica

Il Dio che si fa visibile in Gesù non elimina l'invisibile, anzi fa riferimento costante all'invisibile, ossia mantiene la relazione trinitaria. In più svela il senso della kenosi, dell'annichilimento : il non essere di una  persona è per far essere l'altra persona. Il non essere non è un assoluto di fronte all'essere, è piuttosto il lasciare essere l'altro. La generazione del Figlio da parte del Padre non riduce la relazione ad una sola direzione. Il Figlio fa tornare al Padre ciò che ha generato. Questo amore di andata e di ritorno è Spirito. La teologia razionalista ha contribuito alla deriva nichilista della cultura occidentale quando ha emarginato la teologia mistica. Nel periodo della crisi modernista :  ragione  e fede  -   ascetica e mistica  -  metodo dogmatico e metodo storico-critico erano visti in contrapposizione. Se non si vive ciò che si crede, l'io penso finirà per credersi illusoriamente il creatore di se stesso. Se si mette la fede nella relazione all'inizio del pensiero, non ci saranno più illusioni e delusioni.

                          don Carmelo Guarini

martedì 24 febbraio 2026

Il falso Io e l'epidemia

 

                              L'affermazione del falso Io ha suscitato l'epidemia delle droghe

C'è uno stretto legame tra il falso io e l'epidemia delle droghe. La sola repressione non potrebbe mai eliminare l'uso di droga. E' la domanda di droga che ne alimenta la diffusione.  Ed è sulla domanda che si dovrebbe intervenire, con una prevenzione che s'interroga sul perchè si fa uso di droghe. Coca, crak, fentanil sono davvero una risposta alla solitudine, alla tristezza, alla depressione ? Oppure danno soltanto un'illusione di felicità ?


                               Tutto bene ?  L'io autentico elabora il desiderio di occupare il proprio posto nel mondo

Verlassenheit (lasciare andare) quel progetto rimasto estraneo all'io profondo. Il distacco potrebbe essere confuso con il non far niente. In realtà non si tratta della rinuncia ad agire. Il cambiamento richiede un combattimento : in primo luogo, contro il conformismo, che diviene sempre un luogo comodo (non dissentire, per non avere fastidi);  in secondo luogo, occorre perdere la vecchia spiritualità e trovarne una nuova; in terzo luogo, la nuova spiritualità deve interagire con una nuova politica. 


                                Il ricorso alle droghe è una forma di rinuncia sia alla ricerca di una nuova spiritualità, sia ad un nuovo impegno nella politica

Il cambiamento guarda sia all'interesse sia al guadagno che si consegue. L'interesse è ciò che tiene in gioco la vita : togliendo il peso dello sforzo, il gioco non fa perdere all'interesse la sua autenticità. Ciò che si guadagna da un cambiamento è un nuovo ordine tra CORPO  -  PSICHE  -  SPIRITO.  A volte è il corpo che vuol prevalere. Altre volte è la psiche a cedere.  Anche lo spirito può non reggere ad un combattimento prolungato.  Come uscirne?


                                 La relazione è scomparsa.  L'eremita non si ritira dalla società per disprezzo o per un quieto vivere, ma perchè contesta la mancanza di relazioni autentiche

Il ritrarsi in solitudine è una contestazione verso una forma di società che non considera più la persona al centro dell'attenzione e dell'interesse. Si chiede all'individuo il massimo della prestazione, una lotta a superare se stesso sino al collasso psichico. All'inizio di un percorso relazionale c'è una fiducia accordata all'altro, che contempla un ritorno di fiducia reciproca.  Se invece di riporre tutta l'attenzione e tutto l'interesse sull'io, lo si ponesse sulla relazione, si potrebbe sperimentare un altro stile di società; e non ci sarebbe più  bisogno di ritiro eremitico.  Non  ci sarebbe neppure bisogno di droghe, che sono soltanto un tentativo di fuggire la relazione.

                             don Carmelo Guarini