domenica 28 dicembre 2025

La vita nuova

                 La trasformazione della vecchia vita nella  nuova suscita la domanda :

                                                    Dove mi trovo ?

                    Mi trovo dove non avrei voluto ?                         Chi mi ci ha condotto ?

Gragorio di Nazianzo, vescovo a Costantinopoli per soli tre anni, un ortodosso tra tanti ariani, nel 381 d. C. protagonista al Concilio di Costantinopoli, dove si dichiara la divinità dello Spirito Santo. Questo il giudizio che ha dato sui vescovi presenti al Concilio, secondo quanto scrive Jean Bernardi: " L'episcopato orientale, che Gregorio ha scoperto proprio a Costantinopoli, gli appare composto da notabili, dotati di qualità amministrative, ma che hanno raggiunto le  responsabilità ecclesiali senza la minima preparazione spirituale e senza formazione religiosa. Questi prelati respirano lo spirito del secolo: molti di loro autoritari e orgogliosi, hanno conservato le abitudini di lusso e fasto. Altri, arrivisti avidi di denaro e di potere, grossolani e senza cultura, hanno abbandonato da poco l'aratro o la fucina, portano ancora sul loro corpo le tracce infamanti della schiavitù e si sono arricchiti in modo disonesto. Dagli uni e dagli altri non c'è da aspettarsi nulla di buono. (...)  Sono tutti pronti a seguire la parola d'ordine del momento ...".  L'eresia ariana faceva da copertura all'avidità di potere e di denaro. Non i giochi di potere, ma lo Spirito Santo può garantire dottrina vera e vita nuova!

                                             Dove mi troverò ?

                                             Smarrirsi o ritrovarsi !

                                  Nasce una vita nuova, una fiducia nello Spirito. 

Camminare nella notte dell'antico senza paura e disperazione.   Camminare con la fiducia di ritrovarsi nella vita nuova,  nell'attesa dell'incontro.

                                           Smarriti nella notte -

                                       quando non c'è più sole e luce -

                                       come prima dell'inizio !

                                        Calunnia sonora : la lingua che uccide - non vuole imporsi il silenzio .

                                        Omertà : la lingua tace - e dovrebbe parlare!

                                        Il mondo antico - la vecchia vita,   si giustificano :

                                           così siamo - così rimaniamo!

La vecchia vita : sentirsi fuori posto, in un mondo assurdo, rassegnati e impotenti, troppo orgogliosi per chiedere un dono.

                                        Frastuono e tempesta :  ucciso il silenzio  -

                                        ubbriachi di droghe, alcool  e chiacchiere -

                                         e   alla vita nuova  addio.

La vita nuova : dove porta il cammino? Seguendo la stella , appare meraviglia. Senza speranza non s'accende il futuro.     Ancora la guerra?   Ancora la fame?    Ancora la morte procurata dall'odio ?  

                                         Dove porta il cammino?

                                          La via della giustizia : non è piana - non è sparsa di fiori.

                                          La via del perdono e della pace : coronata di spine,

                                          ma le rose tornano a primavera!

Camminare nella notte, senza avere neppure la luce della luna e della stelle, con una  debole  fiamma nel cuore, nell'attesa dell'incontro che non vedrà  la fine; neppure la morte potrà spegnerlo - è risorto  prima ancora della morte.

                                don Carmelo Guarini


giovedì 25 dicembre 2025

La novità del Natale

                                     La meraviglia appare se  una stella la mostra!

                                      Un cambio di sguardo, ed ecco l'incontro.

                                      In fondo la pace richiede una lotta -

                                       per non tornare più indietro.

La novità che Gesù Signore porta è l'uomo nuovo, non quello che obbedisce alla legge per avere una ricompensa, ma quello che ama perchè crede nella relazione.


Perchè si torna sempre alla guerra, all'avidità di denaro, al dominio sull'altro ? 

                                    

                                          Il troppo progresso che uccide lo spirito -      

                                           la vittoria della macchina,  per un uomo robot   -

                                           nessun uomo è un' isola,

                                           se non dimentica la relazione.


Perchè tornare all'antico dopo la novita di Gesù? Buttare all'inferno il meglio di tanti secoli ?


Manca la meraviglia. Vale la pena che torni la meraviglia e coloro che ancora si meravigliano.  Il lavoro, l'azione, l'iperattività, l'agitazione, le preoccupazioni sommergono, procurano naufragio alla natura e alla storia.

                                              Meraviglia : attenzione alla novità -

                                              per non restare immobili nel proprio sapere -

                                               l'antico ritorna per salvare  pigrizia -

                                               per dormire ancora, indifferenti all'alba.

Tornare alle origini, seguendo la stella che conduce all'incontro e svela ad ognuno il proprio destino. 

Non più rassegnati -  non più indifferenti : per scoprire il nuovo, una lotta per ricevere il dono della fiducia , pietra d'inciampo di ogni incontro autentico.

                     Buon Natale

mercoledì 24 dicembre 2025

Un motivo per non rassegnarsi

 La grandezza e la povertà (non la miseria) di una novità assoluta non sta nella vittoria o nella sconfitta ma nel fatto che si lotta senza fine per poterla incontrare. 

La logica seguita da un artista o da un mistico può essere diversa dalla logica seguita da uno scienziato,  ma l'esperienza che tutti seguono è quella di poter infine incontrare la novità incomparabile che si nasconde tra le pieghe della natura e della storia.

Perchè sono atterrato su questa terra, in questo tempo ? Il contatto con questa natura e con questa storia cosa realizza per la mia vita? Il destino è già tutto scritto o può esser forgiato e modificato?

Lo scienziato, l'artista, il mistico cercano nell'esperienza qualcosa di più della tecnica che caratterizza il lavoro di ognuno. Il motivo per cui il lavoro non è tutto sta proprio nel fatto che nega il mistero della vita e della morte,  della novità assoluta e della ricerca che non si rassegna al dominio, all'arroganza della ricchezza, alla storia che vuole tornare a vincere uccidendo - massacrando - impadronendosi con la forza di ciò che non è suo.

Chi non è scienziato, artista e mistico si rassegna a vivere di lavoro, per sopravvivere, rinuciando al supervivere. E avrebbe ragione ad accettare la vita in ciò che chiede di più normale se non fosse che in questo modo rinuncia alla novità, ossia alla ricerca di quel motivo che impedisce la rassegnazione.

Una vita senza ricerca del nuovo è continuazione dell'antico : giustifica la tradizione, ma rifiuta di tornare a quel momento rivoluzionario che ha dato origine alla tradizione. Ogni rivoluzione inizia con l'azione e prosegue con la narrazione. 

Per la vita contemplativa si tratta non di cogliere l'occasione ma di rispondere ad una  vocazione : mette al primo posto non la soddisfazione dell'Io ma la relazione con l'Altro.

Cosa racconta la vita contemplativa ? La storia di una relazione e di una comunità, non lo smarrimento dell'Io. Se racconta dell'Io, potrebbe dire soltanto che Esso è assurdo o mistero. Se è assurdo, non dovrebbe esistere. Se è mistero, occorre inventare una via che conduca alla rivelazione del mistero. Il percorso greco dalla tragedia alla filosofia ha condotto la ragione fuori dall'assurdo e l'ha introdotta alla soglia del mistero. 

" Chi fa la verità viene alla luce " : il Vangelo ha voluto unificare la pratica (il mettere in pratica) con la narrazione. L'esperienza diviene determinante : altrettanto si deve dire della motivazione. Se essa è retta, non si può dire che si sta perseguendo la pace facendo la guerra. La motivazione deve corrispondere all'azione.

Il ritorno ad Abramo, alla fede di Abramo : la novità della relazione col Padre e col figlio -  Dio non è più un padrone, ma un amico; il figlio non è più un olocausto da sacrificare, ma una vita da valorizzare. Il ritorno alle origini : una rivoluzione. Il ritorno a Gesù : non più la Legge che uccide, ma l'amore che fa vivere. La narrazione delle origini mostra la novità della storia che non si ripete.

                                                don Carmelo Guarini

venerdì 19 dicembre 2025

La novità non è un rammendo


 " Faccio una cosa nuova, non ve n'accorgete ?"  : così parla Dio tramite il profeta.

Dio fa nuova la realtà, rimette ordine, perchè la realtà di prima era stata messa in disordine. Ma questo ordine nuovo è rivelato non più nella legge, ma nell'amore.

" Chi fa la verità,  viene alla luce" , così l'apostolo ed evangelista che ha raccolto le parole più pregnanti  e sintetiche pronunziate da Gesù : amicizia, amore, verità, luce, vita, perdono (ossia il dono che persegue il fine supremo : la salvezza di tutti, anche quella del nemico ) , comunione e comunità.


In un presepe occorre metterci la croce, per liberare il  Natale dal sapore dolciastro e sdolcinato di un cambiamento di facciata o di una ripetizione abitudinaria che non vuole cambiare nulla. Purchè tutto rimanga sotto il nostro controllo, riusciamo a fare anche del Natale un rammendo. Tra i doni portati dai Magi alla Grotta non ci sono soltanto oro e incenso, c'è anche la mirra, il profumo per imbalsamare il cadavere. Ma la mirra non dice ancora tutto, nasconde qualcosa di essenziale della vita e della morte del Bambino, nasconde la Croce. 


                                           La pace non è un rammendo !

                                           La vita non è un rammendo !

