domenica 2 novembre 2025

Osare il Vangelo

 Dare al Vangelo un nuovo linguaggio, una nuova cultura, senza stravolgerlo, senza tradire Gesù, il quale ha fatto coincidere il messaggio (il kerigma) con la sua persona : questa la sfida!

"Non sono venuto a portare la pace, ma la divisione."

Cosa si deve intendere lì per pace? Il quieto vivere è bandito. Così, per divisione non s'intende attivare un conflitto, ma porre di fronte alla scelta : chi sta con Dio e chi sta col mondo. Ogni persona è posta di fronte alla scelta tra l'amore e l'odio, tra la violenza e la non violenza.  La violenza di coloro che vogliono entrare nel regno dei cieli è la non violenza. 

Un popolo che voglia conquistare la pace è posto di fronte alla scelta : o la forza di questo mondo (la scelta di Caino : uccidere Abele per rimanere l'unico dominatore) oppure l'amore di Dio che scaccia l'odio.

L'evento dello spirito è la relazione tra due soggetti. La dimenticanza della relazione primordiale dello spirito ha condotto prima l'homo sapiens a sviluppare la controversia più della convergenza, poi ha condotto l'homo faber a sviluppare più il conflitto che la cooperazione. Cosicchè l'homo sapiens non ha più niente da dire, e l'homo faber non ha più niente da fare. 

La macchina che intende sostituirsi all'uomo è la fine dell'essere umano.

Ma perchè l'essere umano intende divenire macchina piuttosto che spirito? Certo l'essere umano ha pensato di superarsi divenendo macchina o intelligenza artificiale. Non sopportava più il limite, la mortalità biologica.     Ma la strada scelta per vincere la mortalità, ossia la macchina o la tecnica, è quella del calcolo finito.                     Soltanto lo spirito possiede misteriosamente la chiave dell'incommensurabile, che è il dono. 

La morte e la vita s'affrontano in un prodigioso  duello : chi la vince tra la macchina e lo spirito ?

Freud aveva torto nel prospettare l'assassinio psicologico del padre per far vivere l'Ego.  Solo colui che muore può vincere; soltanto colui che affronta la morte dell'Io, può risorgere alla relazione tra Io e Tu.    L'idea e l'esperienza di reciprocità nella relazione è molto più radicale (va alla radice) dell'idea e dell'esperienza di uguaglianza. Nasciamo, viviamo e moriamo diversi; nessun calcolo finito può annullare questa diversità.  La reciprocità è il nuovo paradigma per affrontare la lotta tra vita e morte : "chi dona la vita, la ritrova; chi s'aggrappa alla propria vita, la perde". Nella reciprocità ognuno dona ciò che manca all'altro. Nel rivendicare l'uguaglianza ognuno si preoccupa che siano rispettati i propri diritti.   La lotta è tra un calcolo egoistico e un dono d'amore. Il cristianesimo deve rifare questa scelta in maniera più radicale, fidandosi più del servizio che del potere, più della povertà (condivisione) che della ricchezza, più della pace che della guerra.

Chi ha osato una sola parola del Vangelo ( Ora et labora - Povertà - Infanzia - Amore reciproco  ........ )  ha visto l'aprirsi alla comprensione e alla pratica tutte le altre. E' sempre dal vivere che nasce una nuova cultura!

                                           don Carmelo Guarini

martedì 28 ottobre 2025

La reciprocità invece della controversia

 G.  Bernanos scriveva in I grandi cimiteri sotto la luna : " L'avvento di Cristo è stato un fatto nuovo. La scristianizzazione del mondo potrebbe esserne un altro. ".

Il fatto nuovo diviene evento trasformativo quando l'immaginario non distrugge il simbolico. L'Incarnazione di Dio nella storia non è stato un fatto preso sul serio se non da poche persone e da poche comunità. La maggioranza, invece di provare a vivere il messaggio che ancora oggi troviamo nel Vangelo, si è abbandonata al divertimento della controversia.  Vivere l'amore reciproco (che Cristo ha lasciato in eredità come suo testamento)  era sentito come troppo  gravoso da mettere in pratica. 

