domenica 12 giugno 2016

Incalzato, rispondo.

Incalzato, rispondo. Sull'Europa, a Giuseppe.
La vocazione dell'Europa è la cultura, ma per farla nuova, occorre
la sapienza. Non è facile! Diceva Maritain che la storia dell'Europa è complessa;
e le soluzioni non possono essere che complesse.
Io sono teilhardiano, non schopenhauriano. Mettere insieme vecchio e nuovo,
cristiani e musulmani, scienza e lavoro, l'Europa potrà farlo meglio
di qualsiasi altro continente. Un segno? Più pace che guerre.
Diritti e doveri. Azione, ma anche : torniamo a pensare!
Quando si lavora per la pace, si mettono in campo sinergie che
producono effetti incredibili. Fondamentale è non tornare a litigare,
ossia tante patrie che interagiscono. All'Europa occorrono sia
la Grecia sia l'Inghilterra. Chi lavora per dividere e non per riunire, fa il gioco
sporco dei secoli passati. Grazie. don Carmelo

sabato 11 giugno 2016

Desiderio e godimento

Non una contrapposizione manichea tra desiderio e godimento, come dice Massimo Recalcati, riprendendo l'ermeneutica lacaniana del testo freudiano, ma un innalzamento del godimento al livello del desiderio.
Questo contributo psicoanalitico (l'opera di Freud "Al di là del principio del piacere" ha smascherato la pulsione di morte che si nasconde in un godimento narcisistico ed edonistico) può servire molto alla morale cattolica (che si è spesso rinchiusa in un atteggiamento repressivo, e spesso anche ipocrita : ti faccio peccare, così ti puoi confessare). Ma in questa maniera non si orienta la crescita del desiderio di santificazione, che anzi regredisce e rischia di essere vanificata. La spiritualità cristiana chiede ora l'uscita da un individualismo che ha rinchiuso il soggetto in una interiorità contrapposta all'esteriorità. Ciò che la relazione cristiana evidenzia, nella parresia che viene dall'ascolto dello Spirito Santo, è che io non debbo mai usarti per un mio desiderio di godimento o di vanità (diceva Evagrio Pontico che la mia vanità è una manipolazione dell'altro, molto più sottile e pericolosa, e perciò più grave, del peccato della carne. Se volessimo trovarne una conferma, potremmo rileggere Luca 7,36 - 8,3:
la donna che ha commesso il peccato della carne, è perdonata; Simone il fariseo non riesce a riconoscere il suo peccato di vanità, tanto che Gesù deve  farglielo riconoscere, mostrandogli gli atteggiamenti che indicano  le mancanze d'amore).
Molto da imparare abbiamo noi moralisti dalla psicoanalisi (per la quale, dice Recalcati, Freud dovrebbe ricevere il Nobel per la medicina) : essa ci fa capire sino a che punto, la morale che pratichiamo, favorisce la "pulsione di morte" oppure orienta a "dare la vita".   il don

Amicizia

Trattati sull'amicizia ce ne sono stati tanti: da quello di Cicerone a quello di Matteo Ricci. Ma gli amici veri sono pochi: Cicerone ne aveva fatto esperienza coi romani, e Matteo Ricci coi cinesi. Non per questo bisogna restringere la cerchia delle amicizie; anzi, è meglio aprirla in continuazione, per riuscire a fare esperienza della lealtà, dell'aiuto disinteressato, della confidenza e condivisione della propria vita. Nell'amicizia non c'è esperienza più profonda, quella che lega fortemente ma lasciando ognuno libero, della rinascita o della vittoria sulla morte. In questa vita nel tempo si può fare esperienza della vittoria sulla morte, ossia della rinascita dopo un fallimento, del ricominciare una vita nuova dopo che quella di prima è stata risucchiata dalla morte.
Si può dire: amicizia, solo quando si è pronti a donare la propria vita, perdendola. Ma "donare non è mai invano", diceva Paul Valery. C'è sempre il ritorno di un dono; e questo ritorno avviene proprio quando il dono è stato disinteressato.
Donare è aprire il cuore, aprire la mente, aprire le mani!
Non basta "provare per credere"; è fondamentale verificare il tutto nel proprio mondo interiore : esso svela il senso della riuscita o dell'insuccesso nel mondo esteriore.   il don

lunedì 6 giugno 2016

Politica

Gli ultimi due Post erano sui Poveri e sulla sinistra politica (italiana ed europea), che, a mio modo di vedere, ha perso quello slancio ideale  presente in Antonio Gramsci.
Partito comunista e partito socialista (e non và dimenticato che sono nati in Europa) si sono "smarriti nell'economia", hanno perso la "visione ideale" (il verbo greco idein indica appunto il "vedere ideale"), sono caduti nella trappola di tangentopoli prima, poi nella corruzione. Mi sono rallegrato nel vedere un giovane filosofo emergente, Diego Fusaro, interessarsi a Gramsci; tanto mi ha colpito questo interesse che sono andato a comprare il suo libro.
Se due vecchi, come Eugenio Scalfari e Marco Pannella (e sono anziani che sognano), si sono dichiarati vicinissimi alla visione e ai gesti di papa Francesco, mi sembra che non possiamo "lasciarci rubare la speranza" di un futuro migliore sulla nostra    "piccola Terra".    Ma quelli che mi preoccupano sono i giovani: se sono indifferenti, è perché la generazione adulta li ha traditi, negando loro ideali e testimonianza. Nel suo libro, Fusaro ha riportato un brano di una lettera di Antonio Gramsci al figlio Delio, dove il filosofo sardo (oggi pensatore internazionale) diceva : "so che ti piace la storia". Gesù, la storia non l'ha tradita, anzi ha detto coi fatti che Dio si fa uomo e muore per amore della storia umana.       Non sarà facile, per la politica e per la chiesa, riconquistare la "visione ideale". Gesù aveva ammonito : "Quanto è difficile che un ricco entri nel regno"! Dio e il fratello vengono prima dell'amore per il  denaro. Papa Francesco lo ricorda alla chiesa e alla politica!
 Io penso che la cultura, oggi,  abbia un grandissimo lavoro da fare: rendere di nuovo la politica incontro tra persone che sanno relazionarsi,     ponendo in secondo piano tecnologia e finanza.  La formazione della persona alla comunità deve venire prima ancora della formazione alla professione!
 il don