                                           Natale non è un rammendo |


L'esperienza finisce per svelarci ciò che abbiamo cercato : la verità di noi stessi e degli altri, la verità della vita e della morte, del dolore e della felicità che passa, del desiderio che rimane. S. Agostino, commentando il salmo 37, scrive :  " Il tuo desiderio è la tua preghiera :  se continuo è il tuo desiderio, continua è pure la tua peghiera.  (...)   Ma v'è un'altra preghiera, quella interiore, che è senza interruzione, ed è il desiderio  (...)   La freddezza dell'amore è il silenzio del cuore, l'ardore dell'amore è il grido del cuore.  Se resta sempre vivo l'amore, tu gridi sempre; se gridi sempre, tu desideri sempre;  se desideri, hai  il pensiero volto alla pace. ".

                                            Il desiderio di pace è disarmato e disarmante!

    don Carmelo Guarini



mercoledì 17 dicembre 2025

Meditazione - silenzio, non rumore


 La narrazione di senso svuota il nichilismo : ogni evento ha un orizzonte di memoria e un orizzonte d'attesa. Il vuoto nichilista si riempie di senso se si collega il passato al futuro, la memoria all'attesa.

Il selfie e il like mostrano l'inutilità dell'incontro perchè svuotano dall'interno la relazione.   Si è spezzato il legame tra ciò che si vive e ciò che si narra;  questo legame è interiore, non può essere imposto dall'esterno, nè dalla piattaforma, nè dalle informazioni che fa transitare.

Silenzio e meditazione sono i due protagonisti dell'incontro, o meglio di ogni relazione che consente l'incontro.  Un Io isolato è un individuo che non si relaziona, che non ha passione per l'incontro.


Nel 1994 il Dalai Lama era stato invitato a Londra a tenere un seminario di meditazione sui Vangeli e su Gesù. La sua era una ricerca aperta. Quando gli venne chiesto cosa avrebbe voluto chiedere a Gesù se lo avesse incontrato, rispose : "Vorrei conoscere come intendi la natura del Padre.".  Ma ciò che i partecipanti cristiani al seminario hanno trovato interessante è stata la lettura o meglio la meditazione che il Dalai Lama ha fatto sui vangeli.  Diceva : "Credo che lo scopo di tutte le principali tradizioni religiose non sia di costruire grandi templi esteriori, ma di creare templi di pietà e di compassione all'interno di noi, nei nostri cuori.  (...)  Sono convinto che l'effetto sulla mente e sul cuore sarà tanto più grande se si abbineranno nella pratica quotidiana la preghiera, la meditazione e la contemplazione. Uno degli obiettivi e degli scopi più importanti della pratica religiosa è la trasformazione interiore della persona da uno stato mentale indisciplinato, incontrollato e distratto ad uno disciplato, controllato ed equilibrato. Una persona che ha  perfezionato la capacità di concentrazione avrà senz'altro maggiori possibilità di raggiungere l'obiettivo. Quando la meditazione diviene una parte importante della propria vita spirituale, si riesce a realizzare in modo più efficace questa trasformazione interiore. ".


Il rumore distrae, disorienta, finisce per creare  confusione tra ciò che è essenziale e ciò che è contingente, tra ciò che merita  che rimanga e ciò che è meglio che scompaia. Il silenzio, da cui nascono le parole vere,  non crea confusione quando parla di guerra e pace, di giustizia e di corruzione, di amore e di odio, di verità e di menzogne. La meditazione ricrea relazioni e comunità.

                                      don Carmelo Guarini

martedì 16 dicembre 2025

Il simbolo e il calcolo

                                         

                         Dalla meditazione  all'azione  :  il percorso dal Medioevo alla Modernità


 Nell'età feudale (Medioevo) il simbolo è lo strumento di comunicazione  e di  scambio.

In età moderna strumento di scambio e di comunicazione è il calcolo. La misurazione numerica sostituisce il valore simbolico.

Ciò che si sottolinea in età moderna è l'azione.  Karl Marx lo eveva enfatizzato in un'espressione divenuta popolare : " Ciò che importa è cambiare il mondo, non  interpretarlo."  Ma è possibile un cambiamento senza un'interpretazione?  Paul Ricoeur lo ha fatto notare, sottolineando che c'è un conflitto delle intepretazioni tra ciò che hanno detto Marx, Freud e Nietzsche (economia -  inconscio -  nichilismo).  I maestri del sospetto hanno liquidato la fede, vedendovi in essa più una perdita che un guadagno.

Forse nel Medioevo la meditazione aveva bloccato lo sviluppo dell'azione; ma è anche vero che l'azione era stata sganciata dalla meditazione.  Ma nella Modernità l'azione si è persa nel calcolo, invece di approdare al dono, che è il calcolo incommensurabile.

E' stata la fenomenologia a porre l'evento - dono come punto di partenza della riflessione filosofica : la relazione viene prima del cogito individuale; la "fede percettiva" sta alla base della relazione. La domanda ora sarebbe : porre il calcolo o il dono come punto di partenza della relazione quali conseguenze comporta? In altri termini : si guadagna di più a porre il calcolo come punto di partenza della relazione oppure si perde? E' possibile che porre il dono come motore della relazione costituisca più un guadagno che una perdita?

Il dono conserva il valore simbolico della relazione nella Gegebenheit.  Il calcolo, con  la misurazione, annulla il valore simbolico, riducendo in tal modo la relazione a merce di scambio (Marx), rimuovendola dal cosciente (Freud), conducendola al nichilismo con l'esaltazione dell'Io (Nietzsche). 

Ciò che i maestri del sospetto non  avevano preso in considerazione : la persona umana è relazione. Perchè la relazione si sviluppi, occorre la fede percettiva.   La fede non è un'ingenuità;  non è neppure qualcosa di fantasioso; la fede riacquista forza proprio grazie al fenomeno-dono. La fede è un dono : in quanto si dona e si riceve è insieme azione che richiede riflessione e meditazione.  Il dono diviene il veicolo della relazione, capace di produrre pace invece di guerra, incontro invece di conflitto. Il dono non esclude il calcolo d'interesse, ma lo conduce al vertice, ossia dove il calcolo è incommensurabile!

                                            don Carmelo Guarini

domenica 14 dicembre 2025

La meditazione

                     

                1994 : a Londra il Dalai Lama tiene per i cristiani alcune meditazioni su dei brani dei                                       Vangeli.


Nel libro Incontri  con Gesù - Una lettura buddhista del Vangelo, in prefazione Robert Kiely scrive :

                           " Per rispondere all'osservazione di alcuni che affermavano di non meditare perchè troppo impegnati, Sua Santità (il Dalai  Lama) ha raccontato la storia di un monaco che continua a promettere al suo pupillo di portarlo a un picnic, ma è sempre troppo occupato per farlo. Un giorno vedono una processione che segue un cadavere. "Dove sta andando?", chiede il monaco al suo pupillo. La battuta finale, rimandata almeno di cinque minuti, dopo che il traduttore, il pubblico e il quattordicesimo Dalai Lama smisero di ridere, era  "A un picnic". 


Rivalutando pranzo e meditazione, sorriso e lacrime, spingendosi oltre dualismo e manicheismo, avanzando nella vita per cercare armonia, trovandola nel silenzio e nello scambio di esperienze,  consiglio la lettura del libro  : 

                                                  Dalai Lama,  Incontro con Gesù - Una lettura buddhista del  Vangelo


La pratica della meditazione può dare slancio alle relazioni e alla comunità, perchè fa riscoprire anzitutto a colui che medita la propria interiorità, la fiducia nella propria coscienza e nel pensiero, oltre al rispetto per la coscienza e il pensiero dell'altra persona.


                                                  don Carmelo Guarini

venerdì 12 dicembre 2025

Eventi di comunità

                                                Due poesie

        1.           Povertà d'esperienza - o

                   Esperienza della povertà !

                    Quale l'evento ?


                    Il benessere uccide l'incontro -

                    un pranzo d'ingordigia

                    e c'è subito il  vomito.


                     Storytelling è vendere storie,

                     il  racconto che muore!

                     La povertà :  il cantico delle creature -

                     suoni, colori, carezze, e sogni di un mondo altro -

                     dalle armi si torna all'anima.


          2.        L'evento : granaio d'esperienza - 

                      lingotti d'oro ubbriacano, come chiacchiere e droga.


                     Più nessuno racconta -

                      proverbi e novelle erano sale e luce.

                      Oggi solo informazioni :

                       disorientano e isolano.


                       Nel racconto dell'esperienza

                       il giusto orientamento  -  se  mancano

                        fiducia, silenzio e ascolto ,

                       nessun  incontro per   amici.


                                        don Carmelo Guarini

          

                       

martedì 9 dicembre 2025

La comunità e l'arte

 Il poeta Novalis  (pseudonimo di Friedrich Von Hardenbergh )  scrive:

                             " Tu suscitasti in me il nobile desiderio

                                di concentrare lo sguardo nell'immenso mondo ".

L'attenzione del poeta non si ferma all'ammirazione della natura, vorrebbe raggiungere la comunità degli uomini.  Immaginare la comunità tra la crisi che oggi la investe e ciò che domani potrà farla rinascere : ascoltare ciò che dice un poeta fa sognare oltre il presente, ma ancora più interessante è ciò che prospetta un filosofo di  ermeneutica.

Scrive Paul Ricoeur : "  ... la teologia non viene mai per prima, è sempre una riflessione in seconda istanza che suppone  per l'appunto l'esercizio della predicazione. ".

Direi : non solo l'esercizio della predicazione, ma anche l'esercizio della pratica evangelica e la comunicazione di essa. Dunque l'esperienza che precede la predicazione. Un nuovo tipo di testimonianza sembra necessaria.

Ancora Paul Ricoeur  : "  Si tratta di far emergere nel mondo di oggi una nuova articolazione dello spirituale con il politico ...  In effetti siamo alla ricerca di un nuovo equilibrio tra dimensione spirituale  e  dimensione politica ...".