La scristianizzazione è l'esito di una tradizione che nel Concilio di Gerusalemme era iniziata bene (come dal racconto degli Atti degli apostoli ) per il fatto che tutti gli apostoli erano stati pronti a morire l'uno per l'altro e persiò avevano trovato l'unanimità di pensiero e d'azione grazie allo Spirito Santo, invece di trascinare la controversia a non finire, ma rischia il collasso per la radicalizzazione tra innovatori e tradizionalisti ai nostri giorni.

La controversia ha prevalso sulla reciprocità nel corso dei secoli, sia nell'ambito teologico sia nel governo della Chiesa. L'avversario doveva essere condotto nell'amicizia attraverso la pratica del dono e non del calcolo.  L'eretico doveva essere condotto all'ortodossia seguendo la via di Cristo.   Il peccatore doveva essere conquistato con l'amore, non messo a morte. 

Esiste un modo per trasformare la controversia in reciprocità?

Si può fare della relazione una scuola vera e propria di scoperte, di crescita, di conquiste. Ma occorre che l'io ceda di fronte al noi, credendo che "ogni perdita è un guadagno", ossia che ognuno trova il vero io proprio nel gioco di squadra. Ci sono testimonianze in tanti campi. I fisici di Copenaghen hanno potuto portare avanti, negli anni venti e trenta del Novecento,  la fisica quantistica grazie ad un lavoro di squadra.  La collegialità episcopale,  nel Concilio Vaticano II, ha bilanciato il primato petrino che il Vaticano I aveva enfatizzato, grazie alla riscoperta della reciprocità.  Infatti cosa vuol dire vivere la collegialità tra vescovi se non che la testimonianza  dell'amore reciproco è il primo atto  che si deve compiere nei riguardi di Gesù Cristo?

La pace invece della guerra. 

Così scriveva Simone Weil a G. Bernanos dopo aver letto il  saggio I grandi cimiteri sotto la luna , e dopo essere stata in Spagna durante la guerra civile : " Non ho mai visto, nè tra gli spagnoli, e neppure tra i francesi venuti per battersi o per diporto, non ho mai visto nessuno esprimere, neppure nell'intimità, repulsione, disgusto o solo disapprovazione per il sangue inutilmente versato.  " .    

La pietà esprime pienamente il sentimento umano della fraternità : il popolo russo non ha manifestato pietà e fraternità verso il popolo ucraino, che  pure è cristiano. La guerra tra fratelli si ripete, come quella delle origini tra Caino e Abele. Perchè dire che è guerra santa quando è guerra fratricida?  Perchè giustificare la controversia invece di vivere l'amore reciproco?

                            don Carmelo Guarini

domenica 26 ottobre 2025

Reggere lo sguardo alieno

 Il giudizio dell'altro paralizza lo sguardo. Se non è si capaci di reggere lo sguardo che opprime, si  rischia   l' annichilimento.

Lo sguardo è molto di più del semplice apparire; in esso si esprime una vita interiore di morte e resurrezione.

Una strofa  di una poesia di Helder Camara, vescovo brasiliano e protagonista riconosciuto (non solo dal card.  Suenens  e da papa Montini)  del Concilio Vaticano II, suona così :

                                         Forse m'inganno

                                            Gli alberi 

                                      che non perdono mai il rigoglio

                                      che sono sempre verdi

                                       guardano

                                      con un filo d'invidia,

                                      gli alberi

                                      denudati delle foglie

                                       che paiono scheletri ...

                                      Quando la primavera irrompe

                                       solo chi è stato spogliato

                                        freme

                                        per il miracolo della resurrezione ...........

Le tante morti della vita preparano a quell'evento che è la morte temuta e agognata; le tante resurrezioni della vita preparano a quella misteriosa resurrezione nascosta nella morte biologica.  La poesia rende libero, ossia risorto, lo sguardo alienato: è il miracolo della resurrezione dalla morte.  Lo sguardo alieno (=straniero) è sguardo di morte. Lo sguardo amico è sguardo di resurrezione.

                                        don Carmelo Guarini



venerdì 24 ottobre 2025

Amicizia e testimonianza

 Osare per unire la vita interiore e il lavoro dell'intelligenza.

