Scrive uno psicologo: "La correzione fraterna è improponibile per chi è in fase di ascesa". Colui che è tutto preso dal fare carriera, non si occupa di nient' altro, né del proprio mondo interiore, né dei bisogni e dei desideri dell'altro. Vive nell'incantamento della propria immagine da migliorare, perché sia ancor più venerata. Finisce per perdere la cosa più preziosa: la vita come dono.
La correzione fraterna la sa apprezzare colui che è in continua ricerca, nello sforzo quotidiano di migliorarsi e di migliorare coloro che sono accanto, nella tensione di raggiungere quel modello che è "Via, Verità, Vita".
La passione per un Ideale, la visione di un mondo a colori, la scoperta straordinaria della bellezza di un essere umano "dal volto sfigurato": tutto questo il carrierista non lo vede e non lo sente; e non s'accorge neppure del male che fa a se stesso e a chi lo avvicina.
"Per cambiare, ho bisogno di te" : ho bisogno della tua correzione, per conquistare ciò che ni manca. Questo può dirlo soltanto colui che vive per donare gioia al tu e sa dirgli: "grazie, perché mi fai più umano". L'Io solo muore di solitudine. il don
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