sabato 30 agosto 2025

La creatività. 2

                                             Ai genitori   -  Ai catechisti  -  Al lavoro comune


Errori   da evitare :

1. Errore di calcolo: l'Io creatore di se stesso e del progetto, invece del lavoro sulla relazione.

2. Errore di dono :  quando lo si stacca dalla chiamata (vocazione) e lo si impegna nella  ricerca              dell'utile.

3. La falsa felicità : quando si separa la gioia dalla sofferenza.


La creatività da esercitare :

1.  La luce accompagnata dalla musica, come in questo versetto di un Cantico di Giovanni della               Croce                   

                                       En par de los levantes del aurora

                                        la musica callada

                                       ( Al lavarsi dell'aurora

                                          la musica silente )

Nella prigionia della notte ( il carcere di Toledo) Giovanni della Croce trova un movimento di libertà o una libertà di movimento : si può uscire dal dogma del pensiero e del fare storia condizionata con una poetica mistica.


2. Il difficile non è uscire dalla storia ma il rientrarvi senza tradire il lampo di luce  col linguaggio.

    In sant'Agostino il linguaggio mistico è espresso nell'incontro  tra il peccato e        la grazia.            "Felice colpa" : il peccato, da disgrazia è mutato in grazia.

    In san Giovanni della Croce  il linguaggio mistico è espresso nell'incontro tra la bellezza                  (situazione d'innocenza) e la sofferenza (situazione di dolore).

                                Il rischio e l'investimento non possono essere separati.

Più alta  la posta in gioco, più bisogna investire sul rischio.  Se s'investe tutto sulle sicurezze, bisognerebbe poi rispondere alla domanda : Tutto bene?

                                          don Carmelo Guarini



venerdì 29 agosto 2025

La creatività

                          La creatività  come il livello più alto dell'intelligenza.


                           1. Lotta alla rassegnazione, all'apatia.  Trovare una soluzione ad

                               ogni crisi.


                           2. Facendo domande, passare dallo scetticismo alla fede, quella che 

                               rispetta l'intelligenza dell'altro, non quella integralista.


                           3. La creatività come esperienza comunitaria, non solo individuale. 

                               L'approfondimento comunitario (nel confronto e nell'incontro) 

                                combatte la distrazione e la presunzione di sapere.

             

                (differente significato di : scio - sapio - comprehendo - cognosco -  cogito - intelligo )


                           4. La teoria è sempre accompagnata dall'esperienza. Lo si vede quando

                               si mette in relazione il talento con la vocazione.  Un esempio : Thomas Beckett

                                possedeva il talento dell'amicizia e della politica. Quando viene chiamato come

                               vescovo di Canterbury, mette in secondo piano la politica e l'amicizia; per

                               adempiere alla chiamata, dona la vita e viene ucciso nella sua cattedrale.  La

                               chiamata chiede e dona molto più del talento!

                                                    don Carmelo Guarini

giovedì 28 agosto 2025

Entanglement

 Intreccio.

Che intreccio si trova tra l'Uno e il Molteplice, tra la materia e l'energia, tra l'onda e il corpuscolo, tra l'Io e la comunità?


Una riflessione non da un punto di vista della fisica, ma della filosofia.