 Alla luce di questa mancata unione si può comprendere l'amara costatazione che Jacques Maritain faceva nella Réponse a Jean Cocteau : " Sono straziato da una spaventosa compassione al pensiero della generazione che oggi ha vent'anni. I migliori sono destinati al peggio.  Di chi è la colpa ?  Del mondo abominevole di cui sono vittime. E specialmente di noi cattolici. "  (anno 1926)

In Francia, già prima della rivoluzione del 1789,  le conversioni individuali alla fede avevano sostituito un conformismo di massa alla religione cattolica. Nel 1600, il Grand siecle, si poteva costatare già questo passaggio : non solo a Port Royal e nell'azione di Pierre de Berulle, ma in tanti salotti trasformati da tante donne (Madame Acarie non era la sola) in cenacoli di vita spirituale e ricerca intellettuale.

Nella prima metà del ventesimo secolo questa tendenza traspare con chiarezza, grazie alla testimonianza di una comunità di tre persone : Vera Umanschoff, Raissa e Jacques Maritain. Nella rivista Etudes, l'equivalente in Francia di ciò che è in Italia Civiltà cattolica, il gesuita Joseph de Tonquédec scriveva nel numero 3 del 1926 : " Maritain è un composto originale di intransigenza e di dolcezza, di intellettualismo sfavillante e di profondo misticismo. E' questo che affascina. (...)   Maritain ci appare oggi circondato da una costellazione di discepoli e di convertiti, alcuni dei quali venuti da molto lontano, dall'estrema sinistra delle sinistre, perchè non è uno di quelli che si ritagliano una proprietà privata nei terreni già conquistati dalla Chiesa, ma un missionario che avanza in un paese vergine. I suoi nemici più accaniti riconoscono, non senza dispetto, questo successo. "

Due decenni più tardi Jean Paul Sartre dirà che l'ascendente di Maritain sulla gioventù era  finito : ora l'attenzione è rivolta a lui e  Simone de Beauvoir; saranno loro per oltre un trentennio il punto di riferimento della gioventù francese.

Non si vive di rendita nè tantomeno di un mediocre conformismo : la fede va testimoniata con la passione di chi non teme di venire per questo ridicolizzato e tenuto ai margini del consesso sociale.

L'amicizia autentica dona spessore alla testimonianza. Ecco ciò che scriveva N. Berdiaev di  J. Maritain nella sua Autobiografia spirituale : " Gli piacevano i i Russi più dei Francesi. C'era in lui  qualche somiglianza con l'intellettuale russo e anche la sua casa era diversa da una comune casa francese. Era molto frequentata e si tenevano spesso riunioni le più disparate. All'inizio  alcuni di questi incontri mi fecero una cattiva impressione: mi sentivo soffocare in quell'atmosfera tomista. Ma Maritain in persona era affascinante. Non è un oratore e non sa per niente discutere :  è uno scrittore. Non ha una grande presenza di spirito nel  corso della discussione e la sua replica è solo pronta per il giorno dopo. ".  Non va dimenticato che Berdiaev ha scritto più libri sulla libertà,  e soprattutto che la libertà spirituale è la vocazione e la costante della sua vita; e tuttavia ha saputo riconoscere in Maritain una libera testimonianza dello spirito. Non si può mai staccare una testimonianza dall'amicizia. Non per niente il Signore Gesù ha  detto ai discepoli : Non vi chiamo più servi, ma amici". Da quel momento, l'amicizia ha il sapore dell'Agàpe : non è più soltanto umana, è umano-divina! 

                                            don Carmelo Guarini

mercoledì 22 ottobre 2025

L'esperienza dell'intelligenza

 Jacques Maritain scriveva nel 1914 un saggio     La  filosofia bergsoniana, dove si possono leggere questi pensieri : " Era l'epoca in cui molti giovani preti non avevano sulle labbra che il divenire e l'immanenza. (...)  Una generazione coraggiosa, intellettualmente sprovveduta e che si sentiva pesare addosso una catastrofe imminente,        cercava in fretta e furia nel pragmatismo un mezzo per riappropriarsi nel bene e nel male delle realtà della vita.  (...)  La salvezza e la verità si potevano trovare esclusivamente nell'azione. Il disprezzo dell'intelligenza era ritenuto l'inizio della saggezza. "

Nel suo saggio più letto, Il contadino della Garonna (anno 1966),   Jacques Maritain  accusava i seguaci di Teilhard de Chardin di inchinarsi al mondo invece di combatterne gli errori; metteva in guardia sulle possibili derive del Concilio Vaticano II,  ossia un ritorno del modernismo molto più pericoloso di quello che la Chiesa aveva dovuto affrontare agli inizi del secolo.