                  La persistenza di un certo assistenzialismo fondato sul finanziamento pubblico , ha deresponsabilizzato la motivazione e l'azione personale. Astrattismo e pragmatismo, ossia pensiero senza la prassi e prassi senza il pensiero : tra questi due estremi si è mossa la civiltà europea, finendo in un  vicolo cieco. Oggi sono una moltitudine coloro che in Europa non fanno altro che parlare di declino, di deriva, di tramonto.  E' difficile trovare qualcuno che prospetti vie d'uscita dalla crisi, fornendo espererienze e indicando progetti. Il fatto è che l'individualismo ha segnato così profondamente ogni aspetto dell'esistenza in Europa ,        che non si trova più desiderio e immaginazione per creare la comunità su nuove basi.  L'arte è servita più della burocrazia per uscire dai regimi totalitari e dittatoriali : questa è stata l'esperienza di vari paesi in Europa.  Ora il compito è più difficile, perchè scarseggia l'ispirazione artistica. Forse proprio dalla comunità potrebbe venire un incoraggiamento per l'arte : dall'ascolto e dallo sguardo dell'arte del  passato potrebbe venire ispirazione per il presente.  Che l'arte abbandoni l'individualismo!  Che la  comunità  promuova l'arte!  L'una e l'altra guardino all'oggi e al domani!

                                                 don Carmelo Guarini

domenica 7 dicembre 2025

Fine de monopolio

 Il cattolicesimo può dire :  fine al monopolio in Italia;  musulmani e buddisti fanno concorrenza. Si aprono nuove moschee, nuovi monasteri buddisti.  Il proselitismo prospera in tempi di crisi.

Ma il problema non è fare o contrastare il proselitismo. La sfida è rappresentata dalla formazione culturale e dalla vita spirituale.

La novità del cristianesimo rispetto alla "legge antica" è rappresentata dalla testimonianza reciproca che Dio Padre rende a Dio Figlio, e che Dio Figlio rende a Dio Padre. Questa testimonianza il Signore Gesù ha lasciato ai discepoli col "suo testamento" : "amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi". 

Nel comandamento nuovo è contenuta la novità di vita che investe l'economia, le relazioni, la cultura  (scienza, filosofia, arte ossia creatività,  ecc. ), i rapporti tra i popoli e tra le religioni.

Avere il coraggio dell'ascolto e della fiducia nell'altro.   Passare dalla competizione alla collaborazione.  Donare e ricevere vuol dire che posso imparare qualcosa dal diverso, e posso anche insegnare qualcosa al diverso. Come cattolici possiamo imparare qualcosa dai buddisti e dai musulmani, senza smettere di essere cattolici. Ma possiamo anche testimoniare qualcosa che buddisti e musulmani non hanno : la ricchezza del Vangelo la si può scoprire nelle parole come nelle opere.

Un contesto di concorrenza è in fondo migliore di un contesto di monopolio : si è indotti ad essere più vigilanti, più attenti, più coerenti, più rilevanti.

Occorre avere più fede nella forza trasformatrice del  Vangelo. Occorre investire di più nella formazione : non solo testimonianza nelle opere, ma anche coraggio nel parlare con parresia, come parla il vangelo. In fondo le parole del Vangelo non possono essere staccate dalla persona  di Gesù Signore. In ogni parola che diciamo, esprimiamo tutta la persona. Dobbiamo anche saper riconoscere che non viviamo il Vangelo come dovremmo : che non condividiamo abbastanza con chi ha bisogno, che preferiamo l'omertà invece di dire la verità con coraggio, che non educhiamo i bambini a stare in chiesa in silenzio, con rispetto, in preghiera ...

Insomma, da una crisi si esce,  anzitutto riconoscendola, poi mettendo in atto i rimedi : il rinnovamento, la pratica di ciò che ci è stato insegnato. Non ci sarebbe più bisogno di droghe, di alcool, di divertimento scacciapensieri, se prendessimo sul serio l'ideale cristiano e cercassimo in ogni modo di praticarlo in ogni aspetto della vita. 

Del diavolo si può dire che è l'avversario, in quanto tenta la persona e la induce al vizio. Di Dio si deve dire che mette alla prova (non tenta), ossia induce alla virtù. Ognuno può e deve imitare Dio, non l'avversario che si chiama diavolo.

 Davvero la fine del monopolio cattolico potrebbe rappresentare l'inizio di una vita cristiana a tutto campo!

                                      don Carmelo Guarini               

      

mercoledì 3 dicembre 2025

Il racconto della contingenza

La teologia moderna ha sviluppato poco l'evento dell'Incarnazione, del Dio fatto Uomo. Con Gesù Signore (Kirios in greco -  Adonai in ebraico) Dio è presente nell'umanità e nella storia al modo dell'immanenza. Ovvero la trascendenza e l'immanenza hanno finito per coincidere.

In che modo si può sentire Dio non più nella  lontananza della trascendenza, ma nella vicinanza dell'immanenza?

Facendo proprie e vivendo le parole del Vangelo ! Chi ascolta e non mette in pratica, rimane fuori della logica di Gesù e del Vangelo. La vita contemplativa mantiene il primato sulla vita attiva : la preghiera è più del lavoro.  Esperienza della contingenza che viene liberata. Freilassenheit, in tedesco, indica la liberazione. La libertà assoluta appartiene  a Dio:  soltanto Lui può liberare.  L'essere umano è contingente; la sua libertà contingente ha bisogno di essere liberata .

L'essere umano non è una macchina. Il fenomeno dello spirito lo si scopre nell'essere umano se si considera  essere paziente.  Vivere il pathos è trovare il senso del soffrire!

Così si esprime Byung - Chul Han in Vita contemplativa o dell'inazione : "  Siamo molto  ben informati, ma privi di orientamento, a causa della mancanza di narrazione. Se la felicità umana, come scrive Nietzsche, dipende dall'esistenza di una verità indiscutibile, allora siamo davvero infelici.  La vita è narrativa mentre le informazioni sono additive  ...  Il mondo odierno è molto carente di contenuti simbolici in grado di fissare stabili assi temporali. La percezione simbolica, in quanto riconoscimento, riesce a cogliere ciò che dura.  La percezione simbolica è libera dalla contingenza ... ". 

Il racconto che Gesù ha fatto della contingenza è avvenuto a partire dal suo averla prima vissuta. La vita nuova che presenta, riguarda tutto il tessuto umano : il lavoro, il potere, la sofferenza, la morte. Alla base della vita nuova non mette la nozione astratta di uguaglianza, ma l'esperienza trinitaria dell'amore reciproco. A partire da questo si può scoprire nuovo il lavoro, nuovo il servizio (che capovolge l'esercizio del potere), nuova la sofferenza, nuova la morte. Fino ad allora, la morte conosceva solo la rianimazione del cadavere, ma non l'anàstasis, che è trasformazione della vita biologica del corpo  in vita spirituale.

La contingenza viene liberata della contingenza. Ma non alla maniera di chi oggi vorrebbe trasformare l'uomo in una macchina. Neppure l'ibernazione risponde al  bisogno umano d'immortalità : lì c'è solo un ritardo del processo biologico, ma non una sua trasformazione.

Affidare all'economia di mercato ( produzione e consumi )  e alla tecnologia la realizzazione del destino umano è un'illusione. Byung - Chul Han cita la secunda secundae della Summa theologica, dove  Tommaso d'Aquino commenta l'Etica Nicomachea di Aristotele : " E' la felicità del contemplare alla quale sembra essere subordinata la vita politica nel suo complesso : la pace infatti conseguita e mantenuta perseguendo gli scopi della vita politica, dà agli uomini la possibilità di dedicarsi alla contemplazione della verità. ".  I politici che perseguono la guerra, credono più alla morte che alla resurrezione. Il filosofo coreano  cita anche La città di Dio, di Agostino : "ubi amor, ibi oculus".     

Il guardare, il meditare, l'amare convergono e finiscono per creare l'unità dello spirito umano, vincendo in tal modo le divisioni della contingenza.

                                    don Carmelo Guarini


lunedì 1 dicembre 2025

L'economia del dono

 Quale economia persegue il dono ?

Non la produzione di cose materiali e virtuali, ma l'investimento nella relazione.

L'esperienza spirituale è una vita profonda : è un dare e ricevere. Si distingue dal lavoro, che rimane merce di scambio quando non mette la relazione umana al primo posto. 

Lo stile di vita consumistico ( i prodotti che si scambiano rendono anche le persone merce di scambio) annulla la relazione autentica; il tempo impiegato per produrre e consumare diviene tempo perduto.

Marcel Proust in Alla ricerca del tempo perduto indicava come il tempo ritrovato è una sorpresa della pazienza dell'attesa.  Scrive : " Ma, a volte, proprio nel momento in cui tutto ci sembra perduto, giunge il messaggio che ci può salvare : abbiamo bussato a porte che davano tutte sul nulla;  e nella sola per cui si può entrare, e che avremmo cercato invano cent'anni, urtiamo inavvertitamente, ed essa si apre. "

La pazienza dell'attesa, perchè il dono divenga reciproco, deve ignorare le aspettative dell'Io. Colui che ha iniziato a donare non perde nulla se non vede subito il dono che ritorna : egli non ha cercato la merce di scambio, ha investito nel  dono. Colui che dona vuole salvare in primo luogo la relazione; ed è proprio questo che rimette al suo posto il valore materiale della cosa.

Il motivo per cui Gesù Signore ha posto l'amore reciproco, e non il lavoro e il guadagno,  a fondamento dell'economia di salvezza, sta nell'esperienza della libertà e del dono.

