L'immaginario ha colonizzato sia il sogno sia l'evento
La colonizzazione operata dalla teoria dell'immaginario è potuta avvenire grazie alla diffusione dei consumi e alla spettacolarizzazione dell'io. La finzione ha esercitato il fascino sul sogno : ciò che non accade è meglio di ciò che accade. L'evento più ambito è quello che si realizza nel sogno, non è quello che accade.
L'immaginario cosa coglie del desiderio ?
Cartesio, in Le passioni dell'anima, aveva esaltato il desiderio per lo "scatenamento delle passioni". Ma non è piuttosto l'orientamento del desiderio, ossia la scelta tra simbolico e immaginario, a far decidere il pensiero verso un'azione ? Il virtuale rimane finzione dell'immaginario. Il simbolico non è pensiero di sorvolo : non ha il suo punto di partenza nell'io, ma nella relazione tra l'io e l'altro.
La Modernità ha assolutizzato la ragione e scartato la fede
La Modernità ha considerato il progresso come crescita quantitativa del tempo a scapito della crescita qualitativa. Ha finito per considerare l'Azione come il motore del progresso, ha identificato la ragione con l'azione. Nota è l'espressione di Hegel : "il razionale è reale; il reale è razionale". Questa identificazione tra la ragione e la realtà ha posto l'Ideale come scarto. Il simbolico assume il tempo qualitativo : l'Ideale può trasformare il reale grazie alla qualità che avvicina il tempo all'Eterno, il finito all'infinito.
La teologia chiede alla filosofia che riveda il fondamento del pensare
Mille anni orsono, Anselmo d'Aosta con l'espressione "fides quaerens intellectum" coglieva il passaggio dalla lectio della Sacra Pagina alla quaestio posta dall'intelletto. Oggi, dopo che la Modernità ha posto la fede al margine, la teologia fa risuonare una richiesta filosofica : "intellectus quaerens fidem". La modernità aveva confinato la fede nell'immaginario, perchè il simbolico per essa non aveva carattere razionale.
La teologia cristiana parte dall'evento originario : la novità dell'Incarnazione è Dio che si fa uomo
"Logos sarx egheneto". Cosa cambia quando Dio entra nella storia come uomo? Gesù si occupa del cambiamento dell'uomo. Ma questo cambiamento come interagisce col cambiamento dell'azione di Dio? Quest'azione non avviene più tramite intermediari. La novità sta nel fenomeno dell'Incarnazione: l'Eterno entra nel tempo, l'Infinito entra nel finito. Nella Modernità ci sono due posizioni opposte che convergono nella negazione dell'Incarnazione. La prima posizione : Gesù è un mito, non ha storicità. La seconda posizione : Gesù è solo un personaggio storico, non è Dio.
Gesù quale posizione ha assunto nei confronti della teologia ebraica dominante nel suo tempo ?
Gesù, prendendo le distanze dal sistema teologico dominante nel suo tempo, espone Dio all'emarginazione, lo fa uscire dall'onnipotenza di dominio e di potere. Per mettere in primo piano l'onnipotenza dell'amore, Gesù sottolinea la relazione necessaria tra la libertà e l'Agàpe. Per affermare il primato dell'amore reciproco ( "il comandamento nuovo") sottolinea che la scelta libera dell'amore è più necessaria della legge. Ora la storia ha bisogno di una nuova filosofia della storia : dalla colpa che determina il futuro retrospettivamente occorre passare alla "felice colpa" che apre la speranza della "stella della redenzione".
Questa novità può essere colta da una fede che si vede come relazione : Io penso perchè tu mi hai pensato , io credo in te perchè tu hai creuto in me. In questo pensiero che diviene azione sta operando non l'immaginario ma il simbolico.
don Carmelo Guarini
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