Merleau-Ponty aveva lasciato da giovane la comunità cristiana, e da adulto non ha voluto mai entrare nel Partito comunista. Cosa gli ha impedito di credere nella comunità e di svilupppare soltanto il proprio Io?  Sartre nell'orazione funebre "Merleau-Ponty vivo" ne dà un'interpretazione psicoanalitica. Ma non soddisfa. Bisognerebbe darne un'interpretazione sia esistenziale sia filosofica. Merleau-Ponty è stato un critico acutissimo del fenomeno : ha evidenziato tutto il calcolo messo in atto dal fenomeno.  Ha mostrato i calcoli della politica sia nel capitalismo borghese sia nel comunismo sovietico.  Ma dalla politica risale alla filosofia teoretica quando critica il cogito cartesiano come "pensiero di sorvolo".  Il fenomeno della fenomenologia non è più il fenomeno  di Kant e di Cartesio. Nella Quinta meditazione cartesiana (aveva letto le Meditazioni cartesiane di Husserl, pubblicate prima in Francia  e poi in  Germania), aveva letto che il rapporto non è più tra soggetto e oggetto, ma tra due soggetti.  L'intersoggettività introduceva un modo di conoscenza che rimetteva in gioco il calcolo e il dono. Il calcolo non è messo fuori gioco attraverso il pensiero meditante, come proponeva Heiddeger. Il calcolo viene rimesso in gioco grazie al dono, che non elimina il calcolo ma lo conduce sino all'estremo, ossia all'incommensurabile. Il che significa che c'è una gradazione del calcolo, una misurazione che giunge sino all'incommensurabile. Quì il percorso del  calcolo che  perviene al dono è  gnoseologico . Ma ontologicamente, il dono viene prima del calcolo, o meglio, il dono coincide dall'inizio con il calcolo incommensurabile. Il fenomeno, secondo la fenomenologia, nasce dall'incontro tra donatore e donatario. Non è oggetto, ma neppure soltanto soggetto. Il fenomeno è intersoggettivo, è intreccio di due soggetti. Quello che Merleau-Ponty non trovava nella comunità era proprio il fenomeno come dono del donatore al donatario, dell'Io al Tu. Il  Noi nasce da un incontro tra due  soggetti finiti, ma che trovano il legame nel dono, il calcolo incommensurabile. Se la misura prende il sopravvento sull'incommensurabile, non ci sarà mai comunità. Questo percorso del movimento fenomenologico Merelau-Ponty voleva ricercarlo anche nella relazione tra visibile e invisibile. La sua ultima ricerca, e il libro rimasto incompiuto, avrebbe voluto fondare nel dono (calcolo incommensurabile) il rapporto tra Uno e Molteplice. Il visibile che appare è il molteplice. L'uno che non appare va reso visibile nel molteplice. Non esiste il Molteplice senza l'Uno, ma anche non esiste l'Uno senza il Molteplice.

Il primo mistero della fede cristiana trova il fondamento non solo teologico  ma anche filosofico nell'intreccio che l'Uno intrattiene col Molteplice : questo può essere il significato del Dio Uno e Trino, che rimane mistero, ma che può essere compreso nel fenomeno della comunità, nella quale i vari Io sperimentano l'uno nella comunione.

L'intreccio tra prassi (azione) e teoria (simbolo) Surin lo vedeva nella teologia mistica, "scienza sperimentale della follia", come lui la diceva. Il fatto è che "La ragione, privata dell'esperienza, si trova di fronte all'esperienza privata di ragione". Si potrebbe parafrasare : La ragione, privata della fede, si trova di fronte alla fede privata di ragione". In questo c'è il dramma della Modernità europea e del cristianesimo europeo: la sola ragione può risultare nociva per la fede, come la sola fede per la ragione.

                                                 don Carmelo Guarini


mercoledì 27 agosto 2025

Coltivare i legami

Coltivare i legami è l'opposto della competizione estrema tra gli Io. L'attenzione si sposta dall'Ego alla relazione. E questa s'affida più al credere che al vedere.


Nicola da Cusa nel De Icona scriveva : " Se non credi nell'altro,  non potrai  capire che è possibile." Il credere precede e supera ogni vedere :      è questo che il folle (l'idiota) insegna al filosofo.         E' considerato follia "il credere più che il vedere". In realtà il credere è un vedere raddoppiato : vede l'esterno e l'interno (che non è certo la parte più irrilevante). 


Così, nel coltivare legami vale : il dire e il non dire, il fare e il non fare. Alla competizione estrema che suscita ansia e solitudine, l'esercizio del fare viene prima del dire; e il non dire e non fare vengono prima del dire e del fare. L'ascolto viene prima del dire, e l'inattività vede più in profondità  dell'attivismo e della iperattività. Si tratta di  recuperare ciò che è andato perduto : il legame di amicizia non impone all'altro un progetto e un percorso, ma vuole comprendere la sua vocazione per rispettarne la realizzazione.