Non sarà l'uguaglianza (idea giacobina) a fare giustizia tra diseguali. Solo il libero scambio di doni, soltanto la reciprocità del dono può assicurare la giustizia tra diseguali. 

La sorpresa del dono tra donatore e donatario ( il donatario che riceve il dono e a sua volta dona) dipende dal distacco. E' il possesso che rompe la reciprocità. Per questo Pascal distingueva tra miseria , che è privazione forzata di beni, e povertà , che è scelta libera da parte della persona. Il dono inaugura uno sforzo senza sforzo : il soggeto umano non è più impegnato a raggiungere l'obiettivo come avviene nel calcolo, ma egli lascia che  l'evento sia generato  dal dono. 

 La scelta della povertà non è ridursi in miseria; è piuttosto condivisione con coloro che hanno bisogno. Non c'è da vergognarsi sia di ricevere sia di donare. La dignità la si trova sempre nell'economia del dono, che promuove la reciprocità.

                                           don Carmelo Guarini

venerdì 28 novembre 2025

Il complesso di Giona e della balena

 Complesso di Giona e della balena : la psicoanalisi ha indicato così un senso di colpa dietro il quale si nasconde il rifiuto di fare il bene al diverso per non danneggiare l'identico.

Rashi è il rabbino che nel medioevo ha legato strettamente il Targum (traduzione letterale del testo biblico originale) e il Midrash (il commento al testo).

Perchè Giona si rifiutava di adempiere la missione assegnatagli da Dio, ossia predicare la conversione agli abitanti di Ninive ?

Siccome Israele non si era convertito alla sua predicazione, Giona temeva  invece che  gli abitanti di Ninive si sarebbero convertiti; questa sarebbe stata un'umiliazione per Israele, e Giona voleva evitarla.

Il racconto, che non è storico  ma che si rifà alla vita quotidiana,  come fa una parabola,  per far passare un messaggio, fa compiere al  profeta Giona il viaggio spirituale che dovranno compiere gli abitanti di Ninive e lo stesso Israele.

Qual'è il messaggio?  Il perdono di Dio libera dal senso di colpa. La conversione all'amore dona a Dio ciò che è di Dio; allo stesso tempo libera sia l'identico sia il diverso dalla condizione di isolamento. 

Scrive Fernando Pessoa in Il libro dell'inquitudine : " Il governo del mondo comincia in noi stessi. Non sono le persone sincere che governano il mondo, ma neppure le persone insincere.  (...)  Saper illudersi bene è la prima qualità di uno statista. Solo ai poeti e ai filosofi compete la visione pratica del mondo, perchè soltanto a costoro è concesso di non avere illusioni. " (p. 218)   Ancora : " Nella vita odierna il mondo appartiene agli stolti, agli indifferenti, agli attivisti ...   Sono nato in un'epoca nella quale la maggior parte dei giovani avevano perduto la fede in Dio, per la stessa ragione per la quale i loro padri l'avevano posseduta : senza sapere perchè ...  (p. 226-227)   Ancora : " Appartengo ad una generazione che ha ereditato l'incredulità nella fede cristiana e ha creato in sè l'incredulità per tutte le altre fedi.  I nostri padri possedevano ancora l'impulso a credere, che trasferivano dal cristianesimo in altre forme d'illusione.  (...)  Tutto questo noi lo abbiamo perduto. Di ogni consolazione siamo nati orfani. " (p. 229) .  Orfano è colui che è senza padre e senza madre.

Che cosa doveva proclamare il profeta Giona agli abitanti di Ninive e di conseguenza agli stessi israeliti? 

Giona ha dovuto recuperare anzitutto la fede in Dio, per poterla trasmettere agli abitanti di Ninive e agli israeliti. Qual'è il senso di questa fede? La conversione è sentire il bisogno del perdono; l'economia del dono sta proprio nel perdono, perchè ristabilisce la relazione reciproca tra l'identico (che intende preservare se stesso) e il diverso (che si sente escluso). Se non si ristabilisce la relazione col diverso, l'identico non può ritrovare se stesso. L'identità rimane un'illusione se non si fa la pace col diverso. Dio ha mostrato a Giona che Egli aveva lo stesso amore e lo stesso perdono per Israele e per gli abitanti di Ninive!

                                    don Carmelo Guarini

giovedì 27 novembre 2025

Fuori il declino

 Si è parlato molto di declino ed è servito soprattutto a coloro che non se n'erano accorti. Ma ora che la consapevolezza ha raggiunto tanti, è inutile continuare a ripetere come un mantra : c'è declino!

Ciò che non è stato abbastanza evidenziato è questo : il declino non è una crisi irreversibile, è piuttosto l'opportunità di un nuovo inizio!

La confusione nella quale siamo immersi e dalla quale non siamo aiutati ad uscire è la carenza di pensiero e di riflessione sulla storia,  e   il linguaggio che segue la propaganda (e non il rigore logico filosofico e scientifico) e confonde ulteriormente le idee.

Invece di continuare a parlare di declino guardando al passato,  occorrerebbe volgere lo sguardo al futuro e inventare creativamente il nuovo. 

Ad ogni persona e alla comunità serve soprattutto : tornare a pensare e a mettere in pratica ciò che si pensa, superando rassegnazione e indifferenza. E'  ciò che leggiamo nella Lettera di Giacomo 1, 22-25.

" Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi.  Chi fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le rimane fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla. "

Si  deve evitare : l'illusione, l'inautenticità, la mancanza di memoria.

Conoscere la storia e approfondire il pensiero : questa è la via.  La legge della libertà è ciò che il cristianesimo deve riscoprire.  Ed è la pratica dell'amore a Dio e al prossimo che consente questa riscoperta. Valorizzando quello che di positivo la modernità ha realizzato, e lasciando perdere quello che ha causato distruzione e morte. 

Chi vuol fare esperienza di Sè e del proprio Io s' illude se fa ricorso alle droghe. L'esperienza interiore chiede la lotta contro ciò che ostacola la relazione autentica con se stessi, che è anche relazione autentica con tutti gli altri.

Chi ritiene che la comunità rappresenti qualcosa di essenziale per l'Io di ogni persona, deve riprendere la narrazione di storie personali e comunitarie. Il racconto serve a creare legami, tanto quanto la festa serve a creare comunità. Se il senso  della festa e della comunità è stato distrutto dal consumismo che soddisfa l'Io, il senso del racconto è stato distrutto dalla propaganda e dalle menzogne messe in giro da una comunicazione che non comunica l'essenziale.

Il racconto e la festa andrebbero riscoperti, anzi ricreati, reinventati, rimessi in gioco con creatività. Allora potremmo rivedere un cristianesimo e un' Europa che scoprono le ragioni della crisi,  e l'opportunità per vivere e pensare ciò che ancora non è stato vissuto e pensato.

                                       don Carmelo Guarini

venerdì 21 novembre 2025

Le mode e il kairòs

 Le mode sono il mutare del tempo : ieri  la moda erano i Congressi, oggi la presentazione dei libri.  

Il kairòs è l'istante dell'incontro sempre nuovo tra l'interiore e l'esteriore. 

L'interiore è approfondimento. L'esteriore è allargamento. A queste due dimensioni se ne aggiunge una terza : il conflitto, che non porta alla disfatta ma ad una nuova relazione creativa tra interiore ed esteriore.

Nel conflitto, interiore ed esteriore si confessano. Il primato dello spirito vuole che si scelga, che ci si decida tra l'amor sui e l'amor Dei. Lo spirito fa la guerra non all'esteriore, ma all'amor sui. L'uomo nuovo è universale, ossia supera l'etnia; si allarga nel mentre si approfondisce.

Nel diritto romano la potestas era nel popolo, l'auctoritas era nel senato.

Nel diritto cristiano la potestas è in Dio, l'auctoritas è nella Chiesa.

L'autorità non può legiferare se non mantenendo il legame con la potestas; nel momento in cui rompe il legame, emette leggi che non tengono più insieme la comunità. 

La relazione e la fede nella relazione sono a fondamento della comunità. L'uomo nuovo ha la sua nascita nella relazione trinitaria. Per rimanere Dio-Uno, ogni persona nella relazione trinitaria deve non-essere per consentire all'altra persona di essere.  Nella comunità è la comunione che ne consente la capacità di permanenza : ognuno fa sì che l'altro sia.

Scrive Michel de Certeau in Mai senza l'altro : " La regola della fede. Così veniva chiamato il Nuovo Testamento, che è precisamente, come ci dice un autore medievale, complexio oppositorum, una combinazione di opposti ... (...)  La non-identità è il modo su cui si elabora la comunione.".

Parlare di comunità e comunione può anche essere una moda. Vivere la comunità nella comunione si può soltanto nel kairòs della grazia o del dono di Dio. Così dice il doctor gratiae, Agostino. J.H. Newman ha rimesso in relazione la grazia e  la coscienza :  per non peccare contro la luce basta ascoltare la coscienza, perchè il cuore parla al cuore. Il cuore di Dio parla al cuore dell'uomo!

                                             don Carmelo Guarini

                                             

martedì 18 novembre 2025

Poesia di T. Merton

                                                          ALLA  VERGINE  IMMACOLATA

                                                          IN UNA NOTTE D'INVERNO

Signora, la notte scende e il buio

ruba tutto il sangue all'occidente ferito.

Le stelle spuntano e gelano il mio cuore

con gocce di musica intoccabile, fragile come il ghiaccio

e amara come la croce dell'anno nuovo.


Dove , in tutto il mondo, una voce

ha pregato, Signora, per la pace che è in tuo potere?