sabato 4 giugno 2016

Il giusto

Ciò che Gesù disse di Natanaele "Ecco un israelita in cui non c'è falsità"; noi potremmo dire di Antonio Gramsci "Ecco un proletario ed un povero in cui non c'è ingiustizia". Aver egli assegnato un ruolo fondamentale alla cultura e alla politica, piuttosto che guardare soltanto all'economia, è certamente una cartina di tornasole.
Antonio Gramsci ha lasciato scritto nei Quaderni del carcere :"Distruggere è molto difficile, tanto difficile appunto quanto creare. Poiché non si tratta di distruggere cose materiali, si tratta di distruggere "rapporti" invisibili, impalpabili, anche se si nascondono nelle cose materiali".
Giustamente Diego Fusaro, nel suo "Antonio Gramsci", ha notato che Gramsci prendeva le distanze dalle posizioni di determinismo economico della Seconda Internazionale.
Io direi che Gramsci credeva che il comunismo è un umanismo ( non "terrore"). Proprio come il Marx dei "Manoscritti economico-filosofici del 1844", quando vedeva l'economia ancora in chiave antropologica; e come la vedrà ancora non più nella visione deterministica del Capitale,    ma nello sviluppo della prassi storica nei        "Grundrisse der critik der politischen oeconomie".
Giustamente Gramsci è ritenuto oggi pensatore internazionale, riconoscimento che finalmente viene anche dato ad Antonio Rosmini. Il made in Italy culturale nel mondo
non è da buttar via nel dimenticatoio! Sia il comunista, sia il cristiano hanno considerato la cultura un fatto fondamentale della crescita personale e comunitaria.
  il don

I poveri

I poveri hanno tradito se stessi, si sono venduti al dio denaro. Dopo la borghesia, anche il proletariato s' è lasciato incantare e incatenare dal denaro, divenendo arrogante e prepotente (come di solito fanno i miserabili arricchiti).
Se dapprima la chiesa aveva abbandonato i poveri;  i poveri, a loro volta, hanno abbandonato la chiesa. Un doppio abbandono ha creato più solitudine, ha dismesso la solidarietà, ma più ancora l'amore e la cultura. Infatti Vangelo e cultura sono merce preziosa che non si può comprare col denaro. Dio  ha buttato  la sua vita dentro la storia, quando s'è fatto uomo.      Colui che vuole Vangelo e cultura, deve buttarci dentro la propria vita, deve giocarsela con dignità,       restituendo ad Dio fatto uomo il dono ricevuto.
Solo il Vangelo e la cultura possono impedire ai poveri di venire a patti col denaro e col potere (ciò che più vale nella vita, non si può comprare col denaro), resistendo alla corruzione, alla "dea tangente", al miraggio dell'immagine e del potere. 
Il dono preserva la dignità, mentre la tangente rende l'essere umano merce di scambio.
Colui che vive il Vangelo, pur essendo vittima, ha ancora la dignità per offrire il dono del perdono al proprio nemico,  mentre al persecutore non rimane altro se non l'arroganza e la prepotenza del proprio agire violento. Il dono, se diviene reciproco, risolve la situazione bloccata tra la vittima ed il persecutore.
Misericordia è Verità  -  Verità è Misericordia!         il don

venerdì 3 giugno 2016

Giovani

Un tasso di disoccupazione così alto, tra i giovani! Un così alto consumo di droga, di alcool, di violenza... Disagio e malessere...!
Cari adulti, non avete saputo investire per i giovani : né in lavoro ed economia, né prima ancora nella comunicazione e nella testimonianza dei valori!
 Per me è cosa certa : una generazione adulta, edonista, narcisista, egoista, priva di valori e di passione per il futuro, appiattita sul proprio presente, chiusa nel proprio piccolo mondo, non è capace di aprire la mente, il cuore, le mani. 
Infatti, di questo si tratta : non tanto di chiudere infine, ma di aprire la mente, il cuore, le mani; di investire in fiducia, di offrire futuro, perché ogni giovane possa giocarsi almeno un'opportunità nella propria vita.
Mi fa rabbia tutta questa chiusura di mente, di cuore, di mani: troppi gli  avidi, pronti solo a chiedere, poco  pronti a dare!
Se anche le nuove generazioni fossero come quelle di prima: ripiegate su se stesse, piene soltanto di sé senza spazio per l'altro, sarebbe proprio la fine!
Aprire, aprire, ancora aprire, il cuore, la mente, le mani!
Ora è SULLA CULTURA DELL'INCONTRO che ci giochiamo il futuro, per tornare magari alla cultura del dare e della donazione.
Miserabili arricchiti, che hanno fatto del denaro un palcoscenico per esibire la propria immagine, un mondo di carta afflosciato sulle apparenze, senza respiro nelle relazioni, senza sincerità, senza trasparenza, senza amore vero...! Anche a me, come a Umberto Galimberti, fa tenerezza quella ragazza con la passione per l'arpa, che l'ha salvata dalla palude di questo "mondo di pupazzi"!     il don