"Chi vuol salvare la propria vita,  la perde; e chi la perde, guadagna la vita eterna."

Al di là dell'affermazione dell'Io, al di là della perdita e del guadagno (che sarebbe ancora rimanere nel paradigma del calcolo), ciò che conta per sè come per l'altro è rispondere alla chiamata del donare la vita. Questo è il riferimento più alto e più concreto del creare e coltivare legami. Tutto il resto può riuscire o non riuscire;  può esserci un risultato o meno. Ma per spezzare la corsa alla competitività estrema, e per coltivare legami che siano in grado di raggiungere obiettivi comuni, niente è più efficace del dare la vita. Il dono gratuito è già una ricompensa di vita piena. Dopo di ciò, il lasciar fare ad altri è meglio che il fare, come il lasciar dire (l'ascolto) è meglio del dire. 


                                   don Carmelo Guarini

Parlando apertamente

 Ogni tanto è bene tornare alla realtà, a quel che succede, perchè non si pensi che fare cultura sia un modo per schivare i problemi reali. 

Quando l'omerta è divenuta un condizionamento sociale, un modo generalizzato per coprire quello che fa vergogna e non si ama sentire, è chiaro che si è messa da parte l' educazione  e la correzione.  Anzi, si trova anche la giustificazione alla propria pigrizia e all'apatia, dicendo  : i ragazzi ormai si educano da soli, non hanno bisogno nè di guida, nè di confronto.


Si nasconde la realtà : droga e alcool già a 12 anni, tutta la notte fuori casa già a 13 - 14 anni, per imparare cosa? Bullismo e violenza!


Non dico che tutto è fuori controllo. Che è un metodo superato il fuori controllo! Dico che mancano: l'interessamento a ciò che i ragazzi vivono, l'ascolto di ciò che succede .... Dico che lasciare la formazione allo smartphone e ai social accresce la solitudine e la violenza. Non c'è più racconti di vita che costruiscano le relazioni. Non ci sono più incontri veri.


Mancano : il rischio del nuovo e l'investimento nella relazione. Si vive di rendita : si continuano a fare cose del passato, ma senza convinzione, senza investire in crescita personale e comunitaria.


La prima cosa da fare sarebbe di parlare apertamente di ciò che succede. Senza la paura di ciò che potrà venir fuori. Con la fiducia che ci sarà un guadagno per ogni persona, per ogni famiglia e per la comunità. Che tornerà dal momento che non c'è più. La prima cosa da fare è non nascondersi dietro l'omertà (farsi i fatti propri), perchè ciò che succede è affare di tutti. La prima cosa da fare è riscoprire ciò che è bene e ciò che è male, perchè il bene fa bene a tutti, mentre il male non fa solo male ad un altro ma anzittutto a colui o colei che lo compie.

E non lamentarti se il male che hai fatto ti ritorna addosso, come un boomerang : se lo hai voluto, non lamentarti. Cerca di correggerti e di correggerlo a cominciare dalle persone a te più vicine.

                                       don  Carmelo Guarini


sabato 23 agosto 2025

Dal potere all'amore

 La crisi della Chiesa evidenzia una destabilizzazione : il passaggio dal potere all'amore. Tuttavia ciò che potrebbe sembrare una fine, in realtà annunzia un nuovo inizio, anzi un ritorno alle origini del cristianesimo. Quello che Gesù porta è il passaggio essenziale dello sguardo di Dio e su Dio : dall'onnipotenza del potere              (quello che s'afferma con la forza, la ricchezza, ...) all'onnipotenza dell' amore ( la povertà, l'abbassarsi sino al non contare  niente, ...).