In un giorno di sangue e di molte percosse

vedo i governi alzarsi, dietro l'orizzonte d'acciaio,

prendere le armi e cominciare a uccidere.


Dove in tutto il mondo, una città sola ha fidato in te ?

Fuori, là , dove i soldati si accampano, i cannoni cominciano a tuonare

e un altro inverno scende - per siggillare i nostri anni nel ghiaccio.

L'ultimo treno grida  -  e fugge terrorizzato da questa valle di contadini

dove tutti gli uccellini sono morti.


Le strade sono bianche, i campi muti,

non ci sono voci nel bosco

e gli alberi alzano forche contro le stelle dagli occhi acuti.

Oh, dove , Cristo sarà di nuovo ucciso

nel paese di questi uomini morti ?


Signora, la notte ci ha preso per il cuore

e tutto il mondo sta crollando.

Le parole diventano ghiaccio nella mia gola secca

mentre prego per una terra senza preghiere,

Camminando verso te sull'acqua tutto l'inverno

in un anno che vuole più guerre.

                         poesia di  T. Merton

lunedì 17 novembre 2025

CONFESSIONE

 La confessione è il riconoscimento del limite e del proprio errore.

Darwin, nell' Autobiografia, ha riconosciuto di non aver curato abbastanza l'arte e di essere rimasto in qualche modo intrappolato nelle leggi scientifiche.

Freud ha confessato di non avere orecchio per la musica e senso della mistica. Questo limite lo ha considerato come qualcosa che non poteva essere superato con un'educazione  adeguata?

Sant'Agostino, nelle Confessioni, ha mostrato come il limite determinato dalla natura e persino il peccato commesso con cognizione e libertà possono essere superati con la grazia. La distinzione dottrinale tra natura e grazia diviene esistenzialmente evidente quando la persona umana confessa con sincerità il limite ed il proprio errore.

La confessione è un atto di speranza : chi abbraccia l'assurdo, si consegna alla disperazione (la rivolta metafisica dell'assurdo, secondo Camus; l'engagement politico, secondo Sartre)  -  chi abbraccia il mistero, crede nella forza trasformatrice dello spirito.

La teologia invita la filosofia e la scienza ad aprirsi alla fede e alla relazione. Il linguaggio della fede e il linguaggio della coscienza non si escludono a vicenda : la fducia-relazione è ciò che consente la comunicazione tra chi crede e chi ascolta la coscienza. Come aveva fatto notare Merleau-Ponty in Fenomenologia della percezione, la fede percettiva è simultanea al cogito. Non si può pensare se non c'è fiducia nella relazione. Merleau-Ponty aveva presente la lezione husserliana delle Meditazioni cartesiane, che egli aveva letto dopo che erano state pubblicate in Francia e non in Germania (Husserl era stato sospeso dall'insegnamento per il suo legame col popolo ebraico). Nella quinta delle Meditazioni cartesiane il fenomeno viene dichiarato non dato concettuale ma evento relazionale tra un donatore e un donatario (la Gegebenheit). Il dono è l'evento della relazione.

Il fenomeno come dono, non come dato, è propio l'evento della relazione. Sartre non ha colto questo tratto del percorso fenomenologico di Merleau-Ponty. Lo si può evincere dall'orazione funebre Merleau-Ponty vivo, dove il tema della vita comunitaria mancata è attribuita da Sartre alla relazione di Merleau con la madre, e non alla mancanza di relazione nella comunità cristiana (che aveva lasciato da giovane)  e poi nel partito comunista (nel quale si rifiutò di entrare). Il percorso di Merleau-Ponty è emblematico dal punto di vista filosofico, ed è significativo per un dialogo con la teologia. Quel percorso è una confessione : il filosofo invita a guardare l'evento, a non fermarsi al concetto, perchè questo è statico, mentre l'evento è dinamico. 

Riconquistare il fenomeno-dono come evento significa per la filosofia superare il conflitto con la teologia.  Se, come dice De Certeau, l'evento è il luogo dell'incontro con l'altro, la storia è l'itinerario che svela il percorso compiuto, di chiusura nell'identità o di apertura nella fede dell'alterità.         Confessare l'individualismo è apertura alla relazione!

                                     don Carmelo Guarini

sabato 15 novembre 2025

Anomia e comunità

 Il sociologo E. Durkeim potrebbe essere ricordato per aver evidenziato l'emergere nel suo tempo dell'anomia, ossia la perdita di coesione sociale. Questo lato nascosto della modernità era stato svelato non solo da un teologo cattolico come R. Guardini, ma anche da due protestanti, il riformato K. Barth e il luterano D. Bonhoeffer. 

A cosa è dovuta la perdita di coesione sociale? 

La ragione ha esasperato il protagonismo del soggetto individuale : la realizzazione dell'individuo è  propagandata in ogni settore, in economia, in politica, nella scienza, in filosofia, persino in teologia. D. Bonhoeffer è il teologo luterano che cerca una svolta,  dopo che M.  Weber aveva legato l'etica protestante allo sviluppo del capitalismo. Tutta la produzione teologica di Bonhoeffer vuole recuperare l'evento cristiano come evento di comunità.  Sanctorum communio, Etica, Sequela, Vita comune intendono mostrare la novità dell' evento  cristiano come evento che promuove l'etica comunitaria: il Nuovo Testamento è il testo biblico dentro il quale si trova la testimonianza della comunità come dono dell'Agàpe trinitaria.

Se l'individualismo è perdita di coesione sociale (dimensione sociale), di coesione culturale (nell'ambito filosofico e scientifico),  di coesione teologica (per il proliferare delle sette), l'alternativa sarebbe quella di recuperare la dimensione della fede rispetto alla ragione, e la relazione rispetto al prevalere dell'individuo.

La fede-fiducia è alla base di ogni relazione umana : prima di cogitare occorre comprehendere  (ossia pensare insieme al diverso; pensare l'identico sarebbe impedirsi lo sviluppo del  proprio pensiero), occorre anche cognoscere (è la dimensione della tradizione, ossia conoscere ciò che altri in passato hanno pensato).       L'empatia consente non solo di sentire insieme col diverso, ma anche di comprendere meglio ciò che io non ho ancora afferrato del tutto.  Intelligere è l'atto di fede che include : scio, cognosco, comprehendo, cogito.

La relazione ricrea la comunità. Bonhoeffer vedeva nelle Beatitudini, insieme a tanti altri teologi e  tanti cristiani, la novità cristiana che non annulla  i Dieci comandamenti ma li conduce a perfezione. Gesù non aveva inteso abolire la Legge e i profeti, ma aveva voluto portare a compimento l'amore. L'amore non è  solo  l'alternativa all'individualismo del soggetto umano, è anche l'alternativa all'egoismo di un popolo. Ogni popolo deve trattare l'altro popolo con lo stesso rispetto col quale vuole essere trattato. Le Beatitudini rappresentato non solo l'evento che realizza la comunione della comunità cristiana, ma anche la testimonianza di fronte al mondo dei popoli.

                              don Carmelo Guarini

giovedì 13 novembre 2025

Il Vangelo sovverte il potere

 La termodinamica del potere è ciò che permette la sua espansione e riproduzione.

Il doppio processo a Gesù, quello ebraico del Sinedrio e quello romano del governatore Pilato, mostra la risposta del potere, che non può sopportare il messaggio  sovversivo di Gesù. 

Cos'è quel messaggio, rimasto segno di contraddizione nel tempo? Invece del guadagno propone la perdita;  invece del calcolo invita al  dono; al posto del potere chiede il servizio. Infatti a che serve guadagnare il mondo intero e perdere la propria anima? A che serve accumulare e misurare, se si perde la capacità di donare e di amare?               A che serve dominare se si deve  sperimentare infine la solitudine?

E' un'illusione di forza  il dominio militare, economico, culturale.  Il dominio non sa farsi debole con chi è debole, nè sa farsi forte con chi è forte.

Uno scontro vero è un duello alla pari : se si vince l'avversario dopo averlo disarmato, si è usata non l'astuzia ma la frode! (Prima si toglie all'avversario l'arma atomica e poi la si usa contro di lui).

Un approfondimento intertestuale consente di leggere meglio la propria epoca e di cogliere ciò che le  manca. 

Nel decennio 1925-1935 : Teilhard de Chardin scrive L'ambiente divino, Husserl scrive La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale.

Teilhard de Chardin  ha valorizzato la scienza ma non  come se fosse un ideale assoluto : nell'opera di cui sopra ha parlato di "distacco mediante l'Azione", di "attaccamento e distacco". Scrive infatti: "Quale possesso l'uomo potrebbe sublimare con il distacco se avesse le mani vuote?". Promuovere la scienza non vuol dire eliminare la Croce : laddove la scienza è impotente di fronte al dolore, la Croce mostra che il dolore ha ancora a disposizione l'amore per non rimanere soffocato.

Husserl ha mostrato che il potere crescente della scienza avrebbe condotto l'umanità verso la disumanizzazione. Proprio per contrastare questo potere e questa crescente disumanizzazione, Husserl poneva l'accento sul "mondo della vita" ( la Lebensewelt) e sul Miteinanderleben (vivere insieme). La scienze non devono  dimenticare questo appello che viene dalla filosofia : promuovere la vita e non escludere nessuno dal vivere comune.

Sia Teilhard de Chardin sia Husserl avevano  evidenziato  il potere crescente della scienza e della tecnica; perciò mettevano in guardia di fronte alla disumanizzazione che si profilava all'orizzonte come una minaccia crescente per l'umanità. La spiritualità di cui oggi ha bisogno il mondo e che le chiese  devono essere pronte a donare è proprio il disarmo  del potere militare, scientifico-tecnologico, economico, culturale. Anche i  BRICS dovrebbero mostrare  come promuovere i paesi più poveri e arretrati, invece di esercitare nei loro confronti una nuova colonizzazione e un nuovo dominio di potere.

