martedì 28 luglio 2026

Sviluppo

 

             La teoria dello sviluppo è un avvenimento filosofico fondamentale. Eraclito ne aveva evidenziato una metà : tutto scorre. Aveva cioè affermato il cambiamento. Ma l'altra metà viene fuori quando il cambiamento investe la psicologia (con Freud e Jung : il conscio diviene più consapevole grazie all'inconscio), l'economia (con Marx il capitalismo non è più l'attore unico; il comunismo si pone come altro sviluppo economico), la mistica ( il conflitto tra autorità e giudizio personale viene risolto in modo diverso rispetto allo scontro tra ortodossia ed eresia ).


              Il conflitto tra autorità e giudizio personale muta il percorso di approfondimento. In un primo momento l'affermazione della  verità era così rigida da far apparire che fosse essa stessa a generare l'eresia. Col tempo viene fuori una concezione della verità più piena, che ingloba il vissuto e non solo la dimensione astratta. Cosicchè ciò che sembrava eresia (e in parte lo era, per aver negato qualcosa di essenziale della verità) finisce col mostrare una parte della verità che era stata trascurata. L'autorità aveva trascurato il giudizio personale, che si forma anche grazie al vissuto.


               L'autoritarismo finisce per far accadere proprio ciò che voleva evitare : soffocando il giudizio personale, lo fa emergere con più forza. Lo stesso accade nello scisma : ci si stacca dalla comunità più ampia per il bisogno di conservare un'identità.      Col tempo si scopre un altro  bisogno :  l'ecumenismo, ossia il desiderio di riunione con la comunità più ampia, non è solanto idealismo, è la scoperta che nella diversità una comunità guadagna in profondità. 


               La teoria dello sviluppo mostra la sua fecondità quando dal paradigma del calcolo passa al paradigma del dono.  L'autorità ricopre una funzione più alta rispetto al giudizio personale : ma soltanto quando rispetta e valorizza quel giudizio, riesce a correggere e orientare. E' l'esercizio del dono  che consente l'incontro non conflittuale tra l'autorità e il giudizio personale.  Quando il giudizio personale si fa irremovibile, l'autorità dovrebbe chiedersi se non ci sia in quell'atto un obbedienza ad un'autorità più alta e invisibile qual'è appunto la coscienza. Una verifica è possibile in tal senso, per essere sicuri che si obbedisce non ad un tornaconto personale ma alla voce dell'Altro. Se  la persona è pronta a donare la sua vita per rimanere fedele a ciò che crede, allora non ci può essere dubbio che ella crede in una vita più grande.

                                             don Carmelo Guarini

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