Nicola Cusano nel Complementum theologicum del De Icona forniva un distinzione essenziale tra il discorso e l'esperienza : "Le cose teologiche le si vedrà meglio con l'occhio dello spirito piuttosto che espresse con le parole.". 


Il discorso (il Logos) ha capacità di convincere o di suscitare la fede-fiducia se è accompagnato dalle opere. Se Gesù avesse raccontato soltanto parabole per parlare della vita divina, e non avesse accompagnato quel discorso con l'azione (non solo le guarigioni fisiche, ma anche quelle psichiche e spirituali, come il perdono al peccatore o la guarigione di un posseduto), non avrebbe operato quel passaggio fondamentale dall'onnipotenza del potere all'onnipotenza dell'amore.


Una discontinuità entra nella storia dell'umanità: il donare è più del possedere, il servizio è più del potere, la povertà è più della ricchezza, la relazione reciproca rompe la solitudine dell'Io.


Se la Chiesa, nel corso dei secoli, ha creduto più nella ricchezza che nella povertà, più nella guerra che nella pace, più nel successo che nella Croce, ha iniziato in questo modo un processo di auto-annientamento. La teologia cristiana  non potrà dire niente di rilevante se non vive quello che i Vangeli hanno trasmesso come il comandamento nuovo di Gesù, l'amore reciproco. Non sarà l'opera di un individuo a creare la svolta alla crisi. La svolta potrà venire soltanto dalla relazione, da un'azione comunitaria capace di superare ogni controversia e conflitto perchè mette in primo piano l'amore alla persona, ad ogni persona.  Le parole non potranno trasmettere una vita dello spirito se non sono accompagnate da un'esperienza di Vangelo. "La fede senza le opere è morta.", dice san Giacomo.

                                         don Carmelo Guarini

Eventi irrilevanti

 Gli eventi non producono trasformazione se omologati all'individualismo di massa. L'evento che non punta alla relazione e all'incontro autentico con la persona altrui è drogato di individualismo.


Gli eventi irrilevanti sono quelli che trascurano il processo di epigenesi, ossia di differenziazione : l'informazione, che dovrebbe transitare dall'interno all'esterno e dall'esterno all'interno,  rimane fuori del circuito della comunicazione. Come se i biofotoni, che dovrebbero emettere la luce prodotta dalle cellule dell'organismo, fossero spenti.


Gli eventi producono entropia invece di espandere l'interno all'esterno quando sono egocentrici, individualisti, incapaci di porre la persona di fronte al  credere.  La trasformazione viene percepita come moralistica, quando dovrebbe essere  creduta e vissuta come una crescita per la persona.


Va inteso bene quel detto sintetico ed efficace di Wittgenstein "Non pensare, guarda". Di quale vedere si tratta, se induce l'osservatore al giudizio, e se l'osservatore diventa a sua volta osservato? L'osservatore che giudica, ed è a sua volta giudicato, in realtà non guarda se non l'apparenza, non vede che l'esterno, non coglie l'interiore.  Se guardi con tutta l'attenzione, cogli il fenomeno che cambia : il credere. 


Soltanto la fede nell'altro suscita la relazione autentica : lo sguardo che viene compreso diviene a sua volta capace di comprendere anzitutto se stesso.


Il versetto di un cantico spirituale di J. J. Surin rende in poesia il percorso dello sguardo:

                                                                               la folie

                         De ce Jésus qui sur la coix un jour

                         Pour son plaisir perdit honneur et vie

(traduzione) :                                                         la follia

                         Di Gesù che un giorno sulla croce

                         Per suo diletto perse onore e vita

Lo sguardo trasformativo, quello che parte dall'interno e giunge all'esterno, è un atto di fede e d'amore : non si pone l'obiettivo di trasformare, ma lasciando all'altro di essere quello che desidera, attiva  il desiderio del guadagno che supera la perdita  L'evento che vuole apparire come rilevante, in realtà attiva soltanto un processo di prestazione individuale: invece di promuovere l'autentica stima di sè, la omologa al narcisismo della massa.

                          don Carmelo Guarini