L'intelligenza ha bisogno di fare esperienza, ossia di mettere alla prova ogni aspetto della vita, senza trascurare il fatto che le emozioni potrebbero allontanare non solo dalla verità ma dall'essenziale della vita.

Nel dopo Concilio abbiamo assistito a varie crisi : invece della primavera annunciata, in verità troppo prematuramente, abbiamo assistito a cambiamenti radicali,  senza che ci rendessimo pienamente conto di ciò che stava succedendo. Il passaggio decisivo e più profondo da compiere era questo: non si poteva più rimanere in una fede professata dalla massa (la fede della nonna, che era stata sì vera fede, ma che non bastava più), occorreva ora una fede coltivata personalmente, con intelligenza e in relazione con persone che non si fermavano alle nozioni di fede ma prendevano sul serio il confronto tra  l'insegnamento della Chiesa e il pensiero del mondo moderno.

Non c'era soltanto da combattere la pigrizia e la mediocrità che si nascondeva dietro le parole facili; c'era bisogno di uscire dalla corrente e di compiere percorsi inusuali, di fare scelte di coraggio senza cedere alla delusione di ciò che accadeva intorno.

I maestri dovevano diventare testimoni, ma dai testimoni dovevano nascere nuovi maestri. I tempi nuovi avrebbero richiesto  maestri nuovi ; ma si è fatto troppo poco per coltivarli e metterli a servizio di un'intelligenza divenuta più esigente.

L'infatuazione per la scienza e per il benessere ha fatto credere che la vita fosse ora più facile : che la guerra e la fame nel mondo fossero state vinte, che la libertà di scelta rendesse la vita degli individui più inserita nella comunità. Nel corso degli anni abbiamo sperimentato l'opposto. Oggi vediamo addirittura che le parole vengono smentite dai fatti : chi ha il coraggio di dire la verità viene messo ai margini. Scopriamo un ritorno di violenza e di barbarie nelle relazioni di ogni giorno, e chi cerca di mediare tra due individui in lite rischia di morire. L'intelligenza è umiliata: sembrava che lasciata a se stessa avrebbe fatto cose grandi!  In realtà, l'intelligenza è come ogni altra realtà che l'uomo affronta : se la  si coltiva, porta frutto.

                              don Carmelo Guarini

La passione per la vita

 Se l'esistenza appare ingiusta, anzi se la stessa vita sembra sommersa dall'ingiustizia, che cosa rimane da fare, da dire, da pensare ? C'è un modo per vincere l'ingiustizia ?  Perchè nè la tradizione nè la rivoluzione sembra siano riuscite nell'inpresa di demolizione e di ricostruzione !

Se l'esistenza è ingiusta, se la vita non realizza le promesse fatte, solo un Dio potrebbe fare giustizia!

Ma Dio è troppo lontano dall'esistenza umana  e dalla storia. Perchè  non si riesce a vedere la sua azione trasformatrice ?

Eppure esiste una persona, più che un uomo, che ha fatto giustizia non calcolando ma donando. Ma in quest'uomo non viene riconosciuto Dio : il Dio lontano che si fatto vicino, adesso è divenuto  ancora più difficile da riconoscere. 

Se la  filosofia non deve diviene  esperienza di vita e di pensiero, non rivela nessuna verità. Se l'Io non diventa mendicante di verità, non potrà mai trovarla. Se non mi appassiono alla vita, non potrò mai trovare la convergenza tra la fede, la scienza, l'intelligenza. Il conformismo sociale, religioso, culturale non basta per fare esperienza di fede.   Appassionarsi alla ricerca di senso della vita e della morte : se non s'incontra un testimone o una comunità che testimonia, la ricerca finisce nella delusione.