                                           don Carmelo Guarini

martedì 11 novembre 2025

L'IDEALE e IL REALE

 Una decisione contro la ragione pratica potrebbe cambiare la storia, come l'ha  cambiata non solo una volta la storia, cioè con l'avvento di Gesù.

Coloro che dicono di aver scelto il Reale, trascurano il fatto che c'è lì una tentazione in agguato : trascurare la presenza dell'invisibile, vorrebbe dire puntare più sulla quantità che sulla qualità. Il perchè lo si trova più nel come che nel cosa. 

Coloro che dicono di aver scelto l'Ideale sono tentati di trascurare la storia, lo sviluppo, sono tentati di preferire una qualità astratta invece di scommettere sul possibile accordo tra la rivoluzione e la tradizione.

Il Concilio Vaticano II ha rappresentato l'evento nel quale è avvenuto lo scontro tra l'Ideale e  il Reale.  Lo scontro non era voluto : invece della primavera avrebbe rappresentato l'inverno per la Chiesa. Lo sapevano i conservatori; lo sapevano gli innovatori!

La crisi è stata una trappola della storia? Si poteva evitare quella trappola? Si poteva evitare lo scontro tra conservatori e innovatori?

Il Vangelo era lì a portata di tutti.  Per non peccare contro la Luce e contro l'Amore, sarebbe bastato vivere il comandamento nuovo "amatevi gli uni gli altri, come Io ho amato voi".

Il come era la via da seguire : il come  invece del cosa evidenziava che la persona umana è soggetto, non oggetto. Scegliere la persona invece della cosa salva la relazione, evita lo scisma e la guerra.

I Padri conciliari avevano cercato di evitare lo scisma, ma questo ci fu.        I conservatori estremi preferirono la loro verità alla Verità e all'Amore del Vangelo.     Lo stesso fecero gli innovatori estremi.  La lotta continuò sordida anche tra coloro che rimasero nella Chiesa ma non ebbero il coraggio di vivere l'amore reciproco per arrivare all'unità. Gli uni e gli altri  preferirono i propri gusti alla verità del Vangelo, nel quale si dice che Gesù ha pregato  Padre per l'unità tra i suoi; sapeva infatti che la divisione è sempre la tentazione  più grande tra gli uomini.

SCEGLIERE L'IDEALE NON VUOL DIRE RINUNCIARE AL REALE;  VUOL DIRE GUARDARE IL REALE COME DIO LO VEDE, OSSIA COME GESU' LO HA FATTO VEDERE, FACENDO EMERGERE L'INVISIBILE RACCHIUSO DENTRO IL MISTERO del visibile.

L'imprevedibile è il modo con il quale l'Ideale cerca di dare una svolta storica al Reale. Oggi in tanti parlano male dell'Europa : vedono più la sua crisi che la sua rinascita. L'Europa è contesa tra la guerra e la pace, tra il potere (di tanti secoli) ed il nuovo inizio, quello cristiano del Vangelo che deve ancora iniziare.  Forse  in  questo si trova  il significato di quanto avviene  ora : l'abbandono dei riti è accompagnato da un desiderio di spiritualità autentica.

                                       don Carmelo Guarini

sabato 8 novembre 2025

Bucare l'algoritmo

La destra politica e la sinistra  politica hanno costruito un algoritmo  che  blocca lo sviluppo della libertà  e  dell'incontro tra cultura ed economia.

La destra politica riscuote consenso perchè fa leva sulla sicurezza e sull'identità; coinvolge tutta quella gente che non sente come prioritaria la congiuntura economica, o meglio tutta quella gente che non è assillata dalla semplice sopravvivenza.

La sinistra politica ha trascurato la dimensione culturale, mettendo insieme cose contraddittorie, ma non è riuscita a far passare il bisogno di giustizia sociale ed economica. La sinistra politica non ha capito che il libertinismo esaspera l'individualismo, ossia lavora contro l'idea di giustizia e di comunità.


Il padre Teilhard de Chardin, nel secolo scorso, scriveva due parole che andrebbero viste come direzione dell'evoluzione :  VALORIZZARE  -   AMORIZZARE.


La destra politica e la sinistra potrebbero imparare  almeno queste due cose : 

1. Il valore che si da all'altro torna su se stessi : si viene valorizzati, se si valorizza.

2. La cultura e l'economia vanno poste in un reciproco scambio di doni.


Il gioco degli incontri e delle amicizie vale più delle circostanze, favorevoli o sfavorevoli che siano.


               Una poesia per dire insieme  LIBERTA'  e  AMICIZIA

                                   Il comandamento di Dio  -  ordina la libertà

                                                                                 non impone una legge

                                   Il comandamento di Dio  -  mette ordine nella relazione

                                                                                permette la scelta tra calcolo e dono

                                   Il comandamento di Dio  -  il dono supera la legge

                                                                                 come l'amico supera il servo.

                                   Il Maestro lo aveva detto :   non vi chiamo più servi,

                                                                                 vi chiamo  amici. 

L'amicizia è possibile soltanto in un'esperienza di libertà. Colui che considera la legge al di sopra di tutto, non conoscerà mai la libertà dell'amicizia. Si può VALORIZZARE  e  AMORIZZARE  soltanto nella libertà di un'amicizia.

                                        don Carmelo Guarini

mercoledì 5 novembre 2025

Solitudine e comunità

 Fatto etico e  fatto cristiano è l'ultimo capitolo dell'Etica  di Dietrich Bonhoeffer : vi si trova una chiara presa di distanza dall'Illuminismo, pur non rifiutando l' intento che esso mostrava  di superare l'astrattismo.

Ecco la critica : "L'etica formale, universalmente valida e razionale, essendo priva di qualsiasi aggancio alla concretezza, è sfociata necessariamente nell'atomizzazione totale della comunità umana e della vita individuale, ossia in un soggettivismo e in un individualismo illimitati. "

La fede non è contro l'intelligenza, anzi aiuta l'intelletto a vedere più in profondità.

" L'etica non è essenzialmente un principio razionale formale, ma un rapporto concreto tra chi dà e chi riceve un ordine, come d'altro lato la ragione formale non è un principio di unificazione ma di atomizzazione sociale; la comunità consiste invece nei concreti e infinitamente vari rapporti di responsabilità reciproca tra gli uomini. ".

La tensione dialogica tra filosofia e teologia consente lo stretto legame tra individuo e comunità : è la relazione di fiducia che assicura il legame, mentre il sospetto dell'io li allontana.

Se guardiamo all'oggi notiamo un aumento di solitudine e una diminuzione dello spirito comunitario : proprio l'uso eccessivo della connessione virtuale isola ogni persona, impedisce non solo la quantità di tempo dedicato alla relazione diretta ma anche la qualità dell'attenzione. Individualismo e soggettivismo, come sottolineava Bonhoeffer nel secolo scorso, sono cresciuti a dismisura : le ragioni dell'altro non sono prese in considerazione, anzi non sono neppure ascoltate.

La relazione chiede ascolto attento dell'altro, fiducia in ciò che comunica (potrebbe donarmi qualcosa che mi manca), interazione cognitiva ed emotiva (dallo scambio comunicativo potrebbe derivare un'azione comune)

Come ha scritto Sartre nell'orazione funebre Merleau-Ponty vivo : "Si orientava meglio di me nel mondo ambiguo della politica, lo sapevo; ed è poco dire che io mi fidavo di lui : mi sembrava, leggendolo, che mi rivelasse il mio pensiero. " , dalla fiducia nell'altro, dall'ascolto attento può venire un'illuminazione sul proprio pensiero e persino sulla propria azione. 

L'esperienza di solitudine è un'opportunità per cogliere il bisogno di comunità   ( per troppo tempo trascurato ) : dallo sviluppo di questo  bisogno potremmo vedere risultati positivi in ogni campo. Colui che vuole affermare soltanto il proprio io e non fa nulla per cambiare le relazioni, accumula guai non solo sulla comunità ma anzitutto su se stesso. 

                                              don Carmelo Guarini

martedì 4 novembre 2025

Economia o spirito

 La teoria è una tesi; potrebbe anche essere un'ipotesi, ma se nella prassi  non funziona, vuol dire che è superata e non è più necessaria.  Come per Freud l'apparato psichico (conscio e inconscio) sostituisce la coscienza, così per Marx l'economia (la struttura) precede ossia viene prima dell'idea di giustizia (che viene a trovarsi nella sovrastruttura).

Oggi Freud si troverebbe non più di fronte ad una sessualità repressa, ma di fronte ad una sessualità inflazionata. La storia l'ha superato, come ha superato Marx. L'ateismo messianico è stato superato dall'ateismo libertino!

Agli inizi degli anni sessanta del Novecento Louis Althusser scriveva il Per Marx, dove sosteneva che lo strutturalismo marxista veniva a coincidere con la tesi marxiana : l'economia è la struttura che determina la sovrastruttura. Nel 1978 Althusser superava ciò che aveva sostenuto in precedenza : Ce qui ne peut  plus durer dans le parti communiste finiva col mettere in primo piano la sovrastruttura culturale, in concreto il fatto che la contraddizione fosse stata nascosta al proletariato da Marchais e dal comitato centrale del partito comunista francese. L'organizzazione del partito e dello stato richiedeva un rinnovamento culturale.

Il cristianesimo, nel momento in cui non prende sul serio ogni parola del Vangelo, fallisce la sua missione. 

