" La poesia del nostro tempo". Così Raissa Maritain inizia un breve scritto del 1945:
" Tempo dell'odio. Tempo del dolore. Del dolore inflitto dall'odio. Tempo dello sgomento. Tempo della morte.
La speranza smarrita non sa dove aggrapparsi. L'agonia dei corpi e delle anime inarca sulla nostra terra una cupola di grida e di sangue.
Le promesse di pace non potranno essere mantenute. La miseria scatenata dalla miseria non potrà essere soccorsa - sino alla morte. Finchè non si saranno esauriti l'odio, la scienza dell'odio e la potenza dell'odio. Fin dopo il suicidio della terra, dopo che la terra avrà dato il suo pieno frutto di fuoco. E Dio sopravvenendo non troverà da giudicare che dei morti.".
Nella "Leggenda del grande Inquisitore", un poema nel poema di F. Dostojevskj "I fratelli Karamazov", Gesù Cristo viene condannato per aver predicato la libertà e l'amore, la libertà come condizione dell'amicizia. Senza la scelta libera e consapevole, non c'è riconoscimento reciproco tra persone.
Spinoza non si era accorto che sovrapponendo la storia alla natura, manteneva la storia sotto l'oppressione della legge, come la natura che non può ribellarsi alle leggi distruttive (terremoti, desertificazione per l'esaurimento di acqua, ...). La ragione e la libertà, diceva G. Vico, possono divenire riscatto per la storia, se essa sa riconoscere il messaggio divino.
L'ultima parola può essere detta con facilità dalla pars destruens, ma è la pars construens che edifica il futuro.
Viktor Frankl diceva che Freud aveva mostrato soltanto il sottosuolo della psiche, parlando di un inconscio sincronico col suo tempo. Ma già qualche decennio dopo, occorreva mostrare il piano terra dell'inconscio, ancora una volta sincronizzandosi col proprio tempo. Le malattie ora erano : mancanza di significato della vita, non si sopporta l'esistere della sofferenza, si fa dipendere la libertà dalle circostanze esterne. La risposta a queste malattie, diceva Viktor Frankl, è trovare la volontà di significato, il senso della sofferenza, la libertà interiore che non annulla le circostanze ma non si fa condizionare da esse nelle scelte da compiere.
Occorre aggiungere che, se si fosse in grado di vivere il riconoscimento reciproco, e ancor più il dono reciproco della vita come prospettato da Gesù, le malattie dell'odio e del conflitto, della guerra e della vendetta potrebbero trovare la guarigione. Ma c'è ancora fede nella relazione ?
don Carmelo Guarini