La passione per la vita e per la morte costituiscono un'unica passione : è lo spirito che rivela il loro misterioso intrecciarsi.

Adottare i mezzi poveri come metodo di lotta per la giustizia,  significa riconoscere in coloro che hanno vissuto il Vangelo con passione   la vittoria sull'ingiustizia.

Adottare  la mitezza e la non violenza come mezzo per combattere la guerra, significa non solo parlare di pace, ma  testimoniare come si affrema la pace.

Adottare la relazione come  metodo d'incontro tra persone, significa trovare il proprio progetto di vita  in ciò che le persone mi donano o non mi donano. Posso scoprire la realizzazione o il fallimento di una vita o di un'esistenza, proprio nell'investimento del calcolo o del dono. Non che il calcolo sia da rigettare, ma esso dev'essere condotto sino all'incommensurabile :  soltanto allora si ritrova la passione per la vita. E la stessa morte non appare più come dualismo rispetto alla vita; l'esperienza di morire tante volte a tante cose e situazioni diviene esperienza della vita che non muore. 

                                           don Carmelo Guarini

lunedì 20 ottobre 2025

Ordine e disordine

 L'onda lunga della Modernità : l'antropologia è attratta, ancora oggi, più dalla cosmologia che dalla teologia, nel delineare i fattori che costituiscono l'ordine e il disordine. Ora si tratta di riconoscere una certa autonomia all'antropologia, alla cosmologia, alla teologia, senza escludere che si potrebbe trovare anche  una certa interdipendenza tra Dio, il mondo e l'umanità. 

I valori che la Modernità ha esibito sono : il dubbio, il progresso, la ragione e la nazione. Ma non ha negato in fondo il superamento del dubbio, le involuzioni che stroncano il progresso, la fiducia banalizzata  dalla ragione, e  la convivenza tra le nazioni resa impossibile dal sovranismo della nazione?  

Qual'è la ragione per la quale l'ordine prevale sul disordine? Questa è la domanda alla quale si deve rispondere. Il dubbio è un disordine; la fiducia mette ordine nella relazione. Il progresso, come aveva messo in rilievo Rousseau, non è lineare, anzi viene spesso neutralizzato dal regresso; ma non basterebbe il ritorno all'uomo selvaggio o di natura per stabilire un ordine. La ragione senza la fiducia nella relazione finisce con esaltare l'io, mentre distrugge la comunità. Infine la nazione rischia la chiusura invece di promuovere la cooperazione tra le nazioni.

L'ordine nasce dal disordine : ciò accade in ambito cosmologico, nell'evoluzione antropologica, nello sviluppo teologico.

Nella comparsa dell'universo, l'ordine si organizza grazie alle costanti cosmologiche : forza di gravità,  velocità della luce, quanto d'azione di Planck, zero assoluto .....  Si passa dal più semplice al più complesso : dalla materia inerte alla vita ....

Nell'evoluzione dell'universo, il neghentropico prevale sull'entropico. E' ciò che avviene anche nell'evoluzione dell'umanità : è vero che ai nostri giorni anche la morte della specie umana è resa possibile dalla bomba atomica e da tutte le altre armi di distruzione di massa, ma questa distruzione biologica rimanda allo sviluppo dello spirito. 

La domada chiave diventa questa :  cosa impedisce al disordine di distruggere l'ordine ?

        Il fatto che il disordine può essere misurato, mentre l'ordine dispone del calcolo incommensurabile (cosa che manca al disordine). Che cos'è il calcolo incommensurabile? E' il dono! Il disordine rimane nell'ambito del calcolo finito, della misurazione (si rimane al di sotto del punto critico). L'ordine si afferma grazie al superamento del punto critico : il dono è il calcolo incommensurabile. Il calcolo può sempre essere distrutto da un altro calcolo. La resurrezione è il dono che lo spirito fa alla morte biologica.  Il dono non può essere distrutto :  è neghentropico!

Qunado ci poniamo la domanda : la morte biologica fa ritornare l'essere umano nel nulla oppure lo fa salire ad un'esistenza superiore ?  La teologia afferma  che l'ordine è sempre salvato da un dono.  Il dono, calcolo incommensurabile,  vince sul calcolo finito  del disordine.

                               don Carmelo Guarini