"Occorre scegliere tra Dio e il denaro".  Gesù pone la questione non come un et et, ma come un aut aut. Si tratta di scegliere tra due entità concrete : tra Dio (la via dello spirito) e il denaro (la via del mondo).  Francesco d'Assisi ha mostrato quale cambiamento possa derivare quando si compie la scelta radicale indicata da Gesù.  Ora noi, grazie a Francesco d'Assisi, possiamo usare con più rigore filologico la parola povertà (che è una scelta libera) e la parola miseria (che è il risultato di circostanze naturali o storiche). 

La scelta dello spirito porta alla condivisione di beni materiali e culturali. La scelta del denaro conduce al conflitto di classe, alla guerra tra  popoli : la legge del più forte s'impone al più debole. 

La cultura è un prodotto della storia : cambia nel tempo. La cultura non è un'idea eterna che entra nel tempo, è mortale, ossia può essere superata da un'altra cultura. La cultura di sinistra non riesce ad imporsi perchè è rimasta legata al passato e non sa più come mettere insieme l'economia e la comunità : non ha capito che l'ateismo libertino, rivendicando il primato dell'io, impedisce la condivisione di un'economia giusta. L'idea di giustizia è saltata : era un'idea messianica; è stata sostituita, anche in Russia e in Cina, dall'oligarchia.  Gli oligarchi si arricchiscono, mentre si assiste ad un ritorno della miseria nel resto del popolo. Neppure i BRICS potranno eliminare la differenza tra paesi ricchi e paesi poveri : i più ricchi sono sempre i colonizzatori, i più indigenti restano sempre  i colonizzati. Non si sfugge alla parola di Verità : O Dio o  il denaro.  La scelta tra lo spirito e l'economia  è libera, ma le conseguenze sono legate a quella scelta. 

                                          don Carmelo Guarini

domenica 2 novembre 2025

Osare il Vangelo

 Dare al Vangelo un nuovo linguaggio, una nuova cultura, senza stravolgerlo, senza tradire Gesù, il quale ha fatto coincidere il messaggio (il kerigma) con la sua persona : questa la sfida!

"Non sono venuto a portare la pace, ma la divisione."

Cosa si deve intendere lì per pace? Il quieto vivere è bandito. Così, per divisione non s'intende attivare un conflitto, ma porre di fronte alla scelta : chi sta con Dio e chi sta col mondo. Ogni persona è posta di fronte alla scelta tra l'amore e l'odio, tra la violenza e la non violenza.  La violenza di coloro che vogliono entrare nel regno dei cieli è la non violenza. 

Un popolo che voglia conquistare la pace è posto di fronte alla scelta : o la forza di questo mondo (la scelta di Caino : uccidere Abele per rimanere l'unico dominatore) oppure l'amore di Dio che scaccia l'odio.

L'evento dello spirito è la relazione tra due soggetti. La dimenticanza della relazione primordiale dello spirito ha condotto prima l'homo sapiens a sviluppare la controversia più della convergenza, poi ha condotto l'homo faber a sviluppare più il conflitto che la cooperazione. Cosicchè l'homo sapiens non ha più niente da dire, e l'homo faber non ha più niente da fare. 

La macchina che intende sostituirsi all'uomo è la fine dell'essere umano.

Ma perchè l'essere umano intende divenire macchina piuttosto che spirito? Certo l'essere umano ha pensato di superarsi divenendo macchina o intelligenza artificiale. Non sopportava più il limite, la mortalità biologica.     Ma la strada scelta per vincere la mortalità, ossia la macchina o la tecnica, è quella del calcolo finito.                     Soltanto lo spirito possiede misteriosamente la chiave dell'incommensurabile, che è il dono. 

La morte e la vita s'affrontano in un prodigioso  duello : chi la vince tra la macchina e lo spirito ?

Freud aveva torto nel prospettare l'assassinio psicologico del padre per far vivere l'Ego.  Solo colui che muore può vincere; soltanto colui che affronta la morte dell'Io, può risorgere alla relazione tra Io e Tu.    L'idea e l'esperienza di reciprocità nella relazione è molto più radicale (va alla radice) dell'idea e dell'esperienza di uguaglianza. Nasciamo, viviamo e moriamo diversi; nessun calcolo finito può annullare questa diversità.  La reciprocità è il nuovo paradigma per affrontare la lotta tra vita e morte : "chi dona la vita, la ritrova; chi s'aggrappa alla propria vita, la perde". Nella reciprocità ognuno dona ciò che manca all'altro. Nel rivendicare l'uguaglianza ognuno si preoccupa che siano rispettati i propri diritti.   La lotta è tra un calcolo egoistico e un dono d'amore. Il cristianesimo deve rifare questa scelta in maniera più radicale, fidandosi più del servizio che del potere, più della povertà (condivisione) che della ricchezza, più della pace che della guerra.

Chi ha osato una sola parola del Vangelo ( Ora et labora - Povertà - Infanzia - Amore reciproco  ........ )  ha visto l'aprirsi alla comprensione e alla pratica tutte le altre. E' sempre dal vivere che nasce una nuova cultura!

                                           don Carmelo Guarini

martedì 28 ottobre 2025

La reciprocità invece della controversia

 G.  Bernanos scriveva in I grandi cimiteri sotto la luna : " L'avvento di Cristo è stato un fatto nuovo. La scristianizzazione del mondo potrebbe esserne un altro. ".

Il fatto nuovo diviene evento trasformativo quando l'immaginario non distrugge il simbolico. L'Incarnazione di Dio nella storia non è stato un fatto preso sul serio se non da poche persone e da poche comunità. La maggioranza, invece di provare a vivere il messaggio che ancora oggi troviamo nel Vangelo, si è abbandonata al divertimento della controversia.  Vivere l'amore reciproco (che Cristo ha lasciato in eredità come suo testamento)  era sentito come troppo  gravoso da mettere in pratica. 

La scristianizzazione è l'esito di una tradizione che nel Concilio di Gerusalemme era iniziata bene (come dal racconto degli Atti degli apostoli ) per il fatto che tutti gli apostoli erano stati pronti a morire l'uno per l'altro e persiò avevano trovato l'unanimità di pensiero e d'azione grazie allo Spirito Santo, invece di trascinare la controversia a non finire, ma rischia il collasso per la radicalizzazione tra innovatori e tradizionalisti ai nostri giorni.

La controversia ha prevalso sulla reciprocità nel corso dei secoli, sia nell'ambito teologico sia nel governo della Chiesa. L'avversario doveva essere condotto nell'amicizia attraverso la pratica del dono e non del calcolo.  L'eretico doveva essere condotto all'ortodossia seguendo la via di Cristo.   Il peccatore doveva essere conquistato con l'amore, non messo a morte. 

Esiste un modo per trasformare la controversia in reciprocità?

Si può fare della relazione una scuola vera e propria di scoperte, di crescita, di conquiste. Ma occorre che l'io ceda di fronte al noi, credendo che "ogni perdita è un guadagno", ossia che ognuno trova il vero io proprio nel gioco di squadra. Ci sono testimonianze in tanti campi. I fisici di Copenaghen hanno potuto portare avanti, negli anni venti e trenta del Novecento,  la fisica quantistica grazie ad un lavoro di squadra.  La collegialità episcopale,  nel Concilio Vaticano II, ha bilanciato il primato petrino che il Vaticano I aveva enfatizzato, grazie alla riscoperta della reciprocità.  Infatti cosa vuol dire vivere la collegialità tra vescovi se non che la testimonianza  dell'amore reciproco è il primo atto  che si deve compiere nei riguardi di Gesù Cristo?

La pace invece della guerra. 

Così scriveva Simone Weil a G. Bernanos dopo aver letto il  saggio I grandi cimiteri sotto la luna , e dopo essere stata in Spagna durante la guerra civile : " Non ho mai visto, nè tra gli spagnoli, e neppure tra i francesi venuti per battersi o per diporto, non ho mai visto nessuno esprimere, neppure nell'intimità, repulsione, disgusto o solo disapprovazione per il sangue inutilmente versato.  " .    

La pietà esprime pienamente il sentimento umano della fraternità : il popolo russo non ha manifestato pietà e fraternità verso il popolo ucraino, che  pure è cristiano. La guerra tra fratelli si ripete, come quella delle origini tra Caino e Abele. Perchè dire che è guerra santa quando è guerra fratricida?  Perchè giustificare la controversia invece di vivere l'amore reciproco?

                            don Carmelo Guarini

domenica 26 ottobre 2025

Reggere lo sguardo alieno

 Il giudizio dell'altro paralizza lo sguardo. Se non è si capaci di reggere lo sguardo che opprime, si  rischia   l' annichilimento.

Lo sguardo è molto di più del semplice apparire; in esso si esprime una vita interiore di morte e resurrezione.

Una strofa  di una poesia di Helder Camara, vescovo brasiliano e protagonista riconosciuto (non solo dal card.  Suenens  e da papa Montini)  del Concilio Vaticano II, suona così :

                                         Forse m'inganno

                                            Gli alberi 

                                      che non perdono mai il rigoglio

                                      che sono sempre verdi

                                       guardano

                                      con un filo d'invidia,

                                      gli alberi

                                      denudati delle foglie

                                       che paiono scheletri ...

                                      Quando la primavera irrompe

                                       solo chi è stato spogliato

                                        freme

                                        per il miracolo della resurrezione ...........

Le tante morti della vita preparano a quell'evento che è la morte temuta e agognata; le tante resurrezioni della vita preparano a quella misteriosa resurrezione nascosta nella morte biologica.  La poesia rende libero, ossia risorto, lo sguardo alienato: è il miracolo della resurrezione dalla morte.  Lo sguardo alieno (=straniero) è sguardo di morte. Lo sguardo amico è sguardo di resurrezione.

                                        don Carmelo Guarini



venerdì 24 ottobre 2025

Amicizia e testimonianza

 Osare per unire la vita interiore e il lavoro dell'intelligenza.

 Alla luce di questa mancata unione si può comprendere l'amara costatazione che Jacques Maritain faceva nella Réponse a Jean Cocteau : " Sono straziato da una spaventosa compassione al pensiero della generazione che oggi ha vent'anni. I migliori sono destinati al peggio.  Di chi è la colpa ?  Del mondo abominevole di cui sono vittime. E specialmente di noi cattolici. "  (anno 1926)

In Francia, già prima della rivoluzione del 1789,  le conversioni individuali alla fede avevano sostituito un conformismo di massa alla religione cattolica. Nel 1600, il Grand siecle, si poteva costatare già questo passaggio : non solo a Port Royal e nell'azione di Pierre de Berulle, ma in tanti salotti trasformati da tante donne (Madame Acarie non era la sola) in cenacoli di vita spirituale e ricerca intellettuale.

Nella prima metà del ventesimo secolo questa tendenza traspare con chiarezza, grazie alla testimonianza di una comunità di tre persone : Vera Umanschoff, Raissa e Jacques Maritain. Nella rivista Etudes, l'equivalente in Francia di ciò che è in Italia Civiltà cattolica, il gesuita Joseph de Tonquédec scriveva nel numero 3 del 1926 : " Maritain è un composto originale di intransigenza e di dolcezza, di intellettualismo sfavillante e di profondo misticismo. E' questo che affascina. (...)   Maritain ci appare oggi circondato da una costellazione di discepoli e di convertiti, alcuni dei quali venuti da molto lontano, dall'estrema sinistra delle sinistre, perchè non è uno di quelli che si ritagliano una proprietà privata nei terreni già conquistati dalla Chiesa, ma un missionario che avanza in un paese vergine. I suoi nemici più accaniti riconoscono, non senza dispetto, questo successo. "

Due decenni più tardi Jean Paul Sartre dirà che l'ascendente di Maritain sulla gioventù era  finito : ora l'attenzione è rivolta a lui e  Simone de Beauvoir; saranno loro per oltre un trentennio il punto di riferimento della gioventù francese.

Non si vive di rendita nè tantomeno di un mediocre conformismo : la fede va testimoniata con la passione di chi non teme di venire per questo ridicolizzato e tenuto ai margini del consesso sociale.

L'amicizia autentica dona spessore alla testimonianza. Ecco ciò che scriveva N. Berdiaev di  J. Maritain nella sua Autobiografia spirituale : " Gli piacevano i i Russi più dei Francesi. C'era in lui  qualche somiglianza con l'intellettuale russo e anche la sua casa era diversa da una comune casa francese. Era molto frequentata e si tenevano spesso riunioni le più disparate. All'inizio  alcuni di questi incontri mi fecero una cattiva impressione: mi sentivo soffocare in quell'atmosfera tomista. Ma Maritain in persona era affascinante. Non è un oratore e non sa per niente discutere :  è uno scrittore. Non ha una grande presenza di spirito nel  corso della discussione e la sua replica è solo pronta per il giorno dopo. ".  Non va dimenticato che Berdiaev ha scritto più libri sulla libertà,  e soprattutto che la libertà spirituale è la vocazione e la costante della sua vita; e tuttavia ha saputo riconoscere in Maritain una libera testimonianza dello spirito. Non si può mai staccare una testimonianza dall'amicizia. Non per niente il Signore Gesù ha  detto ai discepoli : Non vi chiamo più servi, ma amici". Da quel momento, l'amicizia ha il sapore dell'Agàpe : non è più soltanto umana, è umano-divina! 

                                            don Carmelo Guarini

mercoledì 22 ottobre 2025

L'esperienza dell'intelligenza

 Jacques Maritain scriveva nel 1914 un saggio     La  filosofia bergsoniana, dove si possono leggere questi pensieri : " Era l'epoca in cui molti giovani preti non avevano sulle labbra che il divenire e l'immanenza. (...)  Una generazione coraggiosa, intellettualmente sprovveduta e che si sentiva pesare addosso una catastrofe imminente,        cercava in fretta e furia nel pragmatismo un mezzo per riappropriarsi nel bene e nel male delle realtà della vita.  (...)  La salvezza e la verità si potevano trovare esclusivamente nell'azione. Il disprezzo dell'intelligenza era ritenuto l'inizio della saggezza. "

Nel suo saggio più letto, Il contadino della Garonna (anno 1966),   Jacques Maritain  accusava i seguaci di Teilhard de Chardin di inchinarsi al mondo invece di combatterne gli errori; metteva in guardia sulle possibili derive del Concilio Vaticano II,  ossia un ritorno del modernismo molto più pericoloso di quello che la Chiesa aveva dovuto affrontare agli inizi del secolo.

L'intelligenza ha bisogno di fare esperienza, ossia di mettere alla prova ogni aspetto della vita, senza trascurare il fatto che le emozioni potrebbero allontanare non solo dalla verità ma dall'essenziale della vita.

Nel dopo Concilio abbiamo assistito a varie crisi : invece della primavera annunciata, in verità troppo prematuramente, abbiamo assistito a cambiamenti radicali,  senza che ci rendessimo pienamente conto di ciò che stava succedendo. Il passaggio decisivo e più profondo da compiere era questo: non si poteva più rimanere in una fede professata dalla massa (la fede della nonna, che era stata sì vera fede, ma che non bastava più), occorreva ora una fede coltivata personalmente, con intelligenza e in relazione con persone che non si fermavano alle nozioni di fede ma prendevano sul serio il confronto tra  l'insegnamento della Chiesa e il pensiero del mondo moderno.

Non c'era soltanto da combattere la pigrizia e la mediocrità che si nascondeva dietro le parole facili; c'era bisogno di uscire dalla corrente e di compiere percorsi inusuali, di fare scelte di coraggio senza cedere alla delusione di ciò che accadeva intorno.

I maestri dovevano diventare testimoni, ma dai testimoni dovevano nascere nuovi maestri. I tempi nuovi avrebbero richiesto  maestri nuovi ; ma si è fatto troppo poco per coltivarli e metterli a servizio di un'intelligenza divenuta più esigente.

L'infatuazione per la scienza e per il benessere ha fatto credere che la vita fosse ora più facile : che la guerra e la fame nel mondo fossero state vinte, che la libertà di scelta rendesse la vita degli individui più inserita nella comunità. Nel corso degli anni abbiamo sperimentato l'opposto. Oggi vediamo addirittura che le parole vengono smentite dai fatti : chi ha il coraggio di dire la verità viene messo ai margini. Scopriamo un ritorno di violenza e di barbarie nelle relazioni di ogni giorno, e chi cerca di mediare tra due individui in lite rischia di morire. L'intelligenza è umiliata: sembrava che lasciata a se stessa avrebbe fatto cose grandi!  In realtà, l'intelligenza è come ogni altra realtà che l'uomo affronta : se la  si coltiva, porta frutto.

                              don Carmelo Guarini

La passione per la vita

 Se l'esistenza appare ingiusta, anzi se la stessa vita sembra sommersa dall'ingiustizia, che cosa rimane da fare, da dire, da pensare ? C'è un modo per vincere l'ingiustizia ?  Perchè nè la tradizione nè la rivoluzione sembra siano riuscite nell'inpresa di demolizione e di ricostruzione !

Se l'esistenza è ingiusta, se la vita non realizza le promesse fatte, solo un Dio potrebbe fare giustizia!

Ma Dio è troppo lontano dall'esistenza umana  e dalla storia. Perchè  non si riesce a vedere la sua azione trasformatrice ?

Eppure esiste una persona, più che un uomo, che ha fatto giustizia non calcolando ma donando. Ma in quest'uomo non viene riconosciuto Dio : il Dio lontano che si fatto vicino, adesso è divenuto  ancora più difficile da riconoscere. 

Se la  filosofia non deve diviene  esperienza di vita e di pensiero, non rivela nessuna verità. Se l'Io non diventa mendicante di verità, non potrà mai trovarla. Se non mi appassiono alla vita, non potrò mai trovare la convergenza tra la fede, la scienza, l'intelligenza. Il conformismo sociale, religioso, culturale non basta per fare esperienza di fede.   Appassionarsi alla ricerca di senso della vita e della morte : se non s'incontra un testimone o una comunità che testimonia, la ricerca finisce nella delusione.

La passione per la vita e per la morte costituiscono un'unica passione : è lo spirito che rivela il loro misterioso intrecciarsi.

Adottare i mezzi poveri come metodo di lotta per la giustizia,  significa riconoscere in coloro che hanno vissuto il Vangelo con passione   la vittoria sull'ingiustizia.

Adottare  la mitezza e la non violenza come mezzo per combattere la guerra, significa non solo parlare di pace, ma  testimoniare come si affrema la pace.

Adottare la relazione come  metodo d'incontro tra persone, significa trovare il proprio progetto di vita  in ciò che le persone mi donano o non mi donano. Posso scoprire la realizzazione o il fallimento di una vita o di un'esistenza, proprio nell'investimento del calcolo o del dono. Non che il calcolo sia da rigettare, ma esso dev'essere condotto sino all'incommensurabile :  soltanto allora si ritrova la passione per la vita. E la stessa morte non appare più come dualismo rispetto alla vita; l'esperienza di morire tante volte a tante cose e situazioni diviene esperienza della vita che non muore. 

                                           don Carmelo Guarini