L'esperienza è un vissuto. La finzione appartiene all'immaginazione.
C'è una sorta di colonizzazione operata dalla teoria dell'immaginazione, ma l'esperienza è in grado di smascherare il carattere seduttivo e ingannatore dell'immaginazione.
L'esperienza che accade è diversa dall'esperienza immaginaria o di finzione : la prima lascia una traccia nell'esistenza e nella storia, mentre la seconda rimane un sogno irrealizzato.
Agostino quando parla del tempo nelle Confessioni prospetta una sorta di metafisica della presenza. Affinchè non rimanga confinata nell'interiorità, la presenza deve estendersi all'azione.
La verità dell'esperienza chiede un coinvolgimento nell'azione da parte dell'intelletto.
Cosa implica il fare esperienza se non la possibilità di una trasformazione in azione di un desiderio, di un'intuizione interiore? Il sogno, se non trova compimento, rimane fantasia dell'immaginazione. Il sogno, per divenire realtà, deve recuperare ciò che si è opposto al suo compimento. E' nella relazione che il proprio sogno non distrugge il sogno dell'altro. Il compimento del sogno guarda all'azione della fiducia e della relazione autentica. Se distruggo il sogno dell'altro, non vedrò realizzato neppure il mio sogno.
Che tempo è quello in cui si nota il trionfo dell'oligarchia e della burocrazia ?
Il totalitarismo burocratico si unisce al totalitarismo oligarchico per distruggere la democrazia. La deriva oligarchica e burocratica è un pericolo per la democrazia : il popolo viene tenuto sempre più lontano dalla partecipazione al giudizio e alla decisione. La comunicazione diviene sempre più una propaganda dell'immaginazione, della finzione. La proiezione nel futuro è una fuga dall'esperienza del presente. Un presunto immaginario sopprime la dignità della persona e della comunità.
Il conflitto prende il sopravvento sul negoziato quando il sogno proprio e il sogno dell'altro non si riconoscono reciprocamente. Interessi diversi devono riconoscersi reciprocamente.
La ricostruzione dell'esistenza e della storia si muove, come prospettato da Koselleck, tra lo spazio d'esperienza e l'orizzonte d'attesa. Se si vuole il superamento del conflitto, l'iniziativa dell'azione non può essere l'annientamento dell'avversario, ma trovare iniseme una nuova coesistenza. Il perdono è la cura della memoria ferita : ai morti del passato si evita la damnatio memoriae non con la dimenticanza del genocidio, ma con l'azione volta ad evitarne un altro.
don Carmelo